martedì 12 gennaio 2016

Mani, croce e delizia.

                       

   Mani da vera pianista, ne era incantato. Andava in quello "spazio aperto" tutte le volte che poteva: aveva i suoi impegni di lavoro, la famiglia e poi doveva far coincidere il giorno in cui non lasciare l'auto alla moglie. Lavoravano entrambi, erano una famiglia a doppio reddito, ma le entrate sommate fra loro non riuscivano a raggiungere la somma di un discreto stipendio, per cui non potevano permettersi una seconda auto e facevano i turni secondo le esigenze e le priorità avevano la precedenza. Lui, esigenza a parte, desiderava recarsi in quel luogo, osservare le mani del piacere; si era fatto un calendario personale e considerando le necessità della moglie, restavano libere solo alcune giornate, per cui si faceva in quattro affinché non subentrassero cambiamenti al suo piano organizzativo. Un giorno la moglie insospettita gli chiese, perché puntualmente ogni martedì sera e venerdì pomeriggio volesse la macchina tutta per sé? Giunse a pensare che avesse un'altra relazione e lui la guardò rassicurante, spiegandole che sarebbe stata una sorpresa molto gradita: lui si adoperava per il bene altrui, ma al momento non poteva svelarle nulla. 
   E le osservava quelle mani, si metteva in un cantuccio isolato e, nonostante l'assembramento di ragazzini, aveva trovato una postazione felice che lo metteva in ombra e gli dava la gioia della vista indisturbata. Tutto era cominciato un giorno quando, passando per caso dinanzi a un vecchio capannone in periferia, fu attratto da un suono melodioso, entrò e vide collocato in un angolo di quell'open space pubblico un pianoforte suonato dalle mani divine di una donna.  Danzavano quelle mani, erano affusolate, sinuose, eleganti, seguivano il ritmo della raffinatezza, quanto si deliziava! Era solo quel particolare a mandarlo in visibilio, non si era mai preoccupato di guardare il volto della persona a cui appartenevano quelle mani di velluto. Lui era fatto così, amava i particolari, mentre altri osservavano la totalità di una figura, lui amava il dettaglio e si concentrava su quello. Aveva cominciato da bambino: della prima automobilina ricevuta lui focalizzò il volante e tutto il resto lo ignorò; ogni automobilina era puntualmente privata del volante, custodiva una bella collezione di sterzi in miniatura. Crescendo l'attenzione si era spostata su altri dettagli e ne faceva collezione, era capace a scuola di appostarsi e far sparire oggetti personali delle sue compagne di classe: penne, gommine, carte di merendine; nella sua camera aveva una nicchia segreta che custodiva oggetti strani, tutti ben riposti e con l'anno di appartenenza. Ma durante l'adolescenza il fenomeno "dettaglio" subì un cambiamento, non desiderava più gli oggetti ma osservava i particolari corporei delle persone femminili, quando si appartava in camera sua raggiungeva alti livelli di eccitazione al pensiero di quel dettaglio. Nessuno mai si accorse di questa sua predilezione e continuò la crescita intellettiva e fisica con quel segreto, con quella ossessione.  Saziava la sua voglia di particolari sottraendo bambole per accarezzarne le mani, palparle, leccarle, bambole di ogni genere, l'importante era che avessero delle belle manine e intanto la sua inconsueta collezione cresceva. 
   La sua vita era stata costellata da menzogne, si era sposato per adempiere a una promessa che aveva fatto a sua madre in punto di morte e come moglie si era scelto una donna dalle mani rozze e tozze, meno tentazioni e tra l'altro non voleva che fosse a conoscenza del suo segreto: in lei vedeva la donna che gli sarebbe stato accanto nei momenti di necessità, quindi una persona preposta al compito di compagna, futura madre, infermiera. Sesso normale no: solo pochi rapporti occasionali per non dare adito a supposizioni; gli altri giorni lui godeva in bagno con le mani della bambola di turno che prelevava dal suo posto inaccessibile: era riuscito a trovare un nascondiglio perfetto per tutti i suoi feticci .
   Ma ora era stanco di mani artificiali, doveva toccare quelle in carne per sentirne il contatto, accarezzarne la pelle, per sentirne il calore; doveva esporsi, e dopo giorni di appostamenti in quel luogo abbastanza frequentato, mise a puntino un piano. Avrebbe avvicinato quella donna, si sarebbe presentato come profondo estimatore della musica da pianoforte, le avrebbe stretto inizialmente la mano e poi chissà? Forse sarebbe riuscito a privarla almeno di una mano, un incidente, un fatale incidente; dopo l'avrebbe anche accompagnata in ospedale, avrebbero creato una protesi per lei, facevano miracoli al giorno d'oggi, tutto sarebbe tornato a posto e lui avrebbe avuto la vera mano, messa in un barattolo con un liquido speciale per evitarne il disfacimento. Tutte queste elucubrazioni non facevano che accrescere il suo delirio perverso, stava per esporsi quando qualcosa lo bloccò: vide sua moglie, apparsa all'improvviso, avvicinarsi a quella pianista d'eccezione per abbracciarla, per elogiarla. La ragazza si alzò dallo sgabello, annaspò e si appoggiò al braccio della donna: era non vedente, si avviarono insieme alla ricerca di un posto appartato; le vide chiacchierare, sorridere e piangere, piangere, sentì su di lui quelle lacrime e tutta la miseria che gli apparteneva, cercò di fare chiarezza con se stesso, non ci riusciva, non ci era mai riuscito,  Si portava dentro quella diversità, forse avrebbe avuto bisogno di parlare con qualcuno, per capire, almeno per capire. Fu attratto da una locandina, erano stampate le varie attività di "Spazio Aperto", una gran bella iniziativa offerta a tutti gratuitamente; un luogo di quartiere creato dal comune per aggregare bambini e adolescenti in attività ludiche e artistiche, un modo per togliere i ragazzini dalla strada e seguirli nel percorso difficile della crescita per dare loro un'opportunità e gli esperti offrivano una competenza no profit. In quella locandina appariva a chiare lettere il cognome di uno psicologo, prese nota e uscì.
   Mentre risaliva in macchina fu preso dalla smania di quelle mani, ma che gli prendeva, stava diventando sensibile? E per cosa? Lui aveva bisogno di un particolare, se non l'avesse avuto si sarebbe dilaniato nel martirio della sofferenza; era un diverso punto e basta e la cecità di quella pianista sarebbe stato un aiuto: lei non l'avrebbe mai riconosciuto. Tornò a casa e prese quella piccola mannaia che sua moglie custodiva nel cassetto, era una specie di trincia pollo molto acuminato, lo mise in tasca e uscì, avrebbe atteso il momento opportuno per portare a termine il suo piano, avrebbe, solo avrebbe.  

