domenica 3 marzo 2013

Tutto torna (seconda parte)

                 

   Ispezionò il penitenziario a fianco di un'assistente capo delle guardie carcerarie, si finse estranea a quel mondo e manifestò vivo disappunto quando constatò il sovraffollamento delle celle: anche il penitenziario femminile ne viveva il disagio.
   "Dottoressa, è tutto vero, come vede le detenute vivono in una condizione disumana. In ogni cella predisposta per due detenute, ve ne sono cinque che occupano spazi angusti. La condizione forzata accentua l'aggressività, l'esasperazione e la depressione. La legge non porta a capo di nulla, in questo clima è difficile svolgere il lavoro di agente penitenziario, alcune di noi si sono tolte la vita."
   Giulia ascoltava distaccata, sapeva del sovraffollamento, al tempo di sua madre ancora non si risentiva del problema, ma constatarlo con i propri occhi era tutt'altra cosa.
   "Difficile credo sia anche per chi deve occuparsi della Direzione. Dobbiamo cercare di far funzionare ogni cosa al meglio e di impegnare le detenute in maniera che in cella vi stiano il meno possibile. So che siete fornite di una valida sartoria, un lavoro che restituisce dignità alle detenute. Dobbiamo avviare anche un nuovo progetto, il lavoro all'interno del carcere è sempre un monito alla legalità e al recupero."
   "Sono d'accordo, dottoressa, tutte lo siamo. Molte donne si trovano qui non per aver scelto di essere criminali, a volte le circostanze, le violenze..."
   "Già! Le spiacerebbe fornirmi il registro del personale, oltre che quello delle detenute. " disse Giulia all'assistente capo. "E vorrei prendere visione anche di un registro di vent'anni fa, giusto per analizzare l'epoca e fare un'analogia con quella contemporanea."
   Si calò perfettamente nella parte della Direttrice modello e nell'attesa che le fosse fornito il materiale richiesto, parlò al megafono e si presentò alle ospiti forzate come nuovo direttore che avrebbe tutelato i loro diritti.
   Ormai era già un mese che si occupava della direzione di quel penitenziario, conosceva tutte le detenute e riservava condizioni di agevolazione a quelle che erano state vittime di violenza sessuale. Conosceva anche tutte le secondine ed individuò le due che erano state guardie carcerarie al tempo della detenzione della madre, entrò in confidenza con loro e un giorno, con una scusa qualunque, fissò loro un appuntamento fuori dal carcere.
   Giunse al luogo dell'incontro in anticipo, pregustava il piacere di metterle sotto torchio, avrebbe ripercorso gli anni di sofferenza della mama; gli anni di umiliazione all'interno di quel carcere per una violenza atroce subita da un uomo lontano da ogni sospetto. Le avrebbe fatte penare, non sapeva come, ma il fatto stesso di andare a ritroso per rinfrescarne la memoria avrebbe sicuramente procurato un forte stress emotivo: loro avevano umiliato e ferito la madre vittima delle circostanze. Filomena era una ragazza che amava la giustizia e lavorava per essa, aveva studiato, si impegnava per la legalità ma la vita l'aveva mal ripagata, se non fosse entrata nei pensieri di un mentecatto avrebbe avuto una vita diversa: sono le coincidenze a deciderne il percorso. Il dolore non aveva mai lasciato il cuore di Giulia che desiderava ancora vendicarsi su chi non aveva compreso e aveva calpestato la madre nella sua dignità di persona, solo così avrebbe trovato pace. Lei l'avrebbe riscattata, ma non avrebbe lasciato tracce. Il luogo dell'incontro era un posto isolato, adiacente ad un boschetto, a quell'ora non passava nessuno, s'era appostata varie volte e aveva constatato che nel primo pomeriggio la gente non sceglieva di attraversare quel parco. Lei le avrebbe colte di spalle, era armata non potevano opporre resistenza; le avrebbe minacciate e poi condotte in macchina dove portava sempre delle manette e poi tutto sarebbe venuto da sé, ne assaporava anticipatamente la vendetta.
   Udì il suono di una sirena, chissà forse un'ambulanza; cominciò a chiedersi cosa fosse accaduto, a quel suono ne sopraggiunse un altro più sonoro; non voleva abbandonare il luogo dell'appuntamento, però ora forse non era più sicuro, e bando alle elucubrazioni senza risposta decise di verificare. Uscì allo scoperto sulla strada principale e notò al bordo della carreggiata una vettura addossata ad un camion, l'auto aveva i vetri in frantumi e la parte anteriore completamente distrutta, l'impatto doveva essere stato fatale per i passeggeri della monovolume. Si avvicinò con circospezione, ma gli agenti di polizia la bloccarono; allora rimase in disparte, aveva uno strano presentimento: le sembrava di riconoscere l'auto, ma non ne era completamente sicura. I suoi dubbi trovarono conferma, quando estrassero dall'abitacolo i corpi senza vita delle due secondine veterane.  A quel punto fu costretta a qualificarsi e a dichiarare le generalità delle due donne. Che strana la vita sembrava quasi che avesse voluto agire in suo favore, come se qualcuno dall'alto non avesse voluto farla precipitare nell'abisso della criminalità, proprio per non farle conoscere la reclusione e per farle godere la bellezza della libertà.
   Si allontanò da quel luogo in preda allo sconcerto e forse, finalmente, avrebbe cominciato a vivere!

