martedì 13 novembre 2012

Si può, si deve!


                                                                
  


   Albeggiava, s'era incamminata ancor con quegli sprazzi lunari che lasciavano il posto ad un nuovo giorno; l'aurora in quella zona aveva un fascino sempre nuovo: il fascino della malinconia, della dolcezza, della perpetuazione della vita. Entrò in auto, la piccola campagnola dalle ruote motrici adatte al luogo era sempre in attesa. Partì ad una velocità moderata, accese la radio e si sintonizzò sulla frequenza preferita. Le giunsero le note di Chopin, il suo autore classico preferito, il "Notturno" era dolce e inebriante, proprio quello che le serviva per lenire il suo cuore ancora lacerato dal dolore. Non sapeva ancora cosa l'aspettasse, era sempre così quando s'avviava ad un'ora inconsueta. Era a disposizione, reperibilità assoluta: l'aveva chiesta lei, nel nuovo alloggio nulla la tratteneva, niente vincoli familiari, sola con se stessa e la sua umanità. Ed era quella che le dava la forza per la sopravvivenza, era come una linfa che le consentiva di continuare la sua amara esistenza, diversamente non sarebbe più risalita dal baratro della disperazione.
   Aveva scambiato il turno con una collega, sarebbe toccato a lei fare il turno di notte in ospedale ma il bambino dell'amica era ammalato, febbre alta per via della bronchite, e lei, Giovanna, si era offerta di prendere servizio al posto suo.
   "Non pensarci, per me non è un problema, sai che Ugo è comprensivo. Ceneranno senza di me, il maritino e le mie due bambine, dopo vedranno un bel DVD e andranno a letto, quando si sveglieranno io sarò con loro."
   Durante la notte era scoppiato un temporale, mai s'era vista scendere tanta acqua dal cielo, Giovanna ne sentiva lo scrosciare, un vero putiferio. Pensò con dolcezza alle sue bambine avvolte nel piumone, la grande era da un passo per diventare donna: le si era gonfiato il seno ed era comparsa la peluria sul pube. Aveva notato il suo imbarazzo quando l'aiutava a farsi il bagno e non solo: l'aveva colta mentre si provava un reggiseno.
   'Crescono in fretta.' si disse 'Magari fra un po' mi presenta anche il fidanzato e sicuramente deciderà di truccarsi, poi mi chiederà il permesso per andare in discoteca. Dovrò sbrigarmela io. Ugo è troppo permissivo e tenero, non riesce a dire di no alle figlie e neanche a me. Che perla di marito, non mi posso lamentare, un gran onesto lavoratore e un uomo sempre innamorato.'
   Durante la notte quando era in ospedale come medico internista, se l'atmosfera era tranquilla, Giovanna finiva per pensare alla sua vita privata e i suoi pensieri erano sempre benevoli: aveva una bella famiglia unita e solidale, una vera rarità. Finì per addormentarsi con lo scroscio della pioggia, si svegliò che il chiarore invadeva la cameretta. Faceva giorno prima: erano in primavera inoltrata, la stagione del risveglio della natura ma anche delle piogge. Non vedeva l'ora di tornare a casa, si era ricordata che avrebbe dovuto accompagnare la più grande delle figlie a scegliersi un nuovo pantalone, lo desiderava aderente di quelli tanto di moda da indossare con gli stivaletti alla caviglia, c'era la festa di compleanno della sua migliore amica.  
   "Signora, " le disse il vigile urbano "deve percorrere questa deviazione, c'è stata una frana." Più avanzava e più si rendeva conto che era successo un disastro: la zona era allagata e si notavano detriti e grossi massi come se pezzi di collina fossero scesi a valle; giunse in un punto in cui fu costretta a lasciare l'auto e s'incamminò a piedi. Mentre avanzava con ansia crescente, cercava fra la gente i volti comuni, quelli della sua cittadina; nulla: non vi era una faccia amica, solo una gran confusione, mezzi di soccorso e operatori della protezione civile. Non riusciva ad avvicinare nessuno, erano tutti frenetici, sfuggevoli e molto affaccendati. Giovanna desiderava giungere quanto prima alla sua abitazione, una casetta a due piani con il tetto rosso.  Era una delizia collocata in uno scenario paesaggistico invidiabile e la casa era ai piedi della collina, non proprio sotto, ma guardando dall'altra parte sembrava che la lussureggiante vegetazione facesse da mantello alla villetta indipendente. Restò senza fiato, impietrita e non ancora cosciente, le sembrava di vivere un incubo: la sua casa era davanti a lei piegata di fianco, solo macerie e nient'altro. Non le pareva vero, tutto le turbinava, immagini, suoni soffocati e quel silenzio sinistro; le giunsero delle voci ovattate che commentavano la notizia, sentì che avevano individuato i corpi dei suoi cari. Si buttò per terra, in mezzo al fango, e urlò un "No" così disperato e fragoroso che fece eco nel silenzio del disastro, dopo s'accasciò nella melma, si risvegliò in un letto d'ospedale.
   Visse lontana dal mondo per un lungo periodo, in quell'ospedale la tennero in cura e le assegnarono una piccola stanzetta che divideva con il medico di turno, era la stessa che le toccava quando la sua vita era normale ed esercitava la professione.
   "Basta!" Che noia questo film, non potevi scegliere un altro DVD? Siamo già afflitti dai nostri problemi, dobbiamo farci carico di quelli del regista e dello sceneggiatore; perché per me chi scrive storie così e le mette in scena non è tanto normale."
   "Ma, Carlo!" esclamò la donna "Il film, come un buon libro, manda un messaggio, sta a noi coglierlo per riflettere e migliorare le cose. Vedi per quanto riguarda il film che tratta una storia vera, io penso che quel disastro non sarebbe accaduto se la collina non fosse stata vittima della costruzione selvaggia degli anni settanta, il disboscamento lascia via libera alle frane. Spero che quella dottoressa abbia ripreso a vivere.”
   Giovanna entrò in ospedale, non era più il suo, quello del paese: dopo la sua ripresa interiore s'era trasferita in Africa e faceva parte dell'organizzazione Medici senza Frontiere. Aveva dato il suo manoscritto, riguardante la storia della sua vita, a un aspirante regista che aveva realizzato il film inserendo scene vere che lui stesso aveva fotografato: anche la sua famiglia era stata portata via dalla frana. Egli era un volontario che  combatteva, come lei, contro la disperazione e il dolore della vita sconvolta dall'alluvione. Entrambi avevano preso la destinazione Africa per mettersi al servizio dei bambini africani affetti da infezioni gastro-intestinali causate dalla mancanza d’acqua, servizi igienici e ripari. In quel clima ove si combatte per la sopravvivenza al limite dell’impossibile, le azioni umanitarie ridanno speranza alla popolazione del luogo e i medici impegnati nell’assistenza lasciano alle spalle il loro vissuto, per donarsi totalmente a chi vive in condizioni lontane dal nostro immaginario.
   Il mantello paesaggistico delle loro radici era solo un ricordo per Giovanna e il nuovo amico, ora le distese del territorio africano, che si tingeva della luminosità del cielo, accompagnavano la loro umanità, unico scopo della nuova vita.

