mercoledì 27 giugno 2018

Intrusione


                                             
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   Un rumore di chiavi, un tintinnio continuo contro la porta persiana sovrastò Il suono del concerto che stava seguendo in televisione, dette voce per richiamare il marito che credeva si trovasse all'esterno nel tentativo di entrare. Il tintinnio continuò, allora lei si alzò dal divano di quella zona living situata a piano terra della villetta al mare e girò le sue chiavi che erano ancora nella toppa, le roteò e spinse. Due strani ceffi incappucciati erano lì fuori, lei non si perse d'animo e nella frazione di secondi, spalancò con veemenza la porta finestra, uscì e rincorse gli sconosciuti che si stavano allontanando velocemente. Lei imprecò, mentre a grandi balzi attraversava il giardino, quei maledetti stavano per scassinare la porta, le loro intenzioni erano esplicite. 'Non siamo più sicuri,' pensò mordendosi un labbro 'neanche quando siamo presenti in casa '. Stava per raggiungerli, loro velocemente spalancarono lo sportello dell'auto parcheggiata davanti al cancello residenziale e il conducente mise in moto e partì a tutta velocità, lasciando una scia di scarico carburante che appestò l'aria fresca di quel timido mattino avvolto dai chiarori dell'aurora. Lei si bloccò furente, fu raggiunta dai genitori che stavano dormendo al piano superiore: erano stati svegliati dal rumore della porta sbattuta contro la ringhiera del terrazzino; erano confusi e chiesero spiegazioni. Tutti rimasero in quella situazione angosciante per un bel po' di tempo, poi rientrarono e si accomodarono intorno al tavolo in attesa del caffè che avrebbe schiarito le loro menti annebbiate e sbigottite. Continuarono la conversazione in giardino, poi sopraggiunsero altri residenti del complesso e raccontarono l'accaduto, si vedevano visi preoccupati, sarebbe potuto accadere anche a loro: la vita è una ruota che gira. Passò di lì una condomina che rientrava dall'uscita mattutina, mentre la sua famiglia ancora dormiva; lei premurosa, come ogni giorno, andava in pasticceria ad acquistare i cornetti caldi per la colazione. Anche lei si unì al capannello di gente e come tutore della legge dette qualche ragguaglio sui furti nelle abitazioni e si mostrò preoccupata anche per se stessa: abitava al primo piano della palazzina frontale alla villetta appena visitata. Li salutò e si affrettò a tornare a casa per non far raffreddare i croissant profumati di forno, non sapendo che i rapinatori erano stati prima da lei: mentre credevano di dormire sonni tranquilli, i ladri erano penetrati da un piccolo finestrino vasistas del terrazzo e con passo felino avevano compiuto la rapina, quello che c'era, compreso un bottino in denaro non poi così magro!

lunedì 14 maggio 2018

Esiste ancora l'umanità?


