domenica 14 febbraio 2021

Esserci o non esserci?


Molti di noi non sono più presenti in questo spazio che continuo a considerare importante. Purtroppo anch'io pubblico raramente: mancando i visitatori, manca lo stimolo a tenere vivo il blog. Ma di tanto in tanto mi affaccio e mai chiuderei un luogo che mi ha visto nascere, perché la blogosfera è stata la mia prima esperienza.  Mi sono approcciata a internet e ho interagito con persone sconosciute che ho imparato a stimare: è stato un arricchimento.  E poi ho dato sfogo alla mia voglia di scrivere che diversamente sarebbe rimasta in un cassetto, a parte un romanzo e vari racconti pubblicati. 

Tornerò ancora qui e vi leggerò come faccio di tanto in tanto.

A presto e buon san Valentino a tutti! ❤

giovedì 17 dicembre 2020

Il senso del Natale



   Negli ultimi anni abbiamo vissuto una sorta di distanza dal clima natalizio: spesso ho letto che il natale con tutto l'ambaradan era quasi un fastidio. 
   Giornate caotiche da lasciare al più presto alle spalle e tutto per i cambiamenti che le feste hanno subito nel corso degli anni. 

   In passato si viveva il Natale in semplicità: contavano la spiritualità e la riunione familiare, questo era lo spirito natalizio. Non c'erano le corse sfrenate ai regali sempre più mirati, i menù da grandi chef e  gli allestimenti scenografici che, se da un lato hanno acceso più luci sul palcoscenico natalizio, dall'altro hanno complicato i preparativi rendendoci stanchi già prima di cominciare i festeggiamenti. 

   Forse il virus ci restituirà quel Natale  di nostra memoria? Forse il virus ci farà riflettere sul senso vero di una festa condivisa in tutto il mondo: la celebrazione della VITA! ❤

   Con la speranza che la vita riprenderà quella normalità spesso non apprezzata, vi auguro di trascorrere un sereno Natale che nell'intimità sarà più autentico e virtuoso.

                                                              Buone Feste



giovedì 1 ottobre 2020

Vita, enigma dell'esistenza.

 

   Nasciamo e non lo decidiamo noi, allora se avessimo l'opportunità di farlo, decideremmo di venire al mondo? Le situazioni sono disparate e ovviamente chi se la passa bene, darebbe una risposta affermativa. Ma quanti vivono condizioni così ottimali da poter dire la vita è bella, vorrei nascere allo stesso modo e nello stesso luogo; oppure vorrei venire al mondo con un aspetto diverso e  in un altro luogo?

   La vita è una battaglia sempre: anche non avendo sferrato offensive, ci si ritrova a combattere guerre a volte personali ma spesso conflitti ad ampio raggio che non abbiamo innescato, ma che per la globalità che regola l'esistenza ci coinvolgono. 

   La vita nel mondo globale, pur con i suoi rischi, ci fa vivere le emozioni del contatto umano che in totale solitudine non proveremmo. Immaginiamoci su di un'isola deserta e anche lì non saremmo da soli, dovremmo difenderci dalla natura nella sua completezza,. L'uomo nasce per rapportarsi con gli altri: il suo primo rapporto è genitoriale, diversamente non potrebbe compiersi la sua esistenza per bisogno nutrizionale e per crescita; quindi una dipendenza necessaria da un adulto che provvede a lui. 

   E qui rientra la casualità: al nascituro capitano buoni o pessimi adulti; luoghi di nascita pacifici o infestati da ideologie che annullano l'esistenza tramutandola in una lotta alla sopravvivenza. E tutto questo perché l'uomo pur nascendo in un clima accettabile, è alla ricerca dell'impossibile che altera gli equilibri e li trasforma in caos. 

   E nonostante ciò si lotta sino allo sfinimento per una briciola di emozione, per una briciola di vita terrena; si soffre e si volta pagina a volte più lentamente, a volte con impegno subitaneo per reprimere il dolore che si accanisce su chi non cerca il male. 

   Quanti strani meccanismi regolano l'esistenza? Ma si spera e si vive, si cerca il sorriso e ci si inginocchia quasi sempre alla vita che ci ha scelto per essere parte della sua. Nulla è vano, nulla è per caso! 