20 commenti:

  1. Purtroppo la vita ci pone di fronte a situazioni disastrose e disarmanti a cui l'essere umano non può fare nulla....Solo il tempo può alleggerire i lutti e le ferite.

    Complimenti Annamaria, un tema che purtroppo riguarda i nostri giorni... lutti, disastri, desolazioni.

    Che tristezza.
    1 abbraccio ♥ vany

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, cara Vany, per l'apprezzamento al mio scritto. Sai quando ho cominciato a scrivere questa storia non c'era ancora il maltempo in Toscana, in Umbria e nel Lazio; le ultime notizie sono veramente drammatiche e tutte le volte ci interroghiamo sui risvolti negativi delle piogge. Il fatto è che l'incuria e le costruzioni selvagge determinano queste situazioni e la gente muore, si dispera, perde tutto; quando sento allerta meteo, comincio a preoccuparmi per chi vive in quei posti a ridosso delle colline, o in prossimità dei fiumi.
      Ciao, cara.
      un abbraccio.
      annamaria

      Elimina
  2. Come sempre nei tuoi racconti i temi si susseguono e si intrecciano in una sapiente ipnotica coreografia: a volte leggendoti ci si chiede quanto ci sia di voluto, di studiato, di inseguito con ostinazione, e quanto di istintivo, quasi inconsapevole. Non tentare una risposta, ovviamente era una domanda retorica e nessun lettore vorrebbe realmente avere le percentuali di quella che è l'ispirazione e di quella che ironicamente Ernest Hemingway chiamava "traspirazione", ma forse neanche lo scrittore stesso lo può o lo vuole sapere.

    A proposito di un tuo recentissimo racconto parlavo dell'effetto-sorpresa che spinge il lettore a tornare indietro di qualche riga per vedere se ha capito bene.

