sabato 6 giugno 2015

Macchinazione (parte nona)

                  

   Puntualmente ogni giorno si recava a far visita alla madre e notava che era serena, ben curata, davvero entusiasta del luogo e delle persone che soggiornavano in quel posto. Non faceva che tessere le lodi degli ospiti e di come avessero avuto risonanza al tempo delle loro attività; quasi tutti avevano vissuto momenti degni di essere raccontati, mentre lei si era occupata solo della gestione familiare, mettendo da parte le sue passioni.
   “Nessuno ti ha impedito, mamma, di farlo; se volevi dipingere o scrivere o suonare avresti potuto, quando sono stata in grado di gestirmi da sola, potevi farlo, potevi ritagliarti degli spazi tutti tuoi.”
   “Non è la stessa cosa, avevo te da seguire, pensare alla casa, ai pasti, a tutto ciò che riguarda una famiglia, e la sera ero stanca. Le mie nuove amiche avevano i domestici e potevano dedicarsi  a qualunque attività. Ho perso molto della vita che mi apparteneva, ma sono sempre in tempo.”
   “Che vuoi dire, mamma?”
   “Voglio dire che Eugenio mi insegnerà a dipingere, ero bravina in disegno e da ragazza ho vinto anche un premio per un dipinto ad acquerello, poi il matrimonio e tutto il resto, finii per accantonare la mia passione che ho sempre conservato nel cuore.”
   “Perché non me ne hai mai parlato? Ti avrei incoraggiata! Possibile che non ci si parli a cuore aperto, che ci siano dei muri di silenzio fra madre e figlia?”
   Quando giungeva il fine settimana, Giuditta anziché provare gioia si metteva in agitazione e provava angoscia: la mamma preferiva rimanere nel centro residenziale ove organizzavano feste e spettacoli, oppure tornei di burraco. Colse anche gli sguardi di complicità fra Eugenio, un avvocato in pensione che aveva la passione della pittura e aveva partecipato a varie mostre, aggiudicandosi premi di tutto rispetto. Eugenio era vedovo, come sua madre, e non era poi tanto male d’aspetto; pareva anche più giovane della sua età, settantacinque anni suonati. Era garbato e gentile, fine nei modi per cui lei avrebbe dovuto essere contenta per sua madre; ma non riusciva a esserlo, anzi era gelosa di quell’uomo che forse prendeva il posto di suo padre morto prematuramente. Giunse il natale e Maddalena riferì a sua figlia che l’avrebbe passato al centro e che non si premurasse neanche di accompagnarla alla boutique per acquistare l’abito delle feste: Eugenio l’avrebbe portata in taxi.
   “Mamma, e i bambini? Loro ti aspettano! Che natale sarà per tutti noi?”
   “Se dirai ai bambini che la nonna è felice con i nuovi amici, vedrai che capiranno, loro sono più intuitivi di te. E poi non casca il mondo, dovresti essere felice per me. Passa il natale con quella coppia tanto a modo che ci faceva visita nell’ultimo periodo che stavo da te.”
   “Non è la stessa cosa, mamma.”
   “Che ti dicevo che sarebbe stato un bene per lei. Una vita di sacrifici, una vedovanza lunga e mai una distrazione, è ancora giovane e può riprendersi in mano la sua vita.” proferì Victor, quando si vide davanti sua moglie con il volto in fiamme per la rabbia.
   “Ti odio, non ti sopporto! Avrei fatto bene a non sposarti e forse la mia amica, che ho perso, come ho perso la mia mamma, aveva tutte le ragioni; potrebbe essere tutto vero, potrebbe essere vero il tentativo di violenza nei suoi confronti. Stai seminando il vuoto intorno a me e non ho compreso le finalità, ma ci arriverò prima o poi!”
   “Cerca di ricomporti, ma guardati sei patetica, e anche trasandata. Dov’è finita la ragazza che mi ha fatto innamorare? E a letto non mi entusiasmi più, sei apatica e quando lo fai, lo fai solo per dovere; lo sento!”
   “E tu che fai, cerchi forse altrove quello che ti manca? Avrei dovuto aprire gli occhi prima, ora vedo tutto chiaro. E la mia vista lo sarà ancora di più, quando ti coglierò con le mani nel sacco, e allora non ti resterà nulla, dovrai lasciare questa casa che, tra l’altro per tua geniale folgorazione, mi è stata già intestata!”



