Non riusciva a sentirsi in pace: tutto la infastidiva e non le andava bene, covava dentro di sé sempre un'inquietudine che a stento soffocava. Doris amava il protagonismo, non quello eclatante: era una persona timida in fin dei conti. Però le piaceva essere elogiata senza apparire, una sorta di gratificazione velata che le piaceva leggere negli sguardi e nei commenti positivi a lei rivolti. Mai avrebbe svolto una professione di pubblico dominio: vedersi e ascoltarsi la metteva a disagio e le faceva cogliere tutti gli aspetti negativi di sé che invece doveva risultare perfetta proprio per sentirsi al di sopra delle parti; infatti, i giudizi altrui la preoccupavano, essere sotto esame la turbava. Una serie di elucubrazioni la mandavano in tilt e cercava di mascherare ogni cosa; come era difficile l'esistenza per lei, difficile in seguito ai suoi arrovellamenti: se non fosse stata sempre esaltata dai suoi come una personcina speciale, sicuramente non avrebbe desiderato di essere giudicata la migliore. Nessuno s'accorgeva del suo malessere e del fatto che soffriva di mania di protagonismo, i più la ritenevano una donna modesta sempre al servizio degli altri: dispensava buoni consigli e si prodigava nell'ascolto e nell'accomodamento delle situazioni. Pareva quasi che lei fosse la mediatrice dei rapporti umani e che il suo ruolo fosse quasi una missione, mentre lei tacitamente godeva a sentirsi elogiata, ecco perché cercava soluzioni, lo faceva per il gusto di ricevere quegli encomi sottili che la inorgoglivano e le donavano il sapore della magnificenza personale. Senza farsi intendere faceva in modo che denigrassero il comportamento della tal persona, mettendo in buona luce il suo operato. Ma non lo faceva apertamente: aveva una tecnica speciale, sferrava l'attacco e poi si ritraeva fingendo di ricordare che forse lei in tale situazione era stata più accorta e paziente. Una sorta di missionaria che traeva vigore proprio dalla riconoscenza che leggeva negli occhi della gente, mentre a lei non importava, poi, molto se andava a buon fine il suo intervento; ciò che le premeva era solo la sua gratificazione e sentirsi dire: "Quanto sei buona e brava!"
Curava il suo aspetto nei minimi dettagli e nessuno la sorprendeva con un capello fuori posto, era come un manichino sempre parato per l'esposizione e la sua immagine si nutriva, infatti, di quegli sguardi colmi d'ammirazione. Ma lei sapeva di non meritare eccessivi elogi, eppure faceva in modo che glieli tributassero: nascondeva abilmente le sue imperfezioni con una cura paziente e costante. Tutto doveva ruotare intorno a lei, in maniera tale da renderla migliore agli occhi della gente, così come lo era stata per i suoi che mettevano in ombra sua sorella per esaltare lei e solo lei. Quella condizione, comunque, non la rendeva felice: il dover recitare sempre la stessa parte, non la rilassava, ecco perché provava inquietudine.
Come può essere determinante il ruolo dei genitori: sono essi che plasmano e marchiano il futuro individuo. L'eccessiva esaltazione del proprio figlio non giova al figlio stesso che sarà in lotta perenne con se stesso: il protagonismo ed egocentrismo sono ruoli che annullano la spontaneità e semplicità d'animo!
Lui non esaltò il suo comportamento: la considerò per quello che era, una donna con i suoi difetti e imperfezioni. Lui s'innamorò di lei per la sua anima e non certo per le opere missionarie che tra l'altro non rilevava: secondo lui tanti esseri umani erano simili a lei, ma non per questo erano da considerarsi speciali. Ognuno fa ciò che più gli aggrada, questo lui diceva, per cui meno protagonismo o esemplarità. Lui cominciò a far franare le sue certezze e Doris smise di sentirsi unica, smise di dover dimostrare d'essere accomodante e comprensiva, fu se stessa come non lo era mai stata. Inizialmente ne soffrì, poi imparò a guadagnarsi la stima in maniera differente, con autenticità che le veniva dal cuore. Più lui la sminuiva e coglieva difetti, più lei s'impegnava a correggersi; ciò che contava ora per lei era l'amore del suo uomo, imparò a non dover sempre attendere riconoscimenti ed elogi, finalmente crebbe interiormente e divenne adulta. Allora le tornarono in mente le parole della sua insegnante di francese che un giorno la prese in disparte e le disse: "Ricordati che la vita non riserva solo gratificazioni, la vita è fatta anche di rifiuti e di lotte. Ora va tutto bene, ma quando ti chiuderanno le porte in faccia dovrai essere pronta a combattere, per non subire delusioni."