    Qui mi ha colpito come la natura resti costantemente sullo sfondo slittando fra connotazioni diversissime: dapprima una natura complice, accogliente, lo sfondo rassicurante delle emozioni umane in un'alba magica che sembra preludere a chissà quali mirabilie al definitivo sorgere del sole; poi quella pioggia, all'inizio quasi romantica ("Senti che fuori piove, senti che bel rumore" pensa la Sally di Vasco Rossi ma mi sono sempre chiesto quali sarebbero le reazioni di un camionista che sentisse questa canzone all'autoradio mentre percorre la parte in collina della Salerno-Reggio Calabria sotto una grandine sferzante nella traditrice nebbia della Sila magari già con due ore di ritardo sulla tabella di marcia) e poi di colpo vendicatrice e spietata: la dea Hydra che accompagna l'uomo in tutta la sua vita, e lo compone per oltre la metà, che può essere un amniotico contenitore che allevia tutte le paure o un'ondata colossale di tsunami o, ancora più subdola, quella pioggia che sgretola i dirupi e spezza le montagne.

    Per concludere con la visione quasi onirica di un'Africa dove la dimensione selvaggia della Natura non è qualcosa di inatteso ma è la quotidianità. Una fuga catartica dal mondo civilizzato cui la Natura può riservare solo brutte sorprese e maligni dispetti alla Madre Africa culla del genere umano che sa ancora parlare con gli elementi e preservarsi dai disastri della civiltà.

    Come sempre, nei tuoi scritti, è appassionante seguire il non detto, l'evocato, l'allusivo e l'implicito.

    Ed è una gioia quasi fisica gettarsi nel commento.

    Buona vita.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ed è una gioia per me leggerti, caro Luca: ogni volta il tuo commento è un arricchimento al mio scritto.
      Io scrivo per istinto, comincio a pensare ad una storia oppure metto giù una frase e le parole prendono vita: di solito i miei racconti non sono costruiti nella mente. Ovvio che m'influenzano anche i fatti di cronaca o avvenimenti ascoltati, o recessi della memoria, il tutto condito dai miei punti di vista: la penna è mia e cerco anche di trasmettere un messaggio, un monito, sta al lettore coglierlo. Tu hai compreso perfettamente ed io ti ringrazio per aver definito appassionante la lettura dei miei racconti. Troppo buono.
      Buona vita anche a te, di vero cuore.
      un bacione
      annamaria

      Elimina
  3. sono convinto che l'incuria abbia grosse responsabilità, così come l'edilizia incontrollata di certi periodi particolarmente caratterizzati da un miope lassismo. Tuttavia credo che non sarà sufficiente tenere puliti i corsi d'acqua, ecc. ecc. Come ha detto un esperto a Striscia, bisognerebbe avere il coraggio di evacuare diversi paesi a rischio, pure con urgenza, individuare aeree dove costruire centri urbani ecosostenibili e radere al suolo le "mine" disseminate sul territorio. Sono cambiati anche i fenomeni atmosferici, hanno da tempo assunto potenzialità tropicali, un fiumiciattolo, per quanto pulito, non riuscirebbe comunque a convogliare una portata d'acqua straordinaria.

    permettimi una nota simpaticamente dissacrante, lo sai che è nelle mie corde, una dottoressa che perde la famiglia per un eccesso d'acqua si mette a curare i bambini malati per scarsità d'acqua, io penso la cosa sia frutto di una tua emotiva immedesimazione, anche inconscia.

    un caro saluto

    TADS

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro amico l'incuria ha fatto e continua a fare disastri, ma dobbiamo difenderci anche dai fenomeni atmosferici tropicali, tipo la bomba d'acqua dal cielo, cascate d'acqua a velocità supersonica, ecco perchè dobbiamo rispettare la natura e non costruire sotto i monti, a ridosso dei fiumi e così via. Il problema è vasto ed è sempre l'uomo che è disattento e volutamente superficiale.
      Ho scritto questo racconto di getto, ispirandomi agli accadimenti quotidiani, ma l'ho scritto prima di quest'alluvione, per quanto riguarda la dottoressa che cura i bambini malati per mancanza d'acqua, potrebbe sembrare un paradosso, ma è frutto di un'umanità catartica nata dal grande dolore.
      Grazie, buon fine settimana.
      affettuosità
      annamaria

      Elimina
  4. Risposte
    1. Grazie infinite, un saluto.
      annamaria

      Elimina
  5. La coincidenza con il recente disastro nelle regioni centrali è molto toccante. Concordo con l'idea che dare aiuto a chi sta peggio di noi può aiutare a risollevarsi anche da un dolore devastante come quello che hai narrato con tanta sensibilità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille nuova amica. Vedo che hai colto il mio messaggio, il prodigarsi per gli altri che sono al limite dell' impossibile, aiuta a sopravvivere.

