Un rumore di chiavi, un tintinnio
continuo contro la porta persiana sovrastò Il suono del concerto che stava
seguendo in televisione, dette voce per richiamare il marito che credeva si
trovasse all'esterno nel tentativo di entrare. Il tintinnio continuò, allora
lei si alzò dal divano di quella zona living situata a piano terra della
villetta al mare e girò le sue chiavi che erano ancora nella toppa, le roteò e
spinse. Due strani ceffi incappucciati erano lì fuori, lei non si perse d'animo
e nella frazione di secondi, spalancò con veemenza la porta finestra, uscì e
rincorse gli sconosciuti che si stavano allontanando velocemente. Lei imprecò,
mentre a grandi balzi attraversava il giardino, quei maledetti stavano per
scassinare la porta, le loro intenzioni erano esplicite. 'Non siamo più
sicuri,' pensò mordendosi un labbro 'neanche quando siamo presenti in casa '.
Stava per raggiungerli, loro velocemente spalancarono lo sportello dell'auto
parcheggiata davanti al cancello residenziale e il conducente mise in moto e
partì a tutta velocità, lasciando una scia di scarico carburante che appestò
l'aria fresca di quel timido mattino avvolto dai chiarori dell'aurora. Lei si
bloccò furente, fu raggiunta dai genitori che stavano dormendo al piano
superiore: erano stati svegliati dal rumore della porta sbattuta contro la
ringhiera del terrazzino; erano confusi e chiesero spiegazioni. Tutti rimasero
in quella situazione angosciante per un bel po' di tempo, poi rientrarono e si
accomodarono intorno al tavolo in attesa del caffè che avrebbe schiarito le
loro menti annebbiate e sbigottite. Continuarono la conversazione in giardino,
poi sopraggiunsero altri residenti del complesso e raccontarono l'accaduto, si
vedevano visi preoccupati, sarebbe potuto accadere anche a loro: la vita è una
ruota che gira. Passò di lì una condomina che rientrava dall'uscita mattutina,
mentre la sua famiglia ancora dormiva; lei premurosa, come ogni giorno, andava
in pasticceria ad acquistare i cornetti caldi per la colazione. Anche lei si
unì al capannello di gente e come tutore della legge dette qualche ragguaglio
sui furti nelle abitazioni e si mostrò preoccupata anche per se stessa: abitava
al primo piano della palazzina frontale alla villetta appena visitata. Li
salutò e si affrettò a tornare a casa per non far raffreddare i croissant
profumati di forno, non sapendo che i rapinatori erano stati prima da lei:
mentre credevano di dormire sonni tranquilli, i ladri erano penetrati da un piccolo
finestrino vasistas del terrazzo e con passo felino avevano compiuto la rapina,
quello che c'era, compreso un bottino in denaro non poi così magro!
mercoledì 27 giugno 2018
lunedì 14 maggio 2018
Esiste ancora l'umanità?
Siamo simili a cosa noi umani?
Umano, bella parola, intensa definizione; ossia umano è perché appartiene
all’uomo, non è umano quando non è adeguato alle caratteristiche dell’uomo che
in quanto umano dovrebbe possedere qualità di benignità, equità, solidarietà,
affabilità; diversamente non sarebbe un essere umano col suo raziocinio, a
parte chi per motivi che esulano quella natura non è in grado di comprenderne
le regole etiche.
Siamo vittime del sistema, del
bombardamento mediatico, dell’informazione pressante di quella cronaca nera che
taluni scellerati scambiano per atti d’eroismo; di quel fanatismo di massa che
assoggetta le menti vulnerabili? O invece siamo scaduti nel disamore totale,
nella mancanza di quei valori che contraddistinguevano l’essere umano
dall’animale che peraltro ha più cuore del suo stesso padrone.