 (continua)

12 commenti:

  1. Che la signora possa trovarsi bene nella casa di riposo è un colpo di fortuna, sperando che duri...La prima cosa che fa un perfido alla sua vittima è isolarla il più possibile da chi può aprirle gli occhi:povera Giuditta, ora è in serio pericolo perchè ora è lei l'ostacolo da eliminare.

    Racconto sempre più interessante.
    Buona domenica, a presto, ciao
    Marirò

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    1. Grazie, cara, per l'attenzione che poni a questo racconto che sta prendendo corpo con me. Sai tempo fa ho conosciuto una signora amata e venerata dai figli, una signora in perfetta forma che durante una vacanza estiva trascorse un mese in una casa protetta, una casa di riposo che io ho visitato quando il minore dei miei figli si esibì al pianoforte per un concerto. Bene la signora in questione rimase talmente entusiasta del luogo che di sua sponte cedette tutto l'arredamento della sua casa e contrariando i figli andò a stabilirsi in quella casa di riposo. Ha condotto una vita felice sino alla fine dei suoi giorni e non le è mancato mai nulla, all'interno del luogo palestra, parrucchiere, sala delle feste e la signora malvolentieri si recava dai figli di domenica o a natale. I figli li conosco persone amabili e gentili, secondo me alla signora piacque vivere in quel posto anche perché era in compagnia, per quanto i figli fossero gentili, la dolce anziana viveva da sola e la solitudine si accentua nei momenti particolari della giornata.
      Ti auguro un buon fine settimana.
      un caro abbraccio
      annamaria

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    2. Sono problemi, cara Annamaria, problemi dell'ultima parte della vita che non sempre si sa come affrontare. Mia mamma ha perso gran parte dell'autonomia e, di comune accordo, si è deciso per una badante. Noi figlie lavoriamo e lei ha bisogno di assistenza continua. Abitiamo insieme, in appartamenti separati, siamo quindi sempre a casa sua, ma la notte e al mattino no. Ebbene, è malinconica, non accetta la sua invalidità e nemmeno la badante, che sopporta brontolando. Ma nel mio appartamento non vuole trasferirsi.Penso che soprattutto non accetti gli acciacchi e gli impedimenti evidenti dell'età. Non so come alleviare questa sua situazione, ma so che se andasse in una casa di riposo dopo una settimana smetterebbe di alimentarsi.
      Mi chiedo spesso come finirà a me in un futuro nemmeno tanto lontano...

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    3. Stessa domanda che mi pongo anch'io, cara Marirò. Mio padre rimasto vedovo fu propenso per la casa di riposo, ma tempo tre giorni volle andarsene: in quel posto vi erano solo anziani non autosufficienti e lui si deprimeva. Allora trovammo una badante che viveva con lui, si succedettero altre ma lui era ugualmente contento di essere rimasto a casa sua e di avere quindi il potere decisionale. Ma la storia della signora che ho conosciuto è vera, in quella casa di riposo mio padre non ci poté andare non c'erano posti al momento della decisione.
      Buon weekend
      un abbraccio
      annamaria

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  2. Una storia che man mano cresce, cara amica.
    Questo, poi, è un capitolo veramente intenso.
    Felice serata.

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    1. Buongiorno, cara Alessandra, una storia che sta prendendo corpo con me, è una tecnica mai sperimentata in diretta e devo dire che funziona, tu lo fai da sempre e lo fai bene, certo non sarò mai alla tua altezza, e poi il mio genere è diverso.
      Buon inizio settimana
      affettuosità
      annamaria

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  3. Boa noite, Anna Maria.
    Passo por aqui para desejar a você uma boa semana.
    Parabéns pelo belo blog.
    Abraços.

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    1. Muchas gracias, boa semana.
      annamaria

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  4. Un racconto molto interessante, che prende, bello il tuo scrivere!
    Buona giornata da Beatris

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    1. Grazie mille, sono contenta che ti piaccia. Buona serata
      un abbraccio
      Annamaria

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  5. Olá, Visitei e adorei o seu blog. Gostei muito dos seus textos e li vários trechos da sua exposição e conteúdo. . Fiquei bem animada e daqui pra frente, estarei sempre por perto vendo as novidades.
    Venha conhecer o meu Blog também. Tenho certeza que vai gostar http://www.oslivrosdaminhabiblioteca.blogspot.com.br/
    Um grande abraço. NILDA

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    1. Muchas gracias, buenas tardes
      abraco por ti, Nilda.
      Annamaria

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