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   Siamo simili a cosa noi umani? Umano, bella parola, intensa definizione; ossia umano è perché appartiene all’uomo, non è umano quando non è adeguato alle caratteristiche dell’uomo che in quanto umano dovrebbe possedere qualità di benignità, equità, solidarietà, affabilità; diversamente non sarebbe un essere umano col suo raziocinio, a parte chi per motivi che esulano quella natura non è in grado di comprenderne le regole etiche.
   Siamo vittime del sistema, del bombardamento mediatico, dell’informazione pressante di quella cronaca nera che taluni scellerati scambiano per atti d’eroismo; di quel fanatismo di massa che assoggetta le menti vulnerabili? O invece siamo scaduti nel disamore totale, nella mancanza di quei valori che contraddistinguevano l’essere umano dall’animale che peraltro ha più cuore del suo stesso padrone.
   Siamo diventati servi del potere agghiacciante, della crudeltà che tutto può e tutto distrugge, siamo carnefici dei nostri affetti sopprimendoli alla prima occasione o torturandoli nei nostri campi di concentramento domestico! La seconda guerra mondiale è terminata da più di sessant’anni   e cosa ci ha insegnato quel conflitto sanguinario, drammatico che straziò vite umane come carne da macello, cosa ci ha insegnato? La società è allo sfascio, ognuno fa ciò che vuole, arraffa come può a discapito degli altri; le famiglie crollano per mancanza di certezze economiche, per quella mancanza di condivisione un tempo così importante; pochi continuano a interagire all’interno delle loro case e allora o si è frustrati per il denaro che non c’è, oppure non si è presenti fisicamente perché si corre come marionette per mantenersi il lavoro così labile. E in tutto questo bailamme la droga, la criminalità e i falsi miti ammiccano e catturano la fragilità umana, a farne le spese spessissimo sono coloro che cercano un viaggio anestetizzante, un viaggio emulativo che non sarebbe intrapreso se le sconfitte e le solitudini non prevalessero. Si campa come si può e si cercano spiagge desolanti dove tentare il possibile.
   I soliti noti sorridono e vivono sulle fragilità, anzi affondano la loro lama luccicante e poi capita di apprendere che un onesto padre di famiglia che ha dedicato la sua vita al lavoro dell’amico facendogli crescere l’attività, sia il primo a essere licenziato senza giusta causa che l’ha lasciato nello sconforto più nero: difficile è trovare un altro lavoro dopo i cinquant’anni. Capita e ancora capita che l’onesto debba subire e il truffatore viva sugli allori! Capita di ascoltare di un giovanissimo che per uno stupido gioco uccida suo padre con un fucile appartenuto al nonno, e capita anche che un altro giovanissimo venga picchiato a morte per aver difeso la sua fidanzatina mentre il pubblico presente non riesce a salvarlo, non riesce a chetare il branco impazzito. Capita che un padre perfetto, pur non avendo, a detta dei tanti, problemi economici, e si apprende dopo che i problemi c’erano, decida di uccidere i suoi due bimbi e gettarsi da un dirupo per farla finita; immagino la moglie, una brava veterinaria, che nella manciata di qualche minuto ha perso i due bambini e il marito, le è rimasta una figlia che si è salvata perché era in gita scolastica. Come può cambiare l’esistenza nel giro di qualche minuto: famiglie forse felici che all’improvviso vivono il dramma della vita violata, il dramma della morte cercata. E se poi capita che un ragazzo giovanissimo decida di bruciare il corpo della sua ragazza quando gli comunica la notizia della futura maternità, allora ci chiediamo ma dove stiamo vivendo? Che razza di mondo è se manca l’umanità?
   E che dire di quei padri che uccidono le loro figlie perché si ribellano alla decisione paterna di volerle dare in sposa a un uomo scelto da loro, atavico comportamento che esisteva anche da noi e che purtroppo è ancora presente in quei Paesi dalla mentalità gretta e retrograda, dove il fanatismo religioso ammorba le menti.  
   Ci hanno parlato dell’inferno e sapevamo che l’avremmo visto POI! No ci sbagliavamo, l’inferno è qui: vive con noi e non è facile schivarlo, perché quand’anche non volessimo entrare e non volessimo provare le fiamme del dolore, comunque quelle fiamme incendierebbero anche chi ne è rimasto fuori e si strazia il cuore per chi è costretto ad entrare.  
  (post scritto l'anno scorso, ma sempre attuale, purtroppo!)