      Buon fine settimana,
      un bacione.
      annamaria

      Elimina
  6. La civiltà ha rovinato la natura destabilizzandola: temo di non dire nulla di nuovo con ciò. E però certi disastri sono talvolta inevitabili, anche se si prendono tutte le contromisure possibili per evitare delle tragedie. Accadeva ieri, accadrà ancora che la natura si rivolti in maniera imprevedibile; e, di certo, la sua imprevidibilità sarà tanto più grande quanto più sarà brutale l'impatto dell'uomo sull'ordine naturale dell'ecosistema. Il solo modo per limitare i danni e di non provocare 'danni' all'ecosistema: ma questo l'uomo non l'ha ancora imparato. Per colpa dell'uomo molte specie animali sono estinte da secoli. Il paesaggio geografico è stato piegato a logiche di urbanizzazione, che hanno cambiato radicalmente l'assetto degli ecosistemi. Per dire tutto il male che l'uomo ha operato contro la natura ci vorrebbero almeno dieci enciclopedie e non basterebbero.

    Un bel racconto che invita a riflettere, cara Annamaria.

    A te l'augurio di un felice week end. E un forte abbraccio

    beppe

    RispondiElimina
    Risposte
    1. L'uomo compie conquiste e inizialmente non sa a quali disastri andrà incontro. E' vero l'ecosistema è stato alterato da tali conquiste, ora l'uomo ne è consapevole e cerca di porvi rimedio. Ma l'uomo è un grande opportunista e cerca di arraffare quanto più può, ecco le costruzioni selvagge e anche case costruite non a norma, poi il disboscamento. Auguriamoci che in futuro tutto ciò sia stato superato e si siano messe in sicurezza le case e monitorati i corsi d'acqua, solo così potremo difenderci dalle così dette "Bombe d'Acqua".
      Ti ringrazio e ti auguro un buon inizio settimana.
      un abbraccio
      annamaria

      Elimina
  7. Tremendo il contrasto fra i pensieri della vita quotidiana che procede con i suoi ritmi e la sua "normalità" e il successivo risveglio in una nuova, irriconoscibile realtà di dolore e devastazione dove di normale non c'è più nulla, solo morte e macerie... la vita può cambiare in un istante...
    un racconto molto efficace cara Annamaria...
    ti abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, cara Maria, per il tuo giudizio.
      E' proprio così la nostra vita è legata ad un filo sottile che può spezzarsi, le famose eventualità che non possiamo prevenire, ma possiamo essere prudenti e non adagiarci nella superficialità.
      Ti auguro un buon inizio settimana.
      con affetto
      annamaria

      Elimina
  8. Cara Annamaria, un racconto molto bello e attuale che nasce da ciò che l'incuria dell'uomo provoca: tragedie, dolori, cataclismi che si sarebbero potuti evitare.
    Ma, come quasi sempre, alla fine riesci a trovare un barlume di luce... una nuova vita, dedicata a chi soffre.
    Un caro abbraccio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, cara Ale, per aver apprezzato quella luce che io coltivo come una speranza per un futuro diverso: dai dolori dovrebbero nascere le consapevolezze.
      Ricambio affettuosamente.
      annamaria

      Elimina
  9. Anche il dolore è un grande medico che ci risana dall'egoismo e ci fa scoprire nuovi orizzonti e tanta più coscienza e compassione verso gli altri. Tuttavia è dovere dell'uomo evitare la sofferenza il più ed il meglio possibile sia in se stesso che negli altri, per il resto tutto può avvenire: terremoti, maremoti, colline che cadono, L'Aquila, Messina: tutto. E purtroppo molto spesso la colpa è anche dell'uomo, che costruisce senza fondamenta sicure e innalza castelli di sabbia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' dovere dell'uomo, giusto, cara Mimma. L'uomo è disattento e crede di poter vivere secondo il suo credo, ma il dolore aiuta alla comprensione.
      Buona giornata, un affettuoso saluto.
      annamaria

      Elimina
  10. E' terribile come può cambiare tutto in un attimo..le colpe di di ..di cosa...perchè
    Un finale aperto alla rinascita è una luce di salvezza...^^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un finale aperto alla speranza, è sempre quello che cerco fra le nuvole della nostra esistenza, cara Carla: la speranza porta alla rinascita.
      Ti auguro una bella giornata.
      un bacione
      annamaria

      Elimina