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domenica 6 settembre 2015

Rientro a casa

   


   Sono nuovamente qui con immensa gioia, le vacanze per me sono terminate, si sono succeduti avvenimenti lieti, qualche intoppo salute, per fortuna superato, condivisioni con gli amici di sempre: accade quando ci si conosce da tempo e si diviene una famiglia. Caldo, tanto caldo che ancora non dà tregua e anche bellissime giornate al mare in un clima spensierato che solo la natura può offrire: è come se si fosse lontani dal mondo con le sue tristi realtà.
   E la dimensione tempo pareva essersi allontanata, bello è uscire fuori dai canoni della normale quotidianità, regalarsi momenti di relax mentale e parlare, comunicare, confrontarsi, partecipare, essere una comunità che interagisce, certamente non tralasciando le problematiche che ci attanagliano e guardarle attraverso uno schermo che in quel momento sembrava renderci spettatori.
   Si partecipa agli eventi vacanzieri, una sorta di programma a scelta il tutto innaffiato da passeggiate sul lungomare, ascoltare le orchestrine di turno e osservare la merce multicolore esposta nei vari box che ravvivano il viale di passaggio.
   E la domenica, partecipare alla celebrazione eucaristica all'aperto, al fresco dei pini in una condivisione totale, in uno slancio sincero senza fronzoli o atteggiamenti tipici dei luoghi di culto al coperto, quella condivisione concessa anche ai fedeli amici dell'uomo.
   Poi arrivano le partenze, i saluti e l'arrivederci, a Dio piacendo, all'anno prossimo.
   Giunge il rientro e si torna alla vita di sempre, a quella che in definitiva vive nel nostro cuore per gli affetti, per i luoghi che ci hanno visto crescere: sono le nostre radici. E pur notando difetti del luogo che ci ospita, è il posto del cuore, dei nostalgici ricordi, è la nostra terra e il richiamo è sempre forte!  


(Cari amici con calma passerò a leggervi, il mio caro pc bloccato finalmente è dal mio tecnico di fiducia: dove mi trovavo sono incappata in un incompetente che ha peggiorato il tutto e per non sbagliare ancora non mi sono cimentata nell'acquisto di uno nuovo, mi avrebbero rifilato qualcosa di obsoleto. Per scrivere questo comunicato sto adoperando un computer che avevo messo in pensione da un bel po', comunque anche se è una lumachina fa il suo dovere. Un saluto a tutti)

giovedì 28 maggio 2015

Sospensione si, sospensione no?




   Quando esiste un luogo aperto a tutti e nessuno visita quel luogo, oppure entrano visitatori occasionali che non lasciano tracce del loro passaggio, occorre recintare quel luogo e apporvi un cartello con su scritto: "Sospensione momentanea del passaggio".
   Se non vi è interesse, chi si occupa della manutenzione del luogo svolgerà con meno impegno il suo lavoro e preferirà avere cura di un posto diverso; non che desideri una frequentazione assidua e numerosa, ma almeno qualche sguardo al suo operato, giusto per avere voglia di continuare a curarlo.
   Non tutti amiamo gli stessi luoghi: c'è chi preferisce frequentare i boschi, chi la montagna o le colline, chi passeggia lungo le coste marine o dei laghi e dei fiumi: sono gli amanti della natura così spesso vilipesa e trascurata. Poi vi sono i cultori dell'arte, di quella cultura che arricchisce. La nostra Italia straripa d'arte spesso non curata e poco valorizzata, in quanto ad arte siamo primi nel mondo a possedere bellezze artistiche di rara bellezza. Infine troviamo i viaggiatori, i desiderosi alla ricerca di città da visitare per ammirarne le fattezze e anche per entrare in contatto con le varie culture, tendenze, tradizioni. Ma da ultimo vi sono gli amanti di tutto ciò che stuzzica la fantasia, l'attenzione a quelle scabrosità che comunque hanno il loro fascino se ben presentate: chi sa occuparsi di un luogo, ove un tempo vi era il cartello off-limits, è degno di ricevere passaggi e nel mondo virtuale è molto facile accedervi.
   Allora occorre cavalcare l'onda e pensare di adeguarsi? Occorre chiudere i vecchi luoghi e aprire posti che riscuotono successo se ben curati? Oppure è meglio perseguire le proprie inclinazioni e attendere che l'interessi si risvegli, magari la sospensione potrebbe anche produrre interesse o per lo meno il curatore del luogo potrebbe cercare di rendere più gradevole il posto migliorandolo e arricchendolo.
   Sapete l'interesse umano ha le sue mode e sarebbe capace di portare in auge ciò che sembrava non così fortemente apprezzabile e degno d'attenzione. Per esempio chi l'avrebbe detto che l'estetica e l'arte culinaria avrebbero avuto i riflettori accesi ad ampio raggio, una illuminazione sempre più spettacolare che fa dei loro protagonisti divi con la D maiuscola, divi che occupano la scena di tutto il mondo.
   E i nostalgici dei luoghi dell'anima, dei ricordi da coltivare? E' solo questione di tempo e forse di maggiore tenacia.

