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domenica 8 giugno 2014
Comunicazione
Ieri il mio pc si è spento, così senza un motivo valido almeno per me, in pratica ha cessato d'esistere, che rabbia! Stamane mi sono ricordata di aver conservato il mio primo pc, lo riprendo, lo accendo e... funziona, lento come una tartaruga, ma va: è come se fosse una locomotiva stanca. Allora mi son detta, metto giù due righe e lo comunico ai miei amici, se ce la fa. Pare che stia andando. In attesa che riparino il pc defunto e gli diano nuova vita, colgo l'occasione per lasciarvi due righe e augurarvi Buona Domenica. Non dimenticatemi, a presto. (Non ho uno smartphone, per cui non posso collegarmi diversamente.) Un abbraccio
mercoledì 4 dicembre 2013
Un grande amore
S'aggirava da sola per
le camere, quanti ricordi, quanti momenti vissuti tra quelle mura che
traspiravano ancora di odori e di colori. I ritratti degli avi di suo marito
sembravano sfidarla con il loro sguardo altero, lei conosceva a mena dito la
storia del loro passato glorioso che non esitava a rinvangare tutte le volte in
cui le era chiesto. Anche suo marito ormai apparteneva al passato ed erano anni
che l'aveva resa vedova; le erano rimasti i figli, ma essi avevano la
loro vita che lei viveva di riflesso. Il panorama del suo paese entrava
attraverso la vetrata del soggiorno di quella casa che l'aveva vista giungere
sposa, se ci pensava, ricordava ancora l'annuncio imperativo di Armando: "Ho
fatto affiggere le pubblicazioni, fra otto giorni ci sposiamo!" L'aveva
lasciata di stucco, erano fidanzati da più di dieci anni, ma lei stava troppo
bene con i suoi che l'adoravano e comprendevano le sue perplessità.
Era una ragazzina che frequentava il ginnasio e
conobbe Armando alla festa patronale, da quel momento non le dette tregua e lei
era felice di essere corteggiata dal ragazzo appartenente alla famiglia più
illustre del suo borgo. Lui era anche bello e con le idee chiare, avrebbe
ricalcato le orme dei suoi avi, avrebbe restituito dignità al casato: il
bisnonno, a causa del vizio del gioco e delle belle donne, aveva dilapidato
ogni cosa, erano rimasti a memoria gli stemmi su alcuni palazzotti di vecchia
proprietà. Lara aveva preso la maturità, il fidanzamento non l'aveva distolta
dai suoi studi, poi partecipò al concorso per l'abilitazione ad insegnante
delle elementari, ottenne la cattedra e cominciò ad insegnare con tanta
passione, la sua vita era ricca così, i bambini, i genitori e Armando come
cornice alla sua esistenza appagata. Lui comprendeva e imputava il fatto che
Lara non fosse ancora pronta
per il matrimonio a causa della giovane età, mentre lui ne aveva dieci in più
ed era divenuto l'unico legale del paese, era stimato e ben considerato, i più
avrebbero voluto che si mettesse in politica e che si candidasse come sindaco.
"Amore, ormai sei
un'adulta già da tempo, sei maggiorenne; siamo fidanzati da dieci anni, io non
posso più aspettare, ho trentacinque anni, sono realizzato, forse mi candido
come sindaco, perché non ci sposiamo?"
"Non posso, non posso, se mi vuoi continuiamo
così!"
"Basta, oggi passo dai tuoi, mi dovranno
ascoltare questa volta, o mi sposi o ti lascio per sempre!"
Erano gli anni in cui si convolava a nozze anche in
giovane età, quindi il comportamento di lei era inspiegabile, non c'era motivo
di tenere in piedi un rapporto privo d'amore, tra l'altro non era stata neanche
compromessa: Armando non era mai riuscito a valicare quel muro di moralità e
tutto ciò rendeva lei ancora più speciale ai suoi occhi.
Si fermò un attimo nei ricordi e sorrise
amorevolmente alla foto di suo marito che pareva ricordarle il suo grande
amore: non ci aveva pensato due volte a prenderla in sposa nonostante la sua
presunta infertilità.
Lara s'era ammalata di tifo poco dopo la maturità,
la febbre alta non calava e
l'infezione la tenne a letto per circa un mese, si temette che non potesse
farcela: al tempo la guarigione era difficile, la convalescenza fu, infatti,
lenta e la ripresa fisica altrettanto. Il medico dopo l'ultimo controllo
dichiarò la guarigione con una complicanza ginecologica, Lara non avrebbe
avuto figli: il tifo l'aveva resa sterile. I genitori della ragazza non si
accontentarono di una diagnosi e sottoposero la figlia a vari consulti,
l'ultimo medico fu categorico: "Figli? Ci saranno altre gioie nella vita
di questa creatura."