Siamo diventati servi del
potere agghiacciante, della crudeltà che tutto può e tutto distrugge, siamo carnefici
dei nostri affetti sopprimendoli alla prima occasione o torturandoli nei nostri
campi di concentramento domestico! La seconda guerra mondiale è terminata da
più di sessant’anni e cosa ci ha insegnato quel conflitto
sanguinario, drammatico che straziò vite umane come carne da macello, cosa ci
ha insegnato? La società è allo sfascio, ognuno fa ciò che vuole, arraffa come
può a discapito degli altri; le famiglie crollano per mancanza di certezze
economiche, per quella mancanza di condivisione un tempo così importante; pochi
continuano a interagire all’interno delle loro case e allora o si è frustrati
per il denaro che non c’è, oppure non si è presenti fisicamente perché si corre
come marionette per mantenersi il lavoro così labile. E in tutto questo
bailamme la droga, la criminalità e i falsi miti ammiccano e catturano la
fragilità umana, a farne le spese spessissimo sono coloro che cercano un
viaggio anestetizzante, un viaggio emulativo che non sarebbe intrapreso se le
sconfitte e le solitudini non prevalessero. Si campa come si può e si cercano
spiagge desolanti dove tentare il possibile.
I soliti noti sorridono e
vivono sulle fragilità, anzi affondano la loro lama luccicante e poi capita di
apprendere che un onesto padre di famiglia che ha dedicato la sua vita al
lavoro dell’amico facendogli crescere l’attività, sia il primo a essere
licenziato senza giusta causa che l’ha lasciato nello sconforto più nero:
difficile è trovare un altro lavoro dopo i cinquant’anni. Capita e ancora capita
che l’onesto debba subire e il truffatore viva sugli allori! Capita di
ascoltare di un giovanissimo che per uno stupido gioco uccida suo padre con un
fucile appartenuto al nonno, e capita anche che un altro giovanissimo venga picchiato
a morte per aver difeso la sua fidanzatina mentre il pubblico presente non
riesce a salvarlo, non riesce a chetare il branco impazzito. Capita che un
padre perfetto, pur non avendo, a detta dei tanti, problemi economici, e si apprende
dopo che i problemi c’erano, decida di uccidere i suoi due bimbi e gettarsi da
un dirupo per farla finita; immagino la moglie, una brava veterinaria, che
nella manciata di qualche minuto ha perso i due bambini e il marito, le è
rimasta una figlia che si è salvata perché era in gita scolastica. Come può
cambiare l’esistenza nel giro di qualche minuto: famiglie forse felici che
all’improvviso vivono il dramma della vita violata, il dramma della morte
cercata. E se poi capita che un ragazzo giovanissimo decida di bruciare il
corpo della sua ragazza quando gli comunica la notizia della futura maternità,
allora ci chiediamo ma dove stiamo vivendo? Che razza di mondo è se manca
l’umanità?
E che dire di quei padri che uccidono le loro figlie perché si ribellano alla decisione paterna di volerle dare in sposa a un uomo scelto da loro, atavico comportamento che esisteva anche da noi e che purtroppo è ancora presente in quei Paesi dalla mentalità gretta e retrograda, dove il fanatismo religioso ammorba le menti.
Ci hanno parlato dell’inferno
e sapevamo che l’avremmo visto POI! No ci sbagliavamo, l’inferno è qui: vive
con noi e non è facile schivarlo, perché quand’anche non volessimo entrare e
non volessimo provare le fiamme del dolore, comunque quelle fiamme
incendierebbero anche chi ne è rimasto fuori e si strazia il cuore per chi è costretto
ad entrare.
(post scritto l'anno scorso, ma sempre attuale, purtroppo!)
giovedì 5 aprile 2018
Non spegniamo le luci
C'è chi è un sognatore ottimista e spera, c'è chi demorde e getta la spugna, c'è chi insiste e combatte, c'è chi pur deludendosi non abbandona, eppure vi era un tempo in cui la situazione era confortante. Cosa fa cambiare il vento, cosa fa scegliere nuovi percorsi?
Messa così sembrerebbe un cambiamento obbligato dalle circostanze e forse ci potrebbe anche stare: se in molti abbandonano, si rischia l'isolamento.
Ma se vi era soddisfazione, perché cercare altrove ciò che rientrava nelle proprie corde? La risposta è semplice: là fruibilità immediata associata al poco impegno; del resto tutto corre alla velocità della luce e occorre essere dinamici pur con pochi contenuti; una manciata di minuti e si è in contatto col mondo pigiando un "mi piace", e badate bene che anch'io faccio parte del mondo veloce dei click, ma anche lì sono per i contenuti e non soltanto per i lusinghieri saluti temporali o per le foto altrui scaricate da internet.