   Molti si interrogano sull'esistenza e si chiedono perché vivere, impegnarsi, soffrire, arrivare allo sfinimento oppure gioire, emozionarsi, se poi qualunque sia la qualità di vita vola in un soffio e tutto il travaglio per esistere non ci concede il premio dell'immortalità? Ciò che più ci spaventa, è il sapere che siamo viaggiatori non per scelta e che siamo obbligati a fermarci all'ultima stazione.  

   Intanto tracciamo orme e saranno loro a testimoniare il nostro passaggio; chi si crede invincibile è uguale a tutti gli altri: arriverà una resa dei conti che porrà tutti sullo stesso piano, allora l'esistenza avrà quella risposta che attendevamo!   

giovedì 11 giugno 2020


   L'uomo si adatta, l'uomo ubbidisce quando l'autorevolezza è chiara e inoppugnabile!
  Eppure siamo un popolo indisciplinato:  trasgrediamo, cogliamo l'attimo per continuare a cavalcare l'onda del tirare a campare, urliamo per la rabbia se tentano di incolonnarci come soldatini, ma quando l'autorevolezza di ghiaccio colpisce i nostri sguardi, sappiamo che non c'è via di scampo e che occorre ubbidire.
   La recente pandemia ci ha visto bravi e buoni, tutti o quasi tutti a casa,  uscite sporadiche solo per necessità.
 Del resto altra scelta non c'era per i controlli a tappeto e noi non volevamo incorrere in multe salate o ammonimenti: ecco la disciplina funziona solo con le regole rigide. Ergo la libertà è preziosa come l'aria che respiriamo, ma, qui sta il nocciolo, non siamo capaci di gestire la libertà e facciamo danni, coinvolgendo le cose. Vittima innocente è l'ambiente che ci ospita e che durante la nostra assenza si è rigenerato.
   Cosa è meglio per noi, la libertà o la legge ferrea che fa funzionare il sistema che regola uno Stato? Sperando che la fermezza decisionale, nel caso ci fosse, non sottometta solo i deboli e non arricchisca sempre più  gli uomini del potere, ogni idea è solo utopistica, perché dopo l'emergenza regna sovrano ancora il vecchio sistema.
   Non c'è salvezza a questo mondo! Peccato: questa nostra terra è un luogo bellissimo per tutti e se ci impegnassimo  onestamente rispettando le regole e non alterando l’equilibrio dell’ambiente, potremmo vivere la vera libertà!

domenica 19 gennaio 2020

Emozioni




Le belle emozioni che, pur previste, assumono poi il fascino dell'inaspettato dono che va oltre il credibile. E allora comprendi che hai fatto un buon lavoro; hai ben seminato e i frutti ringraziano donandoti inaspettate gioie.
Buona serata a tutti: a chi c'è,  a chi corre veloce, a chi dà un'occhiatina tanto per, a chi pur avendo nostalgia preferisce altri lidi mordi e fuggi.
Un caloroso saluto a tutti.

venerdì 8 novembre 2019

Riflessione di.lettura





 
Ho appena terminato la lettura di un libro di Diego de Silva a titolo "Non avevo capito niente". Non avevo mai letto niente di quest'autore e sinceramente il libro all'inizio non mi entusiasmava; poi proseguendo nella lettura il testo è divenuto più interessante per la scorrevolezza ironica.
Il protagonista è un avvocato del foro di Napoli, un legale che cerca di sopravvivere  alla meno peggio occupandosi di pratiche legali riguardanti sinistri assicurativi.
L'avvocato Vincenzo Malinconico è separato e conduce una vita da single in un modesto appartamento. È padre di due figli adolescenti con i quali ha un discreto rapporto, l'ex moglie continua a cercarlo solo per il sesso. È costretto a difendere un camorrista, il cui scagnozzo appare più volte nella vita di Vincenzo che riluttante non sa come fare per evitarne la presenza. Quando la moglie gli confida di essere ancora innamorata di lui, Malinconico comprende che quell'amore per il quale aveva sofferto non esiste più e che il suo cuore batte per un'altra donna con la quale ha cominciato da poco una relazione.
Il titolo del libro "Non avevo capito niente", è un'allusione alla  vita coniugale del protagonista e al potere di quel mondo torbido presente ovunque. Lo stile è semplice, forse troppo, e la scrittura rispecchia il  linguaggio attuale.

