Puntualmente ogni giorno si recava a far
visita alla madre e notava che era serena, ben curata, davvero entusiasta del
luogo e delle persone che soggiornavano in quel posto. Non faceva che tessere
le lodi degli ospiti e di come avessero avuto risonanza al tempo delle loro
attività; quasi tutti avevano vissuto momenti degni di essere raccontati,
mentre lei si era occupata solo della gestione familiare, mettendo da parte le
sue passioni.
“Nessuno ti ha impedito, mamma, di farlo; se volevi dipingere o scrivere
o suonare avresti potuto, quando sono stata in grado di gestirmi da sola,
potevi farlo, potevi ritagliarti degli spazi tutti tuoi.”
“Non è la stessa cosa, avevo te da seguire, pensare alla casa, ai pasti,
a tutto ciò che riguarda una famiglia, e la sera ero stanca. Le mie nuove
amiche avevano i domestici e potevano dedicarsi a qualunque attività. Ho perso molto della
vita che mi apparteneva, ma sono sempre in tempo.”
“Che vuoi dire, mamma?”
“Voglio dire che Eugenio mi insegnerà a dipingere, ero bravina in
disegno e da ragazza ho vinto anche un premio per un dipinto ad acquerello, poi
il matrimonio e tutto il resto, finii per accantonare la mia passione che ho
sempre conservato nel cuore.”
“Perché non me ne hai mai parlato? Ti avrei incoraggiata! Possibile che
non ci si parli a cuore aperto, che ci siano dei muri di silenzio fra madre e
figlia?”
Quando giungeva il fine settimana, Giuditta anziché provare gioia si
metteva in agitazione e provava angoscia: la mamma preferiva rimanere nel
centro residenziale ove organizzavano feste e spettacoli, oppure tornei di burraco.
Colse anche gli sguardi di complicità fra Eugenio, un avvocato in pensione che aveva
la passione della pittura e aveva partecipato a varie mostre, aggiudicandosi
premi di tutto rispetto. Eugenio era vedovo, come sua madre, e non era poi
tanto male d’aspetto; pareva anche più giovane della sua età, settantacinque
anni suonati. Era garbato e gentile, fine nei modi per cui lei avrebbe dovuto
essere contenta per sua madre; ma non riusciva a esserlo, anzi era gelosa di
quell’uomo che forse prendeva il posto di suo padre morto prematuramente. Giunse
il natale e Maddalena riferì a sua figlia che l’avrebbe passato al centro e che
non si premurasse neanche di accompagnarla alla boutique per acquistare l’abito
delle feste: Eugenio l’avrebbe portata in taxi.
“Mamma, e i bambini? Loro ti aspettano! Che natale sarà per tutti noi?”
“Se dirai ai bambini che la nonna è felice con i nuovi amici, vedrai che
capiranno, loro sono più intuitivi di te. E poi non casca il mondo, dovresti
essere felice per me. Passa il natale con quella coppia tanto a modo che ci
faceva visita nell’ultimo periodo che stavo da te.”
“Non è la stessa cosa, mamma.”
“Che ti dicevo che sarebbe stato un bene per lei. Una vita di sacrifici,
una vedovanza lunga e mai una distrazione, è ancora giovane e può riprendersi
in mano la sua vita.” proferì Victor, quando si vide davanti sua moglie con il
volto in fiamme per la rabbia.
“Ti odio, non ti sopporto! Avrei fatto bene a non sposarti e forse la
mia amica, che ho perso, come ho perso la mia mamma, aveva tutte le ragioni;
potrebbe essere tutto vero, potrebbe essere vero il tentativo di violenza nei
suoi confronti. Stai seminando il vuoto intorno a me e non ho compreso le
finalità, ma ci arriverò prima o poi!”
“Cerca di ricomporti, ma guardati sei patetica, e anche trasandata. Dov’è
finita la ragazza che mi ha fatto innamorare? E a letto non mi entusiasmi più,
sei apatica e quando lo fai, lo fai solo per dovere; lo sento!”
“E tu che fai, cerchi forse altrove quello che ti manca? Avrei dovuto
aprire gli occhi prima, ora vedo tutto chiaro. E la mia vista lo sarà ancora di
più, quando ti coglierò con le mani nel sacco, e allora non ti resterà nulla, dovrai
lasciare questa casa che, tra l’altro per tua geniale folgorazione, mi è stata già intestata!”
(continua)