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sabato 20 dicembre 2014

Ma dire mai.

     

   Trattare un argomento d'attualità, vorrebbe dire, almeno per me, ripercorrere un sentiero doloroso: viviamo in un clima che di buono non ha quasi più nulla. Rubiamo, ammazziamo, lucriamo sui dolori, ditemi Voi se c'è qualcosa che possa essere affrontata senza incappare in questo sfacelo di valori e disumanità? Sinceramente non ricordo un periodo peggiore, ma è proprio così? 
      Gli anni settanta sono stati caratterizzati da stragi e rivolte, i famigerati "Anni di Piombo" e non solo, anche la crisi non dette tregua, scioperi dei metalmeccanici e di altre classi operaie, il periodo di ripresa precedente, ossia degli anni sessanta, attraversò un vero declino e cominciò così a farsi strada, almeno credo, il debito pubblico. All'epoca dei fatti io c'ero, ma non ricordo di aver vissuto momenti di angoscia e di sconforto, come non ricordo la famigerata crisi. Forse ero troppo giovane per aver assimilato il dramma della popolazione, come anche il terrore di un nuovo attentato: ce ne furono in varie città d'Italia e poi l'exploit delle Brigate Rosse che sequestrarono e uccisero Moro. 
      Credo che anche allora non si vivessero momenti felici, il terrorismo dilagava nel nostro Paese e non solo quello, non si navigava certamente nel benessere. Ma allora cosa c'è di diverso da quei giorni ai tempi odierni? Per me, c'è la consapevolezza attuale degli avvenimenti, il fatto che la saggezza della maturità mi porta a comprendere molte più cose di prima e poi anche perché sono seriamente preoccupata per la classe giovanile che non avendo prospettive non ha futuro. Comunque non è solo questione di lavoro e di denaro, trovo che la società attuale sia più cruenta del passato: si consumano più delitti familiari e il terrorismo al quale siamo ora abituati, ha un comportamento diverso dagli anni settanta, ora si fanno stragi di bambini in massa, all'epoca morivano anche innocenti nelle stragi, ma ora c'è proprio un accanimento verso le categorie sociali più indifese. 
   Oggi apprendere notizie è divenuto un tormento, accendere il televisore e sintonizzarsi sul canale che sta trasmettendo un notiziario, vuol dire provocare un blocco allo stomaco e allontanare il piatto, che tra l'altro non si trova dietro l'angolo o giunge a casa per donazione di qualche magnanimo vicino. Certamente mi si potrebbe dire che non vale la pena accendere la tv, bisogna dialogare, ma anche facendo conversazione si finisce inevitabilmente per parlare della quotidianità che non è sempre personale, non vorremmo essere tacciati d'insensibilità verso gli avvenimenti esterni, anche perché l'informazione è cultura.
   Cosa dovremmo fare, ignorare, cercare di sdrammatizzare, pensare al nostro recinto, oppure rimandare ai momenti di pausa l'informazione? In qualunque modo ci comportiamo, siamo talmente pregni di ciò che ci circonda che anche se fingiamo di non pensarci, portiamo stampato in faccia il clima che si respira; e dire che manca poco al Natale, simbolo per antonomasia di un'atmosfera conviviale aggregante.
   Non volevo ripercorrere un sentiero doloroso e ne sono scivolata ugualmente, difficile è costruirsi un limbo speciale, lontano da tutto e da tutti: con i mezzi attuali verrebbero a scovarci anche lì. Ma come la storia c'insegna i cambiamenti sono dietro l'angolo, ecco quella che, maturità a parte, non ho perso, è la speranza che ci sia una svolta sociale, politica e umana; anche se qualcuno pensa che non vedremo sorgere un nuovo sole, per me anche un solo piccolissimo raggio darà vita all'astro tanto atteso.  
   E con questi presupposti Vi auguro "BUON NATALE"  

venerdì 12 dicembre 2014

Sciocco buonismo!

                        