lunedì 21 ottobre 2019

Il ritorno


Un boato improvviso la destò dall’avvilimento nel quale era sprofondata da qualche tempo. Corse fuori e vide altre persone che si spingevano e si dirigevano verso l’uscita di quel residence condominiale. Il percorso pullulava di volti angosciati appartenenti a gente ignota che abitava lì da poco: il grande condominio nel centro cittadino era sorto di recente e tutti gli occupanti probabilmente non si erano ancora incontrati, degli estranei uniti ora da quel frangente inspiegabile e allarmante. La luce dei lampioni rifletteva le loro perlacee espressioni ed Ethel immersa in quel bagno di folla fu trascinata come un automa: le sue capacità reattive erano bloccate dal panico dilagante. Il silenzio era agghiacciante, dopo il fragore, solo movimenti di corpi silenziosi: non si udiva né lo scalpiccio dei passi, né il mormorio delle voci, tutto era assente da suoni.
Ethel frastornata si sedette a un muretto appartato, angosciata e annichilita osservava quella calca umana in abiti desueti che proseguiva il cammino.
“Dove vanno?” si chiese. “Dove sono finita?” pensò stringendo il capo fra le mani.
“Cos’era quello scoppio? Perché nessuno parlava e anche lei non poteva esprimere a voce i suoi pensieri?” continuò ad interrogarsi in un’angoscia crescente.
Solo allora si accorse che quell’abito che indossava non le apparteneva: la variopinta gonna lunga sino alle caviglie non poteva essere sua, detestava le gambe coperte e la blusa con quegli strani fiocchi scoperta generosamente sul seno, dove l’aveva presa? No! Si disse, per un’assurdità inspiegabile si trovava in un altro mondo e non le piaceva, doveva riappropriarsi della sua identità. Rivoleva la sua precedente vita, l’aveva rifiutata per destino avverso, ma ora ...
Ripensò a tutta la sua esistenza, alle subdole manovre del suo prossimo, alle cattiverie infide e distruttive che le avevano obnubilato l’orizzonte un tempo roseo. Ripensò alla sua bellezza genuina, alla sua bravura merito delle naturali capacità, rivolse il suo pensiero al suo uomo pazzo di lei e votato a lei. Troppe frecce al suo arco, constatò, e per chi non ne possiede e si rode, l’unico scopo è quello di impossessarsi della faretra luminosa solo per ferire il suo possessore. La carriera precipitò in seguito a calunnie sparse come la zizzania che ammorbò e avvelenò anche l’amore, e si ritrovò vilipesa e sola, soltanto il vuoto intorno a lei che non ebbe la forza di combattere e precipitò nel buio interiore, rifiutando anche se stessa.
Ethel viveva in quel condominio da poco e non conosceva nessuno, si era stabilita in quella cittadina proprio per tagliare i ponti con il passato, ma non avrebbe mai immaginato che quegli inquilini fossero tutti insani di mente, e il loro abbigliamento retrò lo testimoniava .
Si alzò ... voleva capire, seguì quella muta onda umana e giunse a un baratro, uno squarcio enorme al centro della strada, uno alla volta tutti venivano risucchiati da una forza misteriosa. Lei stava per allontanarsi impaurita, quando sentì due mani poderose che la spingevano, si volse e vide un volto paonazzo che la inorridiva con i suoi occhi schizzati di sangue e l’espressione furente, era terrorizzata, voleva dileguarsi, ma non aveva la forza di opporsi a tanta forza; mancava poco e anche lei sarebbe finita nel tunnel dell’inferno.
“No, no!” urlò e la sua voce si udì finalmente, si girò e non c’era più nessuno, era tornata nella sua camera, nella stanza che dapprima aveva odiato e che ora amava.
Tirò un sospiro di sollievo, si asciugò la fronte; stancamente si osservò nello specchio che aveva davanti e sibilò:
“Ma è stato solo un incubo?”
Guardò fuori, era da tanto che non lo faceva con interesse, e vide una giovane signora che le indicava il vialetto, uscì sul balcone e si accorse di un cucciolo meticcio che guaiva. Aveva la zampetta ripiegata che sanguinava, doveva scendere e correre da quell’esserino bisognoso delle sue cure. Era un veterinario, un ottimo veterinario e il cagnolino non poteva attendere!