Qui, in questo spazio, vi sono valide menti che ci dedicano il loro tempo con scritti di qualità, articoli di pregio con approfondimenti, racconti e romanzi di classe, news e reportage; ebbene dopo questa mole di lavoro, i visitatori da un bel po' si stanno defilando e non rendono giustizia a chi si è impegnato e gradirebbe, dopo la lettura, ricevere una parola di testimonianza del suo passaggio. Un'amica blogger, una bravissima scrittrice che ci regalava storie sempre più coinvolgenti e di spessore, da svariati mesi non pubblica più; una penna come poche ha abbandonato il campo per scarsa partecipazione degli amici blogger e per dedicarsi alla costruzione di un ulteriore romanzo: spero che sia veramente così e che torni presto tra noi.
Anche altri blog rilevanti hanno chiuso o stanno disertando e questo non va bene: non devono cessare i blog culturali a favore di quelli culinari che impazzano con successo!
Allora demordiamo o combattiamo? Gliela diamo vinta ai social che vivono anche di poesie, aforismi, scritture altrui, ovviamente dichiarate. Gliela diamo vinta o continuiamo a impegnarci in questo spazio di qualità pur concedendoci distrazioni virtuali molto frequentate, giusto per non essere fuori da quel mondo internettaro così comune!
Non spegniamo le luci, non chiudiamo il sipario!
domenica 1 aprile 2018
Buona Pasqua
Auguro una BUONA PASQUA a tutti voi.
Buona nel senso che sia serena, in armonia, in salute e con qualche spicciolo in più per godervi una gita fuori porta e qualche piccolo extra, ma se ciò non sarà fattibile quello che più conta è il benessere fisico e interiore tutto il resto, non è retorica, viene da sé.
Per essere in tema con il clima pasquale, vi auguro quindi un "passaggio" dalle incertezze alle certezze, dalla solitudine al recupero della compagnia affettiva, dall'incomprensione alla comprensione, dalla tristezza alla gioia. Questi passaggi portano vita nuova anche in questo clima poco edificante.
Un abbraccio virtuale a tutti.
Annamaria
martedì 20 marzo 2018
Odio represso
Dette una spinta, lanciò un urlo e lui uscì con una manina sul visetto: pareva, volesse proteggersi dalle brutture del mondo. Un fagotto, un pulcino dalla pelle chiara e con una spruzzatina di peli biondissimi sulla testa.
"Ma che bellino, pare un topolino. Speriamo che cresca forte come me." diceva il suo papà che aveva atteso la nascita fuori di casa, dinanzi all'uscio, facendo passi frenetici sul selciato.
"Franz, è il nostro primo figlio; quanto mi ha fatto soffrire!"
"Dovrà rigar dritto!" rispose il marito," Non mi piacciono le mammole con i pantaloni."
"Ma Franz è solo un neonato, si vedrà!"
"No, no è meglio aver le idee chiare, per l'educazione ci penserò io!"
"Ma non lo abbracci? vieni, sono certa che appena lo prenderai, penserai solo a coccolarlo!"
Un bell'esordio non c'è che dire, prospettive di un futuro rigido per Hans che imparò ben presto a mettere da parte le lacrime; sua madre nulla poteva contro la collera del marito, uomo inflessibile temuto dai detenuti del penitenziario, dove svolgeva il lavoro di guardia carceraria.
"Bambino mio, tuo padre a modo suo ti vuole bene, lo fa per educarti. Hai visto il cagnolino, se non lo sgridiamo non ubbidisce. Tu imparerai e sarai bravo."
Hans covò dentro di sé tanta rabbia repressa che all'età di diciassette anni si arruolò volontario nel corpo d'armata dell'esercito tedesco, suo padre ne fu fiero.
"Fa strage di buoni a nulla!" gli disse "Prima o poi ci scappa una guerra e tu sarai pronto a far giustizia d'incapaci!"
E la guerra ci fu, un conflitto che, oltre alle mire espansioniste del suo fautore, aveva come obiettivo perseguire i buoni a nulla della società e gli emarginati, gente da sopprimere secondo la mente malata del dittatore capo, uomo prepotente e crudele privo d'ogni briciolo di umanità, uomo razzista, antisemita e despota.
