martedì 18 settembre 2018

La vera libertà è solitudine?


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    Soffermarsi su questo interrogativo e cominciare a trarre delle conclusioni che potrebbero essere personali e completamente contrarie alle altre, ma questo è il bello della libertà di pensiero. Oramai gli  avvenimenti che ci riguardano  direttamente e indirettamente sono spesso cruenti, terroristici e affidati alle improvvise calamità naturali o innaturali procurate dall'accidia umana. Viviamo la vita con apprensione e pur credendo di aver conquistato uno straccio di libertà, perché siamo in un paese democratico e il diritto alla libertà dovrebbe essere una prerogativa imprescindibile,  non siamo veramente liberi di vivere sino in fondo la nostra libertà.
   Credo che in un paese come il nostro, sotto molti aspetti ancora esista la libertà e se non trascendiamo in accuse diffamatorie e offensive, se non fomentiamo le folli trasmettendo distruttivi ideali, se non lediamo l’opinione pubblica con atti illegali, la libertà dovrebbe appartenerci. Ma fino a che punto?
   Siamo forse liberi di agire, di progettare, di sognare, di condurre una vita secondo la nostra logica? Nulla è scontato e quand’anche fossimo morigerati e pienamente ligi al dovere e alla legalità, potrebbe all’improvviso accadere l'irreparabile che non abbiamo cercato e che verrebbe a sopprimerci la libertà. Forse mi sto allontanando dalla domanda iniziale, cerco d’introdurre il discorso in senso lato, anche perché l’argomento è molto più ampio e a quella libertà completa, quand’anche fosse così, appongo un altro interrogativo: “La vera libertà è solitudine?”
   Ecco partendo dal presupposto che l’uomo agogna la sospirata libertà in tutte le sue forme, se volesse essere totalmente libero, dovrebbe rifiutare tutte le burocrazie, le leggi della sua terra e fare armi e bagagli e trasferirsi in un’isola deserta, niente leggi, niente canoni imposti e vita spartana. Ma anche in quel caso non sarebbe totalmente libero, andrebbe incontro alle avversità del luogo, dovrebbe combattere contro la precarietà: mancando le istituzioni, sarebbe esposto a una vita che non gli garantisce le certezze del progresso e della tecnologia che per quanto ci infastidiscano, ci concedono quei vantaggi che fanno parte del nostro vissuto, al quale ci siamo abituati per gradi.
    La domanda è: “Potremmo dare un taglio netto ai benefici del vivere odierno?” Non saremmo forse esposti alle insidie  e agli imprevisti della natura? Di rimando ci verrebbe da dire che quelle insidie, quelle fatalità accadono anche in casa nostra. Un alluvione e le case si coprono di fango, sopraggiunge una calamità e le case si sgretolano come sabbia, giunge uno sconosciuto male intenzionato e ci sopprime o ci toglie ciò per il quale abbiamo lottato! Certamente ma … tutto questo potrebbe capitarci anche nel luogo sperduto e per di più dovremmo combattere contro gli assalti di forze selvagge della natura e sarebbe una lotta continua per la sopravvivenza.
    Comunque esiste una libertà diversa dal concetto poc’anzi espresso, quella è un’indipendenza dalla propria società, un allontanamento radicale che stravolge la propria vita, parliamo invece della libertà di coltivare le passioni, di compattarsi a tal punto con esse da rinnegare tutte le forme del vivere quotidiano. Il pittore trasferisce le sue emozioni sulla tela, più sarà solo con se stesso e maggiore sarà il risultato della sua opera. Che dire dei musicisti, la loro arte richiede ore e ore di esercizio perseverante, sfibrante, tanto più rinnegheranno i contatti sociali, maggiore sarà il risultato e saranno liberi di coltivare la loro passione, vivendo in solitudine. Poi ci sono gli scrittori e i poeti, anch’essi  quanto più saranno soli in libertà di farlo, tanto più potranno realizzare le loro opere: appartati dalla società cercheranno le idee, le smusseranno, le abbelliranno, le plasmeranno; in completa solitudine e senza sollecitazione esterne, potranno creare. Questo è il prezzo della libertà creativa, della libertà di essere in solitudine.
Nella prima parte ho affrontato la libertà dal punto di vista di conquista personale, colui che la cerca è alieno dalla società; ma nella seconda parte ho evidenziato gli aspetti della libertà in sinapsi con l’inclinazione. Chi la esercita è fondamentalmente solo: il suo orizzonte vive sulle note del pentagramma, sulle tele affrescate da pennellate espressive e sulle pagine bianche palpitanti di comunicanti parole, in quanto attraverso la sua introversione troverà il guizzo creativo, poi amato e condiviso!    