6 commenti:

  1. Con un vago sentore di "Profumo", questo tuo racconto è bellissimo nel ricostruire la perversione di lui. Io, che notoriamente sono più cattiva di te, avrei scelto un finale dark: ma va benissimo così!
    Un caro abbraccio, Isabel.

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    1. Grazie, cara, sai che l'avevo scritto come tu dici, poi l'ho cambiato.
      Un abbraccio
      Annamaria

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  2. Folgorante, mia cara amica!

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    1. Grazie, cara,
      buona notte
      Annamaria

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  3. Certo che di gente strana e perversa ce n'è parecchia in giro!Ci sarà un seguito? Nel caso ti suggerisco un incidente, piccolo e sciocco: il trinciapollo schizza via e taglia la sua mano, zac!
    Bravissima tu a raccontare con chiarezza e pacatezza, seppur nella crescente tensione che si scatena per il filo narrativo.
    Buona serata e buon weekend
    Marirò

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    1. Il feticismo è una vera patologia, anche difficile da guarire. Lui adorava le mani, ma di solito vanno in delirio per i piedi o per indumenti intimi. Il seguito non c'è, cara Marirò, il finale in questo caso viene detto finale sospeso, sta al lettore immaginare il risvolto conclusivo.
      Ti ringrazio per l'apprezzamento e ti auguro una buona serata.
      ricambio di cuore
      annamaria

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