giovedì 5 aprile 2018

Non spegniamo le luci



Risultati immagini per foto spegnere luci in significato metaforico


   C'è chi è un sognatore ottimista e spera, c'è chi demorde e getta la spugna, c'è chi insiste e combatte, c'è chi pur deludendosi non abbandona, eppure vi era un tempo in cui la situazione era confortante. Cosa fa cambiare il vento, cosa fa scegliere nuovi percorsi?
   Messa così sembrerebbe un cambiamento  obbligato dalle circostanze e forse ci potrebbe anche stare: se in molti abbandonano, si rischia l'isolamento.
   Ma se vi era soddisfazione, perché cercare altrove ciò che rientrava nelle proprie corde? La risposta è semplice: là fruibilità immediata associata al poco impegno; del resto tutto corre alla velocità della luce e occorre essere dinamici pur con pochi contenuti; una manciata di minuti e si è in contatto col mondo pigiando un "mi piace", e badate bene che anch'io faccio parte del mondo veloce dei click, ma anche lì sono per i contenuti e non soltanto per i lusinghieri saluti temporali o per le foto altrui scaricate da internet.
   Qui, in questo spazio, vi sono valide menti che ci dedicano il loro tempo con scritti di qualità, articoli di pregio con approfondimenti, racconti e romanzi di classe, news e reportage; ebbene dopo questa mole di lavoro, i visitatori da un bel po' si stanno defilando e non rendono giustizia a chi si è impegnato e gradirebbe, dopo la lettura, ricevere una parola di testimonianza del suo passaggio.         Un'amica blogger, una bravissima scrittrice che ci regalava storie sempre più coinvolgenti e di spessore, da svariati mesi non pubblica più; una penna come poche ha abbandonato il campo per scarsa partecipazione degli amici blogger e per dedicarsi alla costruzione di un ulteriore romanzo: spero che sia veramente così e che torni presto tra noi.
   Anche altri blog rilevanti hanno chiuso o stanno disertando e questo non va bene: non devono cessare i blog culturali a favore di quelli culinari che impazzano con successo!
   Allora demordiamo o combattiamo? Gliela diamo vinta ai social che vivono anche di poesie, aforismi, scritture altrui, ovviamente dichiarate. Gliela diamo vinta o continuiamo a impegnarci in questo spazio di qualità pur concedendoci distrazioni virtuali molto frequentate, giusto per non essere fuori da quel mondo internettaro così comune!
Non spegniamo le luci, non chiudiamo il sipario!


domenica 1 aprile 2018

Buona Pasqua

                           

                                         Auguro una BUONA PASQUA a tutti voi.
   Buona nel senso che sia serena, in armonia, in salute e con qualche spicciolo in più per godervi una gita fuori porta e qualche piccolo extra, ma se ciò non sarà fattibile quello che più conta è il benessere fisico e interiore tutto il resto, non è retorica, viene da sé.
   Per essere in tema con il clima pasquale, vi auguro quindi un "passaggio" dalle incertezze alle certezze, dalla solitudine al recupero della compagnia affettiva, dall'incomprensione alla comprensione, dalla tristezza alla gioia. Questi passaggi portano vita nuova anche in questo clima poco edificante.
                                               Un abbraccio virtuale a tutti.
                                                             Annamaria

martedì 20 marzo 2018

Odio represso

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   Dette una spinta, lanciò un urlo e lui uscì con una manina sul visetto: pareva, volesse proteggersi dalle brutture del mondo. Un fagotto, un pulcino dalla pelle chiara e con una spruzzatina di peli biondissimi sulla testa.
   "Ma che bellino, pare un topolino. Speriamo che cresca forte come me." diceva il suo papà che aveva atteso la nascita fuori di casa, dinanzi all'uscio, facendo passi frenetici sul selciato.
   "Franz, è il nostro primo figlio; quanto mi ha fatto soffrire!"
   "Dovrà rigar dritto!" rispose il marito," Non mi piacciono le mammole con i pantaloni."
   "Ma Franz è solo un neonato, si vedrà!"
   "No, no è meglio aver le idee chiare, per l'educazione ci penserò io!"
   "Ma non lo abbracci? vieni, sono certa che appena lo prenderai, penserai solo a coccolarlo!"
   Un bell'esordio non c'è che dire, prospettive di un futuro rigido per Hans che imparò ben presto a mettere da parte le lacrime; sua madre nulla poteva contro la collera del marito, uomo inflessibile temuto dai detenuti del penitenziario, dove svolgeva il lavoro di guardia carceraria.
   "Bambino mio, tuo padre a modo suo ti vuole bene, lo fa per educarti. Hai visto il cagnolino, se non lo sgridiamo non ubbidisce. Tu imparerai e sarai bravo."
   Hans covò dentro di sé tanta rabbia repressa che all'età di diciassette anni si arruolò volontario nel corpo d'armata dell'esercito tedesco, suo padre ne fu fiero.
   "Fa strage di buoni a nulla!" gli disse "Prima o poi ci scappa una guerra e tu sarai pronto a far giustizia d'incapaci!"
   E la guerra ci fu, un conflitto che, oltre alle mire espansioniste del suo fautore, aveva come obiettivo perseguire i buoni a nulla della società e gli emarginati, gente da sopprimere secondo la mente malata del dittatore capo, uomo prepotente e crudele privo d'ogni briciolo di umanità, uomo razzista, antisemita e despota.
   Hans lo adorò: era colui che gli dava la possibilità di scaricare la rabbia repressa sugli immeritevoli della società, come aveva detto suo padre. E si distinse in soppressioni di massa: dove lui giungeva con il suo sguardo freddo e glaciale ogni vita era cancellata; divenne ben presto il più temuto dell'esercito tedesco.
   Sua madre non sapeva ancora del cambiamento, non sapeva che il suo figliolo era divenuto un carnefice di gente innocente di qualunque ordine e grado.  E Hans non sapeva, a sua volta, che avrebbe dovuto giustiziare proprio la madre, ebrea sin dalla nascita;  la madre che prima di cadere sul selciato gli trafisse il cuore con il suo sguardo puro; la madre, l'unica creatura che lo avesse mai amato.
   Allora... dopo, aspettò il padre dinanzi all'uscio di casa e lo freddò con la pistola d'ordinanza, poi si sparò egli stesso un colpo al cuore.