10 commenti:

  1. Molto bello. Una perfetta conclusione di una storia che già mi era piaciuta all'inizio. La "provvidenza" manzoniana è intervenuta, come era giusto che fosse.
    Un caro abbraccio, Annamaria!

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    1. Cara Ale, non ho voluto che la figlia vivesse lo stesso dramma carcerario della madre. Ti ringrazio per l'apprezzamento e ti auguro una buona serata.
      ricambio affettuosamente
      annamaria

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  2. Qualsiasi argomento tu affronti, Annamaria, riesci sempre a regalare ai tuoi lettori un refolo di speranza, facendo sentir loro la presenza multiforme di quel "qualcuno dall'alto" che sa sciogliere anche i nodi più intricati ed illuminare la via più oscura.
    Leggerti, fa bene al cuore.
    Abbraccio pomeridiano.
    grazia

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    1. E sapessi come fa bene al mio cuore leggere le tue parole cosi generose nei miei confronti. Io non smetto di sperare che un angelo provvidenziale possa intervenire al momento opportuno; nello specifico dopo l'infanzia in un luogo inadatto e visto l'impegno della figlia durante la crescita, mi è parso giusto che dovesse ricevere un dono.
      Grazie, cara amica.
      ricambio con sincero affetto
      annamaria

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  3. Ciao annamaria!
    Un vero dono dal cielo,mi è piaciuto tantissimo questo racconto,leggerti è sempre delizia degli occhi e del cuore,veramente!
    Un abbraccio cara e un sorriso per la sera

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    1. Grazie, cara Claudia, per aver apprezzato e per le belle parole.
      Ti auguro una bella e solare giornata come te. A presto.
      ricambio affettuosamente
      annamaria

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  4. La vendetta è un piatto che va servito freddo? Anche caldo, caldo di sangue appena versato. C'è la convinzione, perbenista, che la vendetta non ci ridarà la pace, e io credo sia vero: la pace interiore, anche con una ben consumata vendetta, non tornerà mai all'età dell'innocenza, a quando si era felici. E però credo anche che "occhio per occhio, dente per dente", come recita la Bibbia: la vendetta non ridarà la pace totale, ma potrà rendere meno pesante il futuro. Non credo nel perdono. E' questo una cosa divina, che dovrebbe venire da un dio, ma noi qui siamo tutti mortali e con una data di scadenza, e dellì'aldilà non v'è alcuna certezza. Il perdono è una ipocrisia, non ho mai conosciuto uno che abbia perdonato; persino Cristo sulla croce si oppose al volere del Padre prima di spirare. E' stato obbligato a morire per gli uomini. In tal senso di Cristo ho una visione molto vicina a quella di José Saramago.

