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mercoledì 16 novembre 2016

Genere fantasy

                                                            
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   E se ci trovassimo in una realtà straordinaria, impensabile, fantastica, in un mondo da favola, come in un bel sogno infantile? Se dovessimo svegliarci e trovarci in una dimensione allucinante, un’esistenza mai vissuta e respirata solo attraverso i libri? Ah, ecco, la sera precedente magari ci siamo addormentati con quel libro fantasy, una storia irreale che ci fatto sorridere, giusto per alleggerire l'atmosfera e conciliare il sonno. Potremmo suggestionarci a tal punto da trovarci faccia a faccia  con un popolo di creature altissime dai lunghi denti aguzzi e sporgenti abbelliti da tatuaggi differenti, uno per ogni dente: vanno tanto di moda i tatuaggi che in definitiva potrebbero apparire anche all’interno della bocca e i denti sono perfetti come campo di lavoro in miniatura, incisioni e disegni micro davvero artistici. Nell’immaginario assisteremmo a  una mostra di sorrisi sconvolgenti e ammiccanti in un'orgia di un carnaio folle che non osa sciupare i loro denti, per cui non mangia e vive del piacere di un’esteriorità grottesca che man mano si sgretola. Corpi allampanati privi di forze che tentano di recuperare il cibo ormai pietrificato dalla loro sfrenata passione per la vanità e in una sorta di analogia con il Re Mida, che trasformava tutto in oro, anch’essi periranno. Una realtà immaginata per farci riflettere sulle vacuità della vita.
   La fantasia non ha limiti e da sempre lo scrittore brillante ha creato storie per gli appassionati dell'irreale che non affascina solo i bambini; il fantasy veicola un messaggio, uno spunto di riflessione sui veri valori della vita. E se l'horror procura emozioni da brivido per chi ama impressionarsi, il fantasy nella sua leggerezza comunque dona quel fiabesco che avvincendo la mente le trasmette  un insegnamento. 
   Harry Potter è un esempio di letteratura per ragazzi, un romanzo di formazione che ha conquistato il mondo intero ed è stato tradotto in 77 lingue tra le quali il latino e il greco antico; la storia del maghetto e dei suoi amici ambientata nella scuola di Magia e Stregoneria ha affascinato anche gli adulti dell’intero mondo planetario, a tal punto da avere un impatto fortissimo sulla cultura popolare. Storie fantastiche e imprevedibili, ricche di colpi di scena, nelle quali i protagonisti vivono la contemporaneità del mondo reale: tutto è legato al tempo della stesura del libro, magia a braccetto con i tempi nostri. Le esperienze degli adolescenti protagonisti non si fermeranno alla loro giovane età, ossia a quegli aspetti che riguardano le emozioni e gli errori tipici adolescenziali, i ragazzi cresceranno interiormente e fisicamente, e affronteranno proprio tutte quelle problematiche che fanno parte del mondo degli adulti: il potere politico, la strumentalizzazione mediatica, il razzismo, l’oppressione del più debole, la vecchiaia e i suoi errori, la depressione e la morte. Temi forti del mondo maturo ambientati nel mondo magico che per quanto possa sembrare affascinante in realtà è più complicato e pericoloso della vita vera. Ed è questo lo spunto sul quale il lettore deve riflettere: la magia non semplifica le cose; nel libro sono contenuti una serie di nozioni affinché il lettore possa risolvere i vari misteri.

   Il genere fantasy ricco di atmosfere è dominato da personaggi che in una sorta di condivisione lottano per il bene superando prove difficili, ostacoli che in definitiva sono riconducibili all’esistenza umana così travagliata ed esposta a rischi e pericoli; lottare per non soccombere alle lusinghe del male, essere scaltri e combattenti per il raggiungimento di fini nobili che renderebbero il mondo vero realmente straordinario.     

giovedì 2 maggio 2013

Gruppo 63




   Cinquant'anni fa a Palermo nasceva un movimento letterario definito "Gruppo 63" che, contestando la letteratura tradizionalista degli anni cinquanta, criticava fortemente autori consacrati quali Vasco Pratolini, Cassola e Bassani ironicamente definiti Liale, in riferimento ai romanzi rosa della scrittrice Liala. Nel gruppo, formato da giovani intellettuali appartenenti alla neoavanguardia, facevano parte scrittori, poeti, critici desiderosi di sperimentare nuove espressioni in assoluta libertà di contenuti che introdussero un rinnovamento nella letteratura italiana così chiusa e tradizionalista. Alcuni autori, tanto per citarne qualcuno: Nanni Balestrini, Furio Colombo, Umberto Eco, Edoardo Sanguineti, ecc. erano animati dal desiderio di dare uno scossone alla vecchia letteratura; erano degli intellettuali che furono considerati cerebrali.