martedì 24 luglio 2018




Buone vacanze! Breve, succinto e compendioso: è ciò che volete!
Ad maiora semper!

mercoledì 27 giugno 2018

Intrusione


                                             
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   Un rumore di chiavi, un tintinnio continuo contro la porta persiana sovrastò Il suono del concerto che stava seguendo in televisione, dette voce per richiamare il marito che credeva si trovasse all'esterno nel tentativo di entrare. Il tintinnio continuò, allora lei si alzò dal divano di quella zona living situata a piano terra della villetta al mare e girò le sue chiavi che erano ancora nella toppa, le roteò e spinse. Due strani ceffi incappucciati erano lì fuori, lei non si perse d'animo e nella frazione di secondi, spalancò con veemenza la porta finestra, uscì e rincorse gli sconosciuti che si stavano allontanando velocemente. Lei imprecò, mentre a grandi balzi attraversava il giardino, quei maledetti stavano per scassinare la porta, le loro intenzioni erano esplicite. 'Non siamo più sicuri,' pensò mordendosi un labbro 'neanche quando siamo presenti in casa '. Stava per raggiungerli, loro velocemente spalancarono lo sportello dell'auto parcheggiata davanti al cancello residenziale e il conducente mise in moto e partì a tutta velocità, lasciando una scia di scarico carburante che appestò l'aria fresca di quel timido mattino avvolto dai chiarori dell'aurora. Lei si bloccò furente, fu raggiunta dai genitori che stavano dormendo al piano superiore: erano stati svegliati dal rumore della porta sbattuta contro la ringhiera del terrazzino; erano confusi e chiesero spiegazioni. Tutti rimasero in quella situazione angosciante per un bel po' di tempo, poi rientrarono e si accomodarono intorno al tavolo in attesa del caffè che avrebbe schiarito le loro menti annebbiate e sbigottite. Continuarono la conversazione in giardino, poi sopraggiunsero altri residenti del complesso e raccontarono l'accaduto, si vedevano visi preoccupati, sarebbe potuto accadere anche a loro: la vita è una ruota che gira. Passò di lì una condomina che rientrava dall'uscita mattutina, mentre la sua famiglia ancora dormiva; lei premurosa, come ogni giorno, andava in pasticceria ad acquistare i cornetti caldi per la colazione. Anche lei si unì al capannello di gente e come tutore della legge dette qualche ragguaglio sui furti nelle abitazioni e si mostrò preoccupata anche per se stessa: abitava al primo piano della palazzina frontale alla villetta appena visitata. Li salutò e si affrettò a tornare a casa per non far raffreddare i croissant profumati di forno, non sapendo che i rapinatori erano stati prima da lei: mentre credevano di dormire sonni tranquilli, i ladri erano penetrati da un piccolo finestrino vasistas del terrazzo e con passo felino avevano compiuto la rapina, quello che c'era, compreso un bottino in denaro non poi così magro!

lunedì 14 maggio 2018

Esiste ancora l'umanità?