Hans lo adorò: era colui che gli dava la possibilità di scaricare la rabbia repressa sugli immeritevoli della società, come aveva detto suo padre. E si distinse in soppressioni di massa: dove lui giungeva con il suo sguardo freddo e glaciale ogni vita era cancellata; divenne ben presto il più temuto dell'esercito tedesco.
Sua madre non sapeva ancora del cambiamento, non sapeva che il suo figliolo era divenuto un carnefice di gente innocente di qualunque ordine e grado. E Hans non sapeva, a sua volta, che avrebbe dovuto giustiziare proprio la madre, ebrea sin dalla nascita; la madre che prima di cadere sul selciato gli trafisse il cuore con il suo sguardo puro; la madre, l'unica creatura che lo avesse mai amato.
Allora... dopo, aspettò il padre dinanzi all'uscio di casa e lo freddò con la pistola d'ordinanza, poi si sparò egli stesso un colpo al cuore.
(Un mini racconto che mette in luce l'educazione sbagliata e autoritaria impartita da genitori privi di cuore, genitori che a loro volta hanno forse subito violenze psicologiche. Menti malate che vanno allontanate dai loro figli. Un tempo era difficile ribellarsi, ora ancora lo è, ma con gli strumenti attuali qualcosa si può e si deve fare per interrompere la spirale di violenza e curare anche quella predisposizione genetica che, assieme all'ambiente e alle esperienze di vita plasmano l'essere umano: abbiamo il dovere di consegnare alla società un'umanità giusta che sappia amare.)
venerdì 23 febbraio 2018
Il tempo vola
Ero
il presente innovatore, ora sono il passato da rievocare.
Quando vivevo il presente, ciò che
apparteneva ad altri era per me desueto, non riuscivo a cogliere i progressi e
le evoluzioni precedenti: ero nel cambiamento, nella diversità ed ero fiera di
trovarmi in un’epoca rinnovata per costumi e modi di fare. Vedevo gli altri distanti
e pregni di un cliché che non era il mio, sentivo di possedere informazioni
aggiornate che non abbisognavano di ulteriori chiarimenti: ero nel modernismo.
Ora quel mio passato è ricordato e mi sembra
ieri: non mi pare vero che sia trascorso tanto tempo.
In questo lasso temporale la vita ha fatto
passi da gigante; tanto per restare in tema, ora scrivo nel programma Word,
mentre quando ho cominciato, battevo tasti di una macchina da scrivere scomoda
per le correzioni. Internet è in quasi tutte le case e il computer non è solo
uno strumento operativo negli uffici. Il pc ci aiuta in vari campi, tutto o
quasi si può fare con il computer: prenotare un viaggio, sbrigare una pratica
burocratica, un pagamento, un acquisto, comunicare velocemente in simultanea, conoscere
l’anima gemella. Se pensiamo a qualcosa, lui, lo strumento tecnologico ha la
risposta; infatti, se stiamo per fornire una spiegazione, i giovani rispondono
che l’hanno letto su internet e a quel punto sono loro che offrono dettagliate informazioni,
ci tocca ascoltare e ascoltare: rincresce non essere più protagonisti.
Torna poi il ricordo: anch’io avevo la
spiegazione del momento e mi sentivo fiera di possedere lo scibile dell’ultima
novità; anch’io m’inorgoglivo, quando dimostravo la conoscenza dell’evoluzione;
perché ciò che c’era prima aveva fatto il suo tempo e io rappresentavo la
modernità.
Mi spiace di aver pensato che il mio
presente fosse unico, mi spiace di essermi sentita un gradino avanti, mettendo in ombra chi per me sembrava, avesse percorso il suo tempo. Il fatto è che ogni
epoca ha le sue evoluzioni, io lo sapevo e inconsciamente non lo accettavo per
pura competizione con gli adulti: l’adolescenza e la giovanissima età, povere
d’attenzioni, portano a comportamenti e convinzioni errate.