giovedì 13 novembre 2014

Un tuffo nel cuore

                   

   E' una mattinata buia, la pioggia insistente tamburella sui vetri sempre più grondanti d'acqua. Il rumore dapprima sordo diviene poi insistente e l'atmosfera domestica pare amalgamarsi con quella esterna, creando una piacevole sensazione di rilassamento. E' il momento per pensare, per isolarsi da ogni cosa; è il momento per lasciare spazio alle riflessioni, ai ricordi; è il momento per sciogliere le briglie a quei neuroni stanchi di ricevere impulsi, a volte, dettati dalle regole. E tutto rimbalza, si ripercuote, trasporta, apre porte chiuse dal tempo mostrando un mondo che ora appare incantevole, un mondo che si vorrebbe riavere ma che all'epoca non entusiasmava: si ha la capacità di sentirsi inadeguati con quel desiderio di voler vivere una diversità che non ci appartiene. Un tuffo nel passato, quindi, in quel passato dal quale si voleva fuggire e che ora si mostra con occhi diversi, gli occhi della lucidità nata dall'esperienza.
   Perché non sappiamo cogliere il presente come un fiore odoroso? Perché non siamo in grado di vivere in pienezza quei momenti irripetibili nati con noi e dei quali ne perdiamo l'importanza a causa della nostra immaturità o voglia di crescere, di fare esperienze e di voler dimostrare che siamo autonomi e molto più bravi di chi ha già fatto quel percorso da noi intrapreso. Non sempre quel presente è permeato di bellezza, di sentimenti autentici, di amore assoluto e incondizionato, ma quando questi sentimenti veri li riceviamo in abbondanza e li sentiamo come un peso, allora è che non siamo stati in grado di dar valore a quei momenti lontani e irripetibili.
   Da dove nascono queste considerazioni? Forse da una constatazione che il mondo si ripropone sempre uguale e che nonostante cambi la musica, gli stimoli, tutto torna e forse vorremmo che fossero risparmiati dalle stesse riflessioni e ripensamenti le persone care che poi vivranno la nostalgia del tempo andato, proprio come capita adesso a noi. Difficile farlo comprendere in quanto anche noi al tempo eravamo riluttanti all'ascolto e avevamo occhi oltre il nostro confine: il nostro recinto, in definitiva, era per noi privo di bellezza. Ma la saggezza è frutto sempre di esperienze accumulate, di tempo su tempo che scorre lentamente e che vede andar via quelle persone alle quali vorremmo dire: "E' come dicevi tu. Ora so che è proprio come tante volte mi avevi spiegato. Adoro ciò che mi apparteneva. Era adorabile l'esistenza con te!" Solo per un attimo si vorrebbe calpestare quel recinto per accarezzarne l'erba, la nostra erba da prato rustico, un po' spartano, ma con tanta clorofilla che ossigenava il cuore.   
   La pioggia ha smesso di tamburellare sui vetri, il cielo si sta rischiarando e il sole filtra attraverso le persiane spalancate, anche la mente si sta rischiarando, i neuroni hanno vagato e ritornano a fare il loro dovere, quello della consapevolezza delle cose, lasciando da parte i rimuginamenti e la malinconia, cattiva compagna d'inizio giornata. I pensieri ora  si fanno più dolci e lasciano spazio alle attenuanti della formazione e del desiderio di voler staccare quel lembo di sinapsi emozionale. Se la vita si ripete, una ragione deve esserci, e in natura è altrettanto: la maturità è un processo lento!       