Fra i tanti del gruppo propongo una poesia di Edoardo Sanguineti, poeta, critico, saggista; un tributo in rosa alla donna. Sanguineti diceva che l'arte per essere autentica, deve uscire dai limiti della normalità borghese.

Ballata delle donne
Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.


Il Gruppo 63 si sciolse nel 69, ma influenzò le scelte di varie collane editoriali.

martedì 18 dicembre 2012

"Lettera a mia madre"

            


         (forse è il clima, ma ho avuto nostalgia per questo scritto di qualche anno fa)


   Le parole migrano e raggiungono spazi infiniti, superando le barriere dell’impossibile. Le parole sono duttili come la materia e sono magiche come le note di un concerto ben orchestrato. Questo mio suono vorrei giungesse a te, mamma, per dirti grazie o musa, amante dell’arte della Parola!
   I tuoi occhi cagionevoli, sin da tenera età non t’impedirono di nutrire il tuo spirito con i grandi classici della letteratura; alla flebile luce della lampada a petrolio tutte le sere fino a notte fonda, non mancavi all’appuntamento con i personaggi misteriosi del romanziere di turno. Passione che coltivasti sempre e che trasmettesti a me, mamma. Pendevo dalle tue labbra, la tua conoscenza andava al di là della formazione scolastica mancata: tu eri lettrice ed affabulatrice… grande dispensatrice di parole.
   Poi calò il buio e la fonte della tua vita non cessò di mancarti: i miei occhi furono i tuoi, per venti lunghi anni continuai a leggere per te. La stanchezza s’impadroniva di me quando la mia mente era altrove, impegnata nel mio vissuto familiare. La sopportazione soffocata prendeva il sopravvento e tu lo percepivi dal tono della mia voce che non riusciva a mascherare le mie sensazioni interiori.
   Ti rispondevo a monosillabi stentati, mentre pensavo che forse non avrei retto per molto e che avrei voluto scrollarmi di dosso quel fardello, non perché non amassi la letteratura, solo che… avrei voluto leggere da sola, appartata nella mia camera in raccoglimento. Quando la gola era secca e la testa intontita, finivo per invidiare quasi tutti gli orfani esistenti sulla faccia della terra. Mi sono nutrita di storie leggendarie, di storie fantastiche, di storie emozionali che sono penetrate in me, inconsapevolmente, come lo stillare continuo della goccia che plasma.
   Ricordo il tuo volto luminoso quando udivi il lento sfogliare delle pagine delle quali volevi prima sentirne il profumo: quell’effluvio ti poneva in simbiosi con le parole pronunciate dalle mie labbra.
Le frasi salienti dovevo rileggerle: una sola volta non bastava; tornavo indietro e ripetevo, mentre t’ immedesimavi calandoti nella sequenza ascoltata; dal tuo volto si intuivano le emozioni e le sensazioni che stavi vivendo: mamma, tu eri sì fruitrice, ma anche trascinatrice!
   Dicevi: “Questo è il bello della lettura. Ognuno raffigura immagini secondo la propria comprensione e le colloca in una sua realtà, se dovessimo mettere a confronto le diverse immaginazioni, avremmo una stessa storia con personaggi di differente aspetto esteriore ed interiore. Ci sono lettori che giustificano gli errori ed altri che li condannano: i commenti sono diversi, non c’è nulla di più vario della interpretazione letteraria!”
   Quanta saggezza nelle tue parole: le tue erano riflessioni filosofiche profonde, degne di meditazione. In quegli anni ho imparato ed accumulato un bagaglio culturale senza eguali.
   Mi attendevi al mattino, verso metà giornata. Mi accomodavo alla sedia accanto alla tua poltrona preferita e dopo il rituale: “Tutto bene, mamma?”, riprendevo la lettura dalla parte sospesa il pomeriggio precedente (già… ti facevo visita due volte al giorno). Mi dicevi: “Ti stancherai di me? Nessuno potrebbe prendere il tuo posto! Tu sei una lettrice che ci mette l’anima!”
   Mamma, ora so che il tuo attaccamento per la lettura era anche un modo per trascorrere più tempo con me: i tuoi occhi erano spenti, ma non il tuo cuore carico d’amore, e quel sentimento vive in me, mi parla, mi esorta, mi loda.
   Quei vent’anni passati nella ricerca di nuovi libri, quegli anni vissuti fra bancarelle a buon mercato, quegli anni odorosi di fogli cartacei narrati, hanno alimentato in me la passione per la scrittura che covava sotto la cenere.
   Quando i tuoi occhi si sono spenti per sempre, io ho alitato su quella cenere il vento della tua passione, che ha acceso, mamma, il fuoco dell’amore per le storie narrate, per le vicende senza tempo.