Sono nel presente e quando vedo immagini del
mio passato che giudicavo al top, riconosco che quel periodo ha permesso ciò
che ora abbiamo, per cui anche quello che esisteva anteriormente, era frutto
del passato che volutamente ignoravo.
Un grazie va per ogni epoca, anello di una
catena senza tempo.
sabato 3 febbraio 2018
Il ritratto di Dorian Gray
Celebre romanzo di Oscar Wilde
che con stile ricercato e scorrevole, dal ritmo armonioso e incalzante quanto
basta, ci narra la storia di un ricco e affascinante dandy di fine ottocento;
un dandy, orfano di genitori, che venderà la sua anima al diavolo pur di
conservare la sua bellezza giovanile.
Dorian è ricco e affascinante, conduce una vita agiata fra circoli di lusso e salotti ricercati della Londra
bene; vive in un palazzo di pregio, riverito e servito da domestici fedeli; tutto ha inizio da un ritratto che un amico pittore sta realizzando per lui. Entra
in scena un Lord raffinato e snob che s'innamora del ritratto e propone al
pittore di esporre l'opera, ma Basil, il pittore, conoscendo le intenzioni del
cinico Lord, un edonista viveur dalla battuta pungente, si rifiuta e non
desidera che si intrometta nel rapporto fra lui e Dorian. Basil si è impegnato
molto nella realizzazione del ritratto, ne è geloso a tal punto da sostenere
che in esso ha riposto la sua anima. E la creazione diverrà materia viva. Il
Lord fa la conoscenza di Dorian quando sopraggiunge nello studio dell’amico
pittore; dopo l’incontro nasce un’amicizia fra i due e l’affascinante giovane
uomo si lascerà influenzare dalle idee contorte di Lord Henry.
Dorian perderà la sua
ingenuità, e la freschezza resterà solo sul suo volto: il ritratto, da lui
nascosto in soffitta e protetto da un drappo, muterà e i segni del tempo
compariranno solo sul dipinto. L’accanimento e la soddisfazione dell’aspetto
fisico eternamente giovane, lo renderanno immorale e sarà questa
perversione a fargli perdere la sua anima. Seguiranno momenti di sconforto per
la morte di una giovane fidanzata ripudiata, per l'omicidio da lui eseguito dell’amico
pittore e per il suicidio dell’amico chimico al quale commissionò il dissolvimento
del cadavere di Basil. I rimorsi sono braci spenti che ardono e si riattivano
quando le colpe divengono pesanti come macigni.
Il finale ci concilierà con la
storia, il protagonista morirà per i suoi misfatti e ogni cosa verrà alla luce.
Un riscatto per Basil ucciso ingiustamente, un riscatto per l’amico chimico
costretto a compiere un’azione indegna e un riscatto per la giovanissima attrice
innamorata persa del suo dandy che suggestionato da Lord Henry, annullerà il
fidanzamento e la povera ragazza per il dolore cercherà la morte.
La storia è surreale e per chi
non ama l’inverosimiglianza, potrebbe sembrare una lettura non appassionante,
ma stiamo parlando del grande Oscar Wilde e la sua scrittura coinvolgente,
dettagliata e raffinata non possono non appassionarci o lasciarci indifferenti:
Dorian Gray è un capolavoro della letteratura inglese in epoca vittoriana. Da
questo romanzo come ben sappiamo, sono stati tratti diversi film e varie
interpretazioni teatrali, la storia delinea un concetto chiaro, profondo: chi
ama la sua bellezza giovanile a tal punto da desiderarla per sempre, finisce
per vendere la sua anima; non accettare il tempo che passa fa perdere la visione
della vita e si vive uno stato di immobilità privo di emozioni. Le emozioni
sono il frutto delle esperienze della vita, esperienze che si formano nel tempo
e senza un’evoluzione nell’aspetto, le esperienze non si compiono. L’apparire
non conta più dell’essere, l’estetica perfetta frutto di strane macchinazioni
distrugge l’anima e anche il corpo.
Credo che questa storia sia sempre
attuale: il culto della giovinezza è soprattutto ora un’ossessione per tanti; potremmo
confrontare l’aspirazione di Dorian, finita drammaticamente, ai desideri di chi
non accettando il tempo che passa finisce per stravolgere se stesso e non avere
pace!
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