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   Siamo simili a cosa noi umani? Umano, bella parola, intensa definizione; ossia umano è perché appartiene all’uomo, non è umano quando non è adeguato alle caratteristiche dell’uomo che in quanto umano dovrebbe possedere qualità di benignità, equità, solidarietà, affabilità; diversamente non sarebbe un essere umano col suo raziocinio, a parte chi per motivi che esulano quella natura non è in grado di comprenderne le regole etiche.
   Siamo vittime del sistema, del bombardamento mediatico, dell’informazione pressante di quella cronaca nera che taluni scellerati scambiano per atti d’eroismo; di quel fanatismo di massa che assoggetta le menti vulnerabili? O invece siamo scaduti nel disamore totale, nella mancanza di quei valori che contraddistinguevano l’essere umano dall’animale che peraltro ha più cuore del suo stesso padrone.
   Siamo diventati servi del potere agghiacciante, della crudeltà che tutto può e tutto distrugge, siamo carnefici dei nostri affetti sopprimendoli alla prima occasione o torturandoli nei nostri campi di concentramento domestico! La seconda guerra mondiale è terminata da più di sessant’anni   e cosa ci ha insegnato quel conflitto sanguinario, drammatico che straziò vite umane come carne da macello, cosa ci ha insegnato? La società è allo sfascio, ognuno fa ciò che vuole, arraffa come può a discapito degli altri; le famiglie crollano per mancanza di certezze economiche, per quella mancanza di condivisione un tempo così importante; pochi continuano a interagire all’interno delle loro case e allora o si è frustrati per il denaro che non c’è, oppure non si è presenti fisicamente perché si corre come marionette per mantenersi il lavoro così labile. E in tutto questo bailamme la droga, la criminalità e i falsi miti ammiccano e catturano la fragilità umana, a farne le spese spessissimo sono coloro che cercano un viaggio anestetizzante, un viaggio emulativo che non sarebbe intrapreso se le sconfitte e le solitudini non prevalessero. Si campa come si può e si cercano spiagge desolanti dove tentare il possibile.
   I soliti noti sorridono e vivono sulle fragilità, anzi affondano la loro lama luccicante e poi capita di apprendere che un onesto padre di famiglia che ha dedicato la sua vita al lavoro dell’amico facendogli crescere l’attività, sia il primo a essere licenziato senza giusta causa che l’ha lasciato nello sconforto più nero: difficile è trovare un altro lavoro dopo i cinquant’anni. Capita e ancora capita che l’onesto debba subire e il truffatore viva sugli allori! Capita di ascoltare di un giovanissimo che per uno stupido gioco uccida suo padre con un fucile appartenuto al nonno, e capita anche che un altro giovanissimo venga picchiato a morte per aver difeso la sua fidanzatina mentre il pubblico presente non riesce a salvarlo, non riesce a chetare il branco impazzito. Capita che un padre perfetto, pur non avendo, a detta dei tanti, problemi economici, e si apprende dopo che i problemi c’erano, decida di uccidere i suoi due bimbi e gettarsi da un dirupo per farla finita; immagino la moglie, una brava veterinaria, che nella manciata di qualche minuto ha perso i due bambini e il marito, le è rimasta una figlia che si è salvata perché era in gita scolastica. Come può cambiare l’esistenza nel giro di qualche minuto: famiglie forse felici che all’improvviso vivono il dramma della vita violata, il dramma della morte cercata. E se poi capita che un ragazzo giovanissimo decida di bruciare il corpo della sua ragazza quando gli comunica la notizia della futura maternità, allora ci chiediamo ma dove stiamo vivendo? Che razza di mondo è se manca l’umanità?
   E che dire di quei padri che uccidono le loro figlie perché si ribellano alla decisione paterna di volerle dare in sposa a un uomo scelto da loro, atavico comportamento che esisteva anche da noi e che purtroppo è ancora presente in quei Paesi dalla mentalità gretta e retrograda, dove il fanatismo religioso ammorba le menti.  
   Ci hanno parlato dell’inferno e sapevamo che l’avremmo visto POI! No ci sbagliavamo, l’inferno è qui: vive con noi e non è facile schivarlo, perché quand’anche non volessimo entrare e non volessimo provare le fiamme del dolore, comunque quelle fiamme incendierebbero anche chi ne è rimasto fuori e si strazia il cuore per chi è costretto ad entrare.  
  (post scritto l'anno scorso, ma sempre attuale, purtroppo!)

giovedì 5 aprile 2018

Non spegniamo le luci



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   C'è chi è un sognatore ottimista e spera, c'è chi demorde e getta la spugna, c'è chi insiste e combatte, c'è chi pur deludendosi non abbandona, eppure vi era un tempo in cui la situazione era confortante. Cosa fa cambiare il vento, cosa fa scegliere nuovi percorsi?
   Messa così sembrerebbe un cambiamento  obbligato dalle circostanze e forse ci potrebbe anche stare: se in molti abbandonano, si rischia l'isolamento.
   Ma se vi era soddisfazione, perché cercare altrove ciò che rientrava nelle proprie corde? La risposta è semplice: là fruibilità immediata associata al poco impegno; del resto tutto corre alla velocità della luce e occorre essere dinamici pur con pochi contenuti; una manciata di minuti e si è in contatto col mondo pigiando un "mi piace", e badate bene che anch'io faccio parte del mondo veloce dei click, ma anche lì sono per i contenuti e non soltanto per i lusinghieri saluti temporali o per le foto altrui scaricate da internet.
   Qui, in questo spazio, vi sono valide menti che ci dedicano il loro tempo con scritti di qualità, articoli di pregio con approfondimenti, racconti e romanzi di classe, news e reportage; ebbene dopo questa mole di lavoro, i visitatori da un bel po' si stanno defilando e non rendono giustizia a chi si è impegnato e gradirebbe, dopo la lettura, ricevere una parola di testimonianza del suo passaggio.         Un'amica blogger, una bravissima scrittrice che ci regalava storie sempre più coinvolgenti e di spessore, da svariati mesi non pubblica più; una penna come poche ha abbandonato il campo per scarsa partecipazione degli amici blogger e per dedicarsi alla costruzione di un ulteriore romanzo: spero che sia veramente così e che torni presto tra noi.
   Anche altri blog rilevanti hanno chiuso o stanno disertando e questo non va bene: non devono cessare i blog culturali a favore di quelli culinari che impazzano con successo!
   Allora demordiamo o combattiamo? Gliela diamo vinta ai social che vivono anche di poesie, aforismi, scritture altrui, ovviamente dichiarate. Gliela diamo vinta o continuiamo a impegnarci in questo spazio di qualità pur concedendoci distrazioni virtuali molto frequentate, giusto per non essere fuori da quel mondo internettaro così comune!
Non spegniamo le luci, non chiudiamo il sipario!