E Armando che aveva sempre ignorato ogni cosa, quel
pomeriggio fu informato sulla verità dai genitori della sua fidanzata.
"Era questo, solo questo!" esclamò
risollevato "Non m'importa, io amo vostra figlia, la mia vita è già ricca
così!"
Fece costruire una casa perfetta per le loro
esigenze di coppia, una palazzina prospiciente i monti a nord del paese. Quella
prova d'amore non fece esitare più Lara. Si sposarono e sulla coppia aleggiò il
sentimento autentico, i figli non erano predominanti. E i figli a dispetto
delle previsioni giunsero, dapprima una femmina, poi un'altra ed infine il
maschio, tre creature tutte in perfetta salute di mente e corpo che
completarono quella già perfetta unione.
"Vero Armando!" lei rammentava tutte le
volte che andava a ritroso nel tempo.
Lui tenne fede anche
alle sue promesse, divenne sindaco e ridette lustro al suo casato: tornarono ad
essere la famiglia più stimata del paese.
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sabato 23 febbraio 2013
Comunicazione
E' più facile comunicare a voce o per iscritto? Parrebbe facile la risposta: ognuno si affiderebbe alle proprie inclinazioni.
Chi ama il dialogo vis-a vis preferisce comunicare guardando in faccia il suo interlocutore, per sentirne la voce e coglierne l'espressione. Il contatto visivo e tattile, capita di avere uno scambio d'idee fatto anche di pacche sulla spalla, di strette di mano, di abbracci, rende la conversazione fisica più appagante. Ma questo genere di dialogo, nonostante sia più vibrante, ha i suoi risvolti negativi: non tutti riescono ad esternare completamente il proprio pensiero, pensate alle molte parole non dette o dimenticate. Capita infatti, quando si è soli con se stessi, di soffermarsi a pensare e torna in mente quella tal frase, quella tal parola inespressa. Allora ci si ripromette di riprendere il discorso, di tornare sull'argomento alla prossima occasione; ma il ferro va battuto quando è caldo: dopo è difficile dargli la giusta forma. La conversazione orale implica anche una certa forma di linguaggio e di comportamento e se il tutto non degenera in un litigio, il dialogo è un piacevole scambio di confidenze, di consigli, di affettività. Il dialogo riempie l'esistenza così grama dal punto di vista comunicativo: un tempo il miglior divertimento era fare salotto con amici, parenti, conoscenti, ora il nostro salotto è uno schermo di un televisore o di un pc dove siamo spettatori muti, fruitori che forse meditano con se stessi; pensate alle volte che ci interrompono e li scacciamo via seccati. I momenti di conversazione sono divenuti rari all'interno delle nostre famiglie, abbiamo perso il modo e fatichiamo non poco ad approcciarci persino con i nostri cari. Ancora più difficile è la comunicazione scritta, l'arte della scrittura che un tempo veniva esercitata a scuola anche lì viene abbandonata e vi sono tantissimi studenti che giungono all'università e non sanno come formulare uno scritto, sono impacciati persino nelle semplici frasi di uso comune. Mettere insieme un concetto di senso compiuto richiede esercizio e conoscenza della lingua, amore per le parole espresse in forma corretta. Tutto si è velocizzato e lo scritto ha assunto forme telegrafiche, impazzano sui social network parole siglate, frasi dimezzate e scorrette, la comunicazione è contenuta in scheletriche battute.
Allora come comunichiamo? M'immagino un popolo che per risparmiare voce mima i propri pensieri, molto meglio che accomodarsi e chiacchierare, e per lo scritto, due tre siglette telegrafiche che non impegnano la mente. Ma la comunicazione è importante, giunge il momento in cui bisogna interloquire, vivere in comunità comporta determinate esigenze e per quanto ci si voglia relegare in un mondo tutto proprio le situazioni di scambio verbale sono necessarie, come sono indispensabili le esternazioni scritte fatte in un certo modo che non offendano la nostra lingua d'appartenenza.
Allora riappropriamoci della bella comunicazione, scritta o orale: il dialogo in qualunque forma è emozione, è contatto, è unione. Impariamo a saper comunicare!
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