venerdì 4 luglio 2014

Beata pazienza

                               Foto: La pazienza, la tolleranza, l'attesa pacata sono comportamenti tipici di una persona che riesce a discernere le varie situazioni e a darne il giusto peso. Il frettoloso, l'impulsivo, l'ansioso mal sopportano chi è sempre controllato e sereno, non sapendo che lo sforzo non è sempre facile. Il paziente lo fa per addolcire l'animo turbolento e anche quando sa di vestire panni stretti, si dice che è questo il suo ruolo: mostrare dolcezza e comprensione. In definitiva sono virtù dei forti e non dei fragili pavidi. Buon weekend a tutti e che il sole ci accompagni. <3

   La pazienza, la tolleranza, l'attesa pacata sono comportamenti tipici di una persona che riesce a discernere le varie situazioni e a darne il giusto peso.
   Il frettoloso, l'impulsivo, l'ansioso mal sopportano chi è sempre controllato e sereno, non sapendo che lo sforzo non è sempre facile. 
   Il paziente lo fa per addolcire l'animo turbolento che gli sta a cuore e anche quando sa di vestire panni stretti, si dice che è questo il suo ruolo: mostrare dolcezza e comprensione. 
    Il paziente non va su tutte le furie a ogni frangente, non coglie l'impercettibile errore, non si nutre di sospetti infondati, non metabolizza le situazioni, non ama malignare sul prossimo, non fraintende. Egli essendo paziente, ha il tempo di riflettere e analizzare prima di emettere un qualunque verdetto. La persona calma sa cogliere il bello della vita e nonostante le sollecitazioni esterne, comprende che non è l'irritabilità a risolverle o a intimorire chicchessia. 
   In definitiva queste sono virtù di un animo forte e non di uno fragile e pavido. Occorre coraggio a mostrare pacatezza in un mondo che ha fatto dell'impazienza il suo stile di vita, in un mondo frenetico e aggressivo. La sfrontatezza ci arriva da ogni dove e mantenere la calma è davvero difficile, ma chi vi riesce, saprà come districarsi fra i rovi spinosi e ne uscirà esausto ma incolume, ne uscirà soddisfatto: in definitiva è questa la sua rivincita. 
   La fretta è una compagna scomoda, basta guardarsi intorno per scorgere quanti corrono smaniosi per giungere primi; quanti s'inalberano senza un valido motivo, quanti per la loro impazienza esasperano gli animi, quanti pretendono di essere giudici insindacabili. 
   Questo comportamento è tipico di colui che all'apparenza potrebbe sembrare forte, invece è solo un debole arrogante che non riesce a contenersi per dare il giusto valore alle cose. 
   
   
   
    Buon weekend a tutti e che il sole ci accompagni!

sabato 14 giugno 2014

   

   Siamo in pieno Mondiale, il Brasile è in festa e le nazioni partecipanti altrettanto, c'è un fermento sportivo che coinvolge. Io non riesco a sentirmi coinvolta, non so perché ma non provo quel brivido d'entusiasmo sportivo che tanto anima i tifosi del mondo intero.  Ma come, c'è la nostra Italia, come fai a essere assente e impassibile, mi dicono. 
   Lo sport nacque per accomunare i popoli d'ogni ordine e grado, il livello agonistico era frutto di sacrificio e allenamento che metteva in risalto le capacità del partecipante. Poi il mondo del calcio si è macchiato di scommesse truccate, finti risultati, azioni di guerriglia dinanzi allo stadio e anche all'interno dello stesso; alcuni onesti giovani ci hanno rimesso la vita, come non ricordare il giovane poliziotto che per sedare una sommossa rimase ucciso. Ora con questo clima, come si fa a entusiasmarsi per uno sport che ha dimenticato gli antichi valori d'amicizia e di fratellanza, come si fa ad amare una gara divenuta cruenta? 
   La corruzione trova campo libero non solo in politica, ma fa adepti perfino nel nobile sport del calcio: l'odore dei soldi ammalia e stordisce, e accende gli animi traviandoli. Perfino gli stessi giocatori scendono a compromessi in nome del denaro, come se non ne ricevessero abbastanza. 
   E la storia si ripete nel mondo della finanza, nel pubblico impiego, nella pubblica sicurezza, perfino nel clero, la corruzione è come un allettante cibo che appare in visione a chi non si nutre da giorni.  Ma i corrotti di cibo ne ricevono: percepiscono fior di stipendi eppure non sono sazi e non gliene basta mai; se restituissero il mal tolto, potremmo ripagarci il debito pubblico. 
   Ora si gioisce per il Mondiale, tutti fanno festa e chi ha coscienza pulita mette da parte tutte le beghe e si diverte dinanzi allo schermo, in questi momenti si scordano i dissapori e le manovre turpi che affossano il paese. Lo spirito goliardico che caratterizza i tifosi ritempra gli animi e porta una ventata di spensieratezza, per cui... benvenuto Mondiale!