    Qui interviene la Provvidenza che consuma la vendetta della protagonista. Credo, Annamaria, che tu sia convinta che l'unica giustizia possibile sia quella che viene dall'Alto. E però nella realtà quotidiana nessun dio si adopera in nostro favore. Un bel racconto, dove la Provvidenza risolve tutto o quasi, in una perfetta armonia manzoniana. ;-)

    Un forte abbraccio

    beppe

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    1. Che dirti se non grazie per l'articolato ed esaustivo commento: è un piacere leggerti. Io rispetto le tue idee che per alcuni versi non corrispondono alle mie, ma tu questo lo sai ed è bello proprio per questo il contraddittorio.
      La giustizia del vecchio testamento non mi trova d'accordo del resto Gesù la sovvertì: non c'è pace vendicandosi, e su questo siamo d'accordo. Il perdono... ecco io credo nel perdono e non è vero che non esista: molti esseri umani hanno perdonato anche grandi nefandezze. Cristo durante il suo apostolato diceva di amare i nemici e di porgere l'altra guancia, se questo non è perdono! Nella realtà quotidiana Dio non interviene perché l'uomo è dotato di libero arbitrio per cui ciò che accade di negativo è frutto dell'uomo. La Provvidenza per me è intesa come un angelo protettore che giunge al momento opportuno, nello specifico ho pensato alla madre della protagonista.

      Ricambio l'abbraccio e ti auguro una bella giornata.
      annamaria

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  5. In molti tuoi racconti, e in questo ancora di più, si coglie la tua particolare visione delle vicende umane: la celebrazione amara ma dell'equivocità e della precarietà dei ruoli che la società, o più spesso un destino cieco e caotico ma a volte con delle parvenze di sistematicità, ci offre o per meglio dire ci impone.

    In questa storia che attraversa in qualche modo tre generazioni si respira il senso dell'ineluttabile, la tendenza dell'essere umano a ritornare, a volte per scelta a volte per necessità e altre volte quasi per caso, sui propri passi, per vedere e capire se le ferite sono ancora aperte, se sono rimarginate o se, magari, sembravano rimarginate ma all'impatto del vecchio trauma sanguinano come e più di prima.

    "Tutto torna" (non so se la cosa è stata voluta o quasi inconsapevole e subliminale) è un titolo a doppia chiave di lettura: tutto torna in un senso contabile, il tempo presenta sempre un conto (magari solo per far vedere che l'ha pagato qualcuno, o in questo caso "qualcosa" altro al posto tuo); ma tutto torna nel senso che la realtà, spesso, ha di questi grovigli, di questi giri immensi, è ricorsiva sia nelle storie collettive che in quelle squisitamente singolari e private.

    Gestiti e spesso beffati dalla casualità, uomini e donne inventano significati. Aiutati dai poeti e dagli artisti in generale che sono quelli che sembrano riuscirci meglio.

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    1. La narrativa trae spunto dalle vicende umane, caro Luca, ed è il genere che preferisco, il genere che mi ispira.
      Il titolo... a volte è come un lampo mentre si sta scrivendo la storia, altre è pensato dopo a compimento della storia, in questo caso mi è balenato ancor prima che terminassi il racconto prima parte. In quel "tutto torna" ho pensato alla vendetta che si sarebbe compiuta, poi nella parte conclusiva ho voluto salvare la protagonista dall'annullamento della sua vita, le ho voluto restituire l'innocenza che stava buttando via per l'odio soffocato a lungo.

      Grazie, ti lascio un affettuoso saluto.
      annamaria

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