Giaceva lì inerte,
priva di vita ed aveva solo sedici anni!
Marica era sana,
una ragazza in fiore che all’improvviso aveva visto scivolar via le sue forze e
le sue aspirazioni, quando il “cancro” le aveva fagocitato i suoi globuli
rossi. Lunghi ed estenuanti tentativi per combattere la “Leucemia”, la cui
parola atterrisce. Nulla … neanche il trapianto di midollo la salvò dalla “Mietitrice”,
soddisfatta di raccogliere un’altra vittima.
Il gelo della morte
si sprigionava da Marica che riceveva l’ultima benedizione dal Vescovo, suo
zio, quando d’improvviso fu proiettata fuori dal suo corpo. Si sentì sospinta
da due strane entità celestiali e raggiunse la vetta di un monte: una cima
ovattata folgorante, situata in un mondo fiabesco, fatto di pace e di soavità indescrivibili.
Marica udì una voce
possente e dolce, misteriosa e beata che le parlò: “Devi tornare indietro!”
disse quella voce senza volto. “Non è ancora giunto il tuo tempo. La terra ti
attende.”
Marica si riscosse
e a stento mormorò: “ Io non ho forze, sono molto stanca. Lasciami qui!”
“Ti porteranno gli
angeli.” rispose la Voce. “Va in pace.” E la sorressero amorevolmente,
ripercorrendo il ritorno.
Marica scivolò
nuovamente nel suo corpo e comprese la realtà: lei era morta per i presenti che
piangevano il suo distacco visibile. In un attimo vide i suoi amati genitori
(quanto le dispiaceva), tutti i suoi cari e gli adorati amici; si stupì nel
vedere anche il suo ex fidanzatino in lacrime.
‘Ipocrita,’ pensò.
‘E’ stato lui a lasciarmi.’
Stavano per deporre
il coperchio sulla bara e lei rischiava di essere chiusa viva in quella
prigione per sempre. Non aveva neanche le forze, le sue funzioni erano
paralizzate e non poteva comunicare con i presenti che continuavano a vederla
morta e immobile. Gli addetti alle pompe funebri, composti e impettiti nel loro
lugubre abito nero, erano ai lati del feretro, mentre Marica sentiva il cuore
scoppiarle nel petto, si fece forza e mosse un dito.
“Un momento!” urlò
lo zio Vescovo, che non aveva ancora lasciato il suo posto e continuava a
guardarla addolorato. “Mia nipote è viva!”
Si avvicinò un
parente medico che la osservò incredulo, la tastò e le ascoltò il cuore.
Marica finalmente
spalancò gli occhi ed esclamò: “Datemi un panino con la mortadella!”
Fu uno
sconvolgimento generale, un’esplosione di gioia, uno stupore misto a
sbigottimento. Il padre di lei tremante e inebetito si catapultò sulla figlia stringendola
a sé e a stento singhiozzò: “Tutto quello che vuoi, figlia mia! Sei
resuscitata! Dio ti ringrazio!”
Marica ha
continuato la sua vita nell’assoluta normalità, avendo molti amori,
un’esistenza realizzata professionalmente e un’incredibile vitalità. Di
quell’esperienza soprannaturale conserva un dolce ricordo e la certezza che “Lui”
c’è, come c’è il mondo divino, luogo di bellezza e di pace; ma dentro di sé
perdura ancora una paura, la “paura” dei luoghi chiusi: non è più entrata in un
ascensore.