domenica 1 aprile 2018

Buona Pasqua

                           

                                         Auguro una BUONA PASQUA a tutti voi.
   Buona nel senso che sia serena, in armonia, in salute e con qualche spicciolo in più per godervi una gita fuori porta e qualche piccolo extra, ma se ciò non sarà fattibile quello che più conta è il benessere fisico e interiore tutto il resto, non è retorica, viene da sé.
   Per essere in tema con il clima pasquale, vi auguro quindi un "passaggio" dalle incertezze alle certezze, dalla solitudine al recupero della compagnia affettiva, dall'incomprensione alla comprensione, dalla tristezza alla gioia. Questi passaggi portano vita nuova anche in questo clima poco edificante.
                                               Un abbraccio virtuale a tutti.
                                                             Annamaria

martedì 20 marzo 2018

Odio represso

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   Dette una spinta, lanciò un urlo e lui uscì con una manina sul visetto: pareva, volesse proteggersi dalle brutture del mondo. Un fagotto, un pulcino dalla pelle chiara e con una spruzzatina di peli biondissimi sulla testa.
   "Ma che bellino, pare un topolino. Speriamo che cresca forte come me." diceva il suo papà che aveva atteso la nascita fuori di casa, dinanzi all'uscio, facendo passi frenetici sul selciato.
   "Franz, è il nostro primo figlio; quanto mi ha fatto soffrire!"
   "Dovrà rigar dritto!" rispose il marito," Non mi piacciono le mammole con i pantaloni."
   "Ma Franz è solo un neonato, si vedrà!"
   "No, no è meglio aver le idee chiare, per l'educazione ci penserò io!"
   "Ma non lo abbracci? vieni, sono certa che appena lo prenderai, penserai solo a coccolarlo!"
   Un bell'esordio non c'è che dire, prospettive di un futuro rigido per Hans che imparò ben presto a mettere da parte le lacrime; sua madre nulla poteva contro la collera del marito, uomo inflessibile temuto dai detenuti del penitenziario, dove svolgeva il lavoro di guardia carceraria.
   "Bambino mio, tuo padre a modo suo ti vuole bene, lo fa per educarti. Hai visto il cagnolino, se non lo sgridiamo non ubbidisce. Tu imparerai e sarai bravo."
   Hans covò dentro di sé tanta rabbia repressa che all'età di diciassette anni si arruolò volontario nel corpo d'armata dell'esercito tedesco, suo padre ne fu fiero.
   "Fa strage di buoni a nulla!" gli disse "Prima o poi ci scappa una guerra e tu sarai pronto a far giustizia d'incapaci!"
   E la guerra ci fu, un conflitto che, oltre alle mire espansioniste del suo fautore, aveva come obiettivo perseguire i buoni a nulla della società e gli emarginati, gente da sopprimere secondo la mente malata del dittatore capo, uomo prepotente e crudele privo d'ogni briciolo di umanità, uomo razzista, antisemita e despota.
   Hans lo adorò: era colui che gli dava la possibilità di scaricare la rabbia repressa sugli immeritevoli della società, come aveva detto suo padre. E si distinse in soppressioni di massa: dove lui giungeva con il suo sguardo freddo e glaciale ogni vita era cancellata; divenne ben presto il più temuto dell'esercito tedesco.
   Sua madre non sapeva ancora del cambiamento, non sapeva che il suo figliolo era divenuto un carnefice di gente innocente di qualunque ordine e grado.  E Hans non sapeva, a sua volta, che avrebbe dovuto giustiziare proprio la madre, ebrea sin dalla nascita;  la madre che prima di cadere sul selciato gli trafisse il cuore con il suo sguardo puro; la madre, l'unica creatura che lo avesse mai amato.
   Allora... dopo, aspettò il padre dinanzi all'uscio di casa e lo freddò con la pistola d'ordinanza, poi si sparò egli stesso un colpo al cuore.


(Un mini racconto che mette in luce l'educazione sbagliata e autoritaria impartita da genitori privi di cuore, genitori che a loro volta hanno forse subito violenze psicologiche. Menti malate che vanno allontanate dai loro figli. Un tempo era difficile ribellarsi, ora ancora lo è, ma con gli strumenti attuali qualcosa si può e si deve fare per interrompere la spirale di violenza e curare anche quella predisposizione genetica che, assieme all'ambiente e alle esperienze di vita plasmano l'essere umano: abbiamo il dovere di consegnare alla società un'umanità giusta che sappia amare.)