(Un mini racconto che mette in luce l'educazione sbagliata e autoritaria impartita da genitori privi di cuore, genitori che a loro volta hanno forse subito violenze psicologiche. Menti malate che vanno allontanate dai loro figli. Un tempo era difficile ribellarsi, ora ancora lo è, ma con gli strumenti attuali qualcosa si può e si deve fare per interrompere la spirale di violenza e curare anche quella predisposizione genetica che, assieme all'ambiente e alle esperienze di vita plasmano l'essere umano: abbiamo il dovere di consegnare alla società un'umanità giusta che sappia amare.)

venerdì 23 febbraio 2018

Il tempo vola


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    Ero il presente innovatore, ora sono il passato da rievocare.

    Quando vivevo il presente, ciò che apparteneva ad altri era per me desueto, non riuscivo a cogliere i progressi e le evoluzioni precedenti: ero nel cambiamento, nella diversità ed ero fiera di trovarmi in un’epoca rinnovata per costumi e modi di fare. Vedevo gli altri distanti e pregni di un cliché che non era il mio, sentivo di possedere informazioni aggiornate che non abbisognavano di ulteriori chiarimenti: ero nel modernismo.
   Ora quel mio passato è ricordato e mi sembra ieri: non mi pare vero che sia trascorso tanto tempo.
   In questo lasso temporale la vita ha fatto passi da gigante; tanto per restare in tema, ora scrivo nel programma Word, mentre quando ho cominciato, battevo tasti di una macchina da scrivere scomoda per le correzioni. Internet è in quasi tutte le case e il computer non è solo uno strumento operativo negli uffici. Il pc ci aiuta in vari campi, tutto o quasi si può fare con il computer: prenotare un viaggio, sbrigare una pratica burocratica, un pagamento, un acquisto, comunicare velocemente in simultanea, conoscere l’anima gemella. Se pensiamo a qualcosa, lui, lo strumento tecnologico ha la risposta; infatti, se stiamo per fornire una spiegazione, i giovani rispondono che l’hanno letto su internet e a quel punto sono loro che offrono dettagliate informazioni, ci tocca ascoltare e ascoltare: rincresce non essere più protagonisti.
   Torna poi il ricordo: anch’io avevo la spiegazione del momento e mi sentivo fiera di possedere lo scibile dell’ultima novità; anch’io m’inorgoglivo, quando dimostravo la conoscenza dell’evoluzione; perché ciò che c’era prima aveva fatto il suo tempo e io rappresentavo la modernità.
   Mi spiace di aver pensato che il mio presente fosse unico, mi spiace di essermi sentita un gradino avanti, mettendo in ombra chi per me sembrava, avesse percorso il suo tempo. Il fatto è che ogni epoca ha le sue evoluzioni, io lo sapevo e inconsciamente non lo accettavo per pura competizione con gli adulti: l’adolescenza e la giovanissima età, povere d’attenzioni, portano a comportamenti e convinzioni errate.
   Sono nel presente e quando vedo immagini del mio passato che giudicavo al top, riconosco che quel periodo ha permesso ciò che ora abbiamo, per cui anche quello che esisteva anteriormente, era frutto del passato che volutamente ignoravo.
   Un grazie va per ogni epoca, anello di una catena senza tempo.

