martedì 11 aprile 2017

"Una vita vera" (parte prima)

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   M’interrogo, spesso, sulle origini della vita e sulle differenze sociali: per me siamo tutti uguali, ma “loro” non la pensano così. Io sono curiosa e vorrei la verità, quella verità che il più delle volte non comprendo. Vorrei essere una veggente, vorrei avere poteri prodigiosi per entrare nelle loro teste blasonate e leggervi i pensieri, quelli segreti che tengono nascosti: non ci credo che sono felici in questo mausoleo zeppo di muffa e di consuetudini. Che peso essere nata in uno stato monarchico e farne parte, quante regole, quanti rituali di corte; io ho voglia di aria fresca senza costrizioni, sono stanca di dover sottostare ai loro cerimoniali come fossi un’adulta matura. Che tedio, che tedio, non ne posso più!
   Mi apparto in camera con la figlia della cuoca: con lei sono felice, vorrei andare in giro con il figlio del giardiniere, vorrei essere nata da un’altra parte in una casetta spoglia. Meglio il ragazzino lercio che vedo stendere la mano, lui sì che sa sorridere! La mia dama di compagnia è così altera, mi proibisce persino la risata sonora, vorrei tanto potermi sbellicare dalle risate.
   Ho sedici anni e ancora non conosco il contatto con la natura, il correre per i prati, il rotolarmi sull’erba, l’abbraccio spontaneo, l’ilarità istintiva; sono nata e cresciuta fra queste gelide mura, sento dentro di me che la vita vera è un’altra cosa ed io per quell’altra faccia della medaglia che m’interrogo!Un giorno o l’altro volerò via verso la libertà!
  
  “Ma tu guarda che lettera, che confessione! E’ anche stropicciata, che grafia d’altri tempi, l’inchiostro è sbiadito, come vorrei sapere chi l’ha lasciata fra queste pagine!”, commentò Marilena quella mattina in cui stava rimettendo a posto i libri della biblioteca comunale. Era da qualche tempo che prestava servizio fra quelle mura odorose di polvere e non le era mai capitato di ritrovare un foglio da lettere scritto a mano, una pagina ingiallita e ispessita dalla polvere. Riprese il libro custode del messaggio, le fece tenerezza e cercò, sul frontespizio e fra le pagine, un qualunque indizio; forse la lei misteriosa aveva scritto il suo nome e anche il casato di appartenenza, a quel punto cercò di dare un volto all’angosciata adolescente che aveva affidato il suo sfogo al romanzo preferito.
   Marilena era fatta così: immaginava la persona anche non conoscendola; quando leggeva, si calava nella vicenda e i personaggi assumevano le fattezze desiderate. Il lavoro di bibliotecaria le calzava a pennello, aveva anche la possibilità di leggere romanzi di ogni genere, preferiva la narrativa classica, ma non disdegnava un altro genere letterario: per lei ogni libro meritava di essere letto sino alla fine.      Aveva fretta: era l’orario di chiusura, allora annotò il titolo del romanzo e ripose la lettera nella tasca dell’impermeabile e si apprestò ad uscire. Fuori l’accolse una pioggia battente, fece una corsa per giungere alla sua auto, incespicò su di una mattonella sconnessa e imprecò contro l’incuria di quella vecchia stradina: stava per fare un ruzzolone. Accese il motore della sua utilitaria e partì mezza fradicia, si rincuorò al pensiero che fra un po’ sarebbe stata al riparo nella sua confortevole casa da single. Poi ripensò alla povera ragazza del passato costretta a subire le imposizioni del periodo e del suo rango, invece lei poteva decidere della sua vita in piena libertà; non che non avesse lottato: suo padre dalle idee conservatrici, uomo dalla morale tutta di un pezzo si era opposto tenacemente alla volontà della figlia di vivere da sola e in un'altra città. Ma Marilena la spuntò: “ Non peserò su di te, papà!” gli aveva detto “Lavorerò alla Biblioteca Civica di Verona, non te ne ho parlato, ho partecipato al concorso e l’ho vinto; potrò anche arricchire le mie competenze, intendo fare la specialistica in storia dell’arte, qui da noi non è possibile, e poi ho quasi trent’anni, ho bisogno dei miei spazi.”
   Ernesto, padre dal piglio autoritario, che non riusciva ad adeguarsi ai tempi, non aveva gradito la presa di posizione della sua unica figlia femmina, col maschio non aveva avuto questi problemi. Era contento per la bella notizia: la figlia, laureata in lettere già da un bel pezzo, aveva primeggiato su tanti partecipanti, ora avrebbe avuto un ottimo lavoro, ma perché così lontano, si domandò? Alla fine si era infuriato, aveva fatto la voce grossa invece di esprimere le sue congratulazioni, ma ugualmente aveva dovuto lasciarla andare; però avrebbe vigilato, questo sì, non l’avrebbe abbandonata al suo destino in quella città del nord.
    L’acqua scrosciante della doccia restituì a Marilena vitalità e mentre si lavava, non poté fare a meno di osservarsi: nella cabina doccia vi era uno specchio a misura d’uomo.
   “Non ho di che lamentarmi, madre natura mi ha dato un bel fisico e ne sono fiera, sarà per questo che non mi va bene nessuno!” rifletté “Ma no, cosa vado a pensare, ha ragione mia madre, quando mi batterà il cuore anche il ragazzo meno attraente sarà per me bellissimo!”
   Si coccolò massaggiandosi il corpo con la crema alle mandorle dolci, la sua pelle secca aveva bisogno di nutrimento, srotolò i capelli ramati che aveva avvolto nell’asciugamano per togliere loro l’acqua in eccesso e cominciò a fonarli davanti allo specchio del lavabo, oltre che un bel fisico aveva un volto delicato illuminato da due profondi occhi cerulei. “Sono uno schianto!” constatò “Però che narcisista! Ehi, ragazza meno apprezzamenti! E lei, la tipa della lettera com’era?” Non riusciva ancora a distaccarsi con la mente da quel breve sfogo lasciato ai posteri e da lei ritrovato.
(continua)

3 commenti:

  1. provo oggi a inviare il commento

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  2. ciao Annamaria, ieri ho provato più volte a inviare un commento, ma qualcosa non funzionava. Ora noto che tutto si è sistemato :-)

    Che bel mestiere quello del bibliotecario! Mi sarebbe piaciuto. E se poi si trova un manoscritto confidenziale...emozionante davvero.
    In attesa del seguito, porgo i miei auguri di serena Pasqua a te e famiglia. Un caro abbraccio,
    Marirò

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    1. Grazie, cara, ricambio di cuore.
      Un abbraccio
      Annamaria

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