   Stiamo attraversando momenti difficili intricati da scandali, crisi dilagante con povertà anche del ceto medio e giovani disperatamente senza occupazione. Omicidi-suicidi: famiglie su famiglie annientate dal loro stesso sangue parentale. Calamità naturali che trovano appagamento su zone prive di manutenzione e 'di messa in sicurezza'; che altro ci potrà accadere? 
   Siamo alle soglie del Natale, ma mai come quest'anno avverto un senso di apatia e di distacco dallo spirito della festa. So bene che così non va bene, abbiamo bisogno di sentirci rianimati da quello spirito, le famiglie ne hanno bisogno per tornare a credere di più in loro stesse e per inculcare quei valori che stanno scomparendo a causa di una serie di motivazioni che non sempre sono imputabili al disastro politico. Il cittadino è abituato a scrollarsi di dosso le sue responsabilità, ma se fosse stato più onesto e più operativo forse non ci troveremmo in questa situazione. 
   I politici, lo sappiamo bene, sono corrotti: è il potere a scatenare il desiderio dello sfruttamento per i propri fini, ma il cittadino ha coadiuvato beneficiando di quell'abuso, come dire non vedo perché ne traggo beneficio. Mi spiego meglio, cerco di farlo nel mio piccolo. 
   Potrei citare una serie di esempi, ma ne voglio fare alcuni. E' in vigore la raccolta differenziata, i vantaggi sono notevoli se la raccolta viene eseguita con attenzione, ebbene tale raccolta funziona là dove vi sono i giorni stabiliti, ma nei comuni più estesi esistono dei contenitori appositi che non tutti sfruttano perché continuano a utilizzare il vecchio cassonetto ove gettano ogni sorta di schifezza anche inquinante: tipo medicinali, batterie e quant'altro. 
   Uffici della Regione, del Comune e della Sanità, sin dai tempi memorabili gli impiegati si assentano per sbrigare le loro faccende e tornare sul posto di lavoro quando fa loro comodo, ma non basta anche la furbata del cartellino timbrato da qualcun'altro per quei posti di lavoro che rilevano l'orario d'entrata. E che dire di tutti quei cittadini che imbrattano la loro città e le insudiciano con scritte che costano quattrini nella rimozione, per non parlare poi di quegli automobilisti che lanciano la loro immondizia dai finestrini. Ma non basta, i controlli sanitari: l'Italia è la nazione che fa più controlli rispetto alle altre nazioni, eppure nonostante ciò il produttore riesce a raggirare quei controlli che tra l'altro non possono avvenire a tappeto, e se un campo riceve sostanze altamente inquinanti i contadini che sanno, fanno finta di nulla e continuano la coltivazione mettendo in circolazione prodotti che fra le sostanze dannose contengono anche la famigerata diossina. E poi, e poi, anni e anni di mancati pagamenti di tasse che se fossero state versate non avrebbero consentito il rincaro che ora sta affossando gli italiani già poveri di loro, forse  gli stessi italiani che hanno beneficiato un tempo della mancanza di ricevuta, che si doveva fare per risparmiare. Ma la situazione continua a tutto andare e anche se ci dicono che dobbiamo farci rilasciare lo scontrino, gli esercenti che non lo rilasciano sono ancora numerosi. 
 L'italiano è noto per la sua furbizia, per la sua mancanza d'onestà, sin dai tempi degli antichi romani, ed è noto anche per la sua trascuratezza, "tanto lo farà qualcun'altro, oppure chi mi vede?" e l'italiano ha l'abitudine di parlare, straparlare ma di non agire, oppure di criticare sminuendo ogni cosa. Il Natale è alle porte spero, non posso non sperare: che ci rimane?, dicevo spero che venga fuori un tipo così forte da riportare l'onestà e la bellezza dei sentimenti, un tipo energico che ci faccia amare la nostra terra col rispetto del fare. Il cittadino va educato e il politico? Beh, il tipo che io intendo dovrà cambiare il sistema e dovrà essere molto, molto severo: il buonismo non porta da nessuna parte! 

giovedì 25 ottobre 2012

Corsi e ricorsi

            

   Ormai siamo alle strette, pian piano ogni cosa sta morendo, ieri c'era ed oggi non c'è più. Ti guardi intorno e scorgi ancora qualcosa e la osservi: ti piace, sai che c'è, ma domani? Che incertezza il domani: l'orizzonte diviene sempre più oscuro, langue e non ce la fa a mostrare il suo volto. 
   Difficile l'esistenza, difficile per chi ha sempre creduto, sempre lottato e guadagnato ciò che s'era conquistato. Faceva progetti il lui vissuto nella rettitudine, sapeva che vi erano coloro che s'approvvigionavano di false referenze, di lasciti misteriosi, di beneamate concessioni, ma sempre il lui tutto prodigo d'onestà e impegno, non pensava mai che avrebbero tolto anche a chi spremeva le sue intelligenti meningi e a chi adoperava i suoi muscoli vogliosi di fatica. Come dire so, ma mi lasciano vivere; so, perché è da tanto che subodoravo, ma mi lasciano campare nella mia onestà. Ora quel mi lasciano vivere dov'è? 
   E l'orizzonte è sempre più lontano, lo scrutiamo ma non riusciamo a scorgerlo. Il giorno dopo ti alzi e t'accorgi che chi riusciva a vivere, è condannato alla morte lenta perché ha perso la sua dignità, il lavoro sancito dalla costituzione come diritto non è più un suo privilegio. E chi ha impegnato il fiore della sua intelligenza non sa da che parte farla fiorire e medita, medita altri orizzonti: obtorto collo deve rinunciare alle sue radici. E la rabbia sale, sale dal basso sino in cima e corrode, esplode. Oddio perché chi ha già e tanto, allunga le sue mani alla ricerca di altro ancora? 
   "L'avessi io il suo reddito." dice il lui privato della sua dignità "Ci farei campare la mia famiglia, quella di un altro e avrei un bel gruzzolo come fondo spese. Ma che dico farei anche beneficenza."  Perché, perché, si chiede l'onesto lavoratore. Perché, perché si chiede il talentuoso, grande studioso. Perché, perché, si chiedono coloro che hanno dato l'anima, se stessi; se lo chiedono anche quelli che non ci sono più e che hanno versato sangue glorioso, vorrebbero risorgere per dar man forte a tutti i perseguitati, a tutti i vilipesi, a tutti quelli che piangono lacrime prive di sapidità, vorrebbero cacciar via tutti gli insaziabili che con la loro avidità hanno sminuito il progresso.
   Poi... sempre il lui tradito, il lui privato della sua dignità, osserva il nuovo giorno e il sole sempre più fulgido, quel sole gli riscalda il cuore, gli annebbia la vista con il suo cocente splendore. Lo osserva ancora e lo ama nuovamente, quasi quasi aveva smesso di guardarlo. Lo osserva e sente che sarà quel sole a fargli riavere il suo orizzonte: lui non deve gettare la spugna annullandosi, come hanno fatto in tanti privandosi della vita, lui darà filo da torcere a quei famelici divoratori. La storia è fatta di corsi e ricorsi e il regresso, anche se lentamente, diverrà un ricordo!