sabato 3 febbraio 2018

Il ritratto di Dorian Gray

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   Celebre romanzo di Oscar Wilde che con stile ricercato e scorrevole, dal ritmo armonioso e incalzante quanto basta, ci narra la storia di un ricco e affascinante dandy di fine ottocento; un dandy, orfano di genitori, che venderà la sua anima al diavolo pur di conservare la sua bellezza giovanile.
   Dorian è ricco e affascinante, conduce una vita agiata fra circoli di lusso e salotti ricercati della Londra bene; vive in un palazzo di pregio, riverito e servito da domestici fedeli; tutto ha inizio da un ritratto che un amico pittore sta realizzando per lui. Entra in scena un Lord raffinato e snob che s'innamora del ritratto e propone al pittore di esporre l'opera, ma Basil, il pittore, conoscendo le intenzioni del cinico Lord, un edonista viveur dalla battuta pungente, si rifiuta e non desidera che si intrometta nel rapporto fra lui e Dorian. Basil si è impegnato molto nella realizzazione del ritratto, ne è geloso a tal punto da sostenere che in esso ha riposto la sua anima. E la creazione diverrà materia viva. Il Lord fa la conoscenza di Dorian quando sopraggiunge nello studio dell’amico pittore; dopo l’incontro nasce un’amicizia fra i due e l’affascinante giovane uomo si lascerà influenzare dalle idee contorte di Lord Henry.
   Dorian perderà la sua ingenuità, e la freschezza resterà solo sul suo volto: il ritratto, da lui nascosto in soffitta e protetto da un drappo, muterà e i segni del tempo compariranno solo sul dipinto.  L’accanimento e la soddisfazione dell’aspetto fisico eternamente giovane, lo renderanno immorale e sarà questa perversione a fargli perdere la sua anima. Seguiranno momenti di sconforto per la morte di una giovane fidanzata ripudiata, per l'omicidio da lui eseguito dell’amico pittore e per il suicidio dell’amico chimico al quale commissionò il dissolvimento del cadavere di Basil. I rimorsi sono braci spenti che ardono e si riattivano quando le colpe divengono pesanti come macigni.
   Il finale ci concilierà con la storia, il protagonista morirà per i suoi misfatti e ogni cosa verrà alla luce. Un riscatto per Basil ucciso ingiustamente, un riscatto per l’amico chimico costretto a compiere un’azione indegna e un riscatto per la giovanissima attrice innamorata persa del suo dandy che suggestionato da Lord Henry, annullerà il fidanzamento e la povera ragazza per il dolore cercherà la morte.  
   La storia è surreale e per chi non ama l’inverosimiglianza, potrebbe sembrare una lettura non appassionante, ma stiamo parlando del grande Oscar Wilde e la sua scrittura coinvolgente, dettagliata e raffinata non possono non appassionarci o lasciarci indifferenti: Dorian Gray è un capolavoro della letteratura inglese in epoca vittoriana. Da questo romanzo come ben sappiamo, sono stati tratti diversi film e varie interpretazioni teatrali, la storia delinea un concetto chiaro, profondo: chi ama la sua bellezza giovanile a tal punto da desiderarla per sempre, finisce per vendere la sua anima; non accettare il tempo che passa fa perdere la visione della vita e si vive uno stato di immobilità privo di emozioni. Le emozioni sono il frutto delle esperienze della vita, esperienze che si formano nel tempo e senza un’evoluzione nell’aspetto, le esperienze non si compiono. L’apparire non conta più dell’essere, l’estetica perfetta frutto di strane macchinazioni distrugge l’anima e anche il corpo.  
   Credo che questa storia sia sempre attuale: il culto della giovinezza è soprattutto ora un’ossessione per tanti; potremmo confrontare l’aspirazione di Dorian, finita drammaticamente, ai desideri di chi non accettando il tempo che passa finisce per stravolgere se stesso e non avere pace!