lunedì 17 marzo 2014

Triste realtà

                          

   Un comportamento irreprensibile riceve rispetto,  così come una professione dignitosa lo merita altrettanto. Siamo portati a giudicare le apparenze e il ruolo, credendo che quell'aria perbene e professionale comporti una certa morale. 
   E' vero anche che non ci stupiamo più di nulla: sono all'ordine del giorno eclatanti notizie di personaggi rinomati che offendono la morale. Gente prestigiosa alla quale il successo e il denaro non procurano più piacere, persone stanche dei traguardi ottenuti e del vivere bene, persone alla ricerca del piacere illecito. 
   Una professione di tutto rispetto, una bella famiglia, una casa prestigiosa, il conto in banca, auto di lusso, e altro ancora non bastano a donare gioie, mentre il non consentito, il torbido procura brividi. E allora cosa c'è di meglio se non una tacita ricerca del piacere più perverso tramite uno schermo, dove è possibile acquistare ogni cosa: non ci sono limiti ai desideri.
    La merce appetibile è lì adescatrice, basta falsare qualche particolare e il gioco è fatto, anzi l'eros è cosa fatta. Anonimi alloggi accolgono la merce di scambio, merce ancora da plasmare, merce che svende anche la sua anima per pochi soldi, persino per una ricarica di cellulare. 
   La pelle mi si accappona al pensiero che dei corpi in erba all'insaputa dei loro genitori si sdraino su letti di piacere per soddisfare le voglie di maiali in cashmere, lerci danarosi a capo di istituzioni rispettose o facoltosi insospettabili facenti parte di quell'elite così ben rappresentata nel film "La grande bellezza".
   La tecnologia ha facilitato la vita, l'ha resa più veloce, si comunica oltre oceano con un clic, e i giovanissimi imparano ben presto questa rapida comunicazione, si appartano nelle loro stanze e navigano per cieli sconosciuti.  
   Ma anche sapendo bene che non è facile un controllo a tutto campo, verrebbe da chiedermi: " Dove sono i genitori di questi adolescenti che entrano nelle gabbie dei leoni? Perché non li si tormenta ogni giorno con raccomandazioni sul valore della vita che anche se in questo momento non offre prospettive, è comunque un dono da non imbrattare? Un dono da coltivare come un fiore in boccio, affinché nessuno debba precluderne la fioritura profumata."
   La prostituzione giovanile è una piaga insidiosa e a volte nonostante un genitore sia presente e si prodighi per il bene, serpi velenose riescono a plagiare le giovani anime. 
   Anni fa mi fu raccontata una storia vera accaduta molti, molti anni addietro, una vicenda che si consumò tragicamente quando ancora internet non aveva fatto il suo ingresso; chi ci rimise la vita fu il padre sconvolto: scoprì sua figlia senza nulla addosso in una camera di un anonimo postribolo. Il povero genitore vegliava, era presente, accompagnava la ragazza a scuola dalle suore, eppure lei con una scusa tornava indietro per recarsi in quel "luogo", forse anche lei subì l'influenza di una mente malata o invidiosa, eppure quella ragazza aveva una famiglia unita che l'amava e che lasciò a lei la scelta dell'istituto. 
   E' difficile il mestiere di un genitore, chissà perché accade comunque di sbagliare, quindi non sempre esiste la ricetta giusta, ma nonostante tutto non bisogna abbassare mai la guardia, un adolescente va seguito sempre con tanta pazienza e amore: la zizzania velenosa spunta all'improvviso!    

mercoledì 26 febbraio 2014

Mai giudicare prima dei risultati.

             renzi

   E' la prima volta nella storia che sia stato eletto un presidente del consiglio dell'età di Matteo Renzi, un'età che dovrebbe avere dei punti a suo favore, un'età piena di risorse e di voglia di fare, un'età che sta al passo con i tempi, e le idee corrono in simultanea con i nuovi mezzi; un'età che guarda al presente, ma soprattutto al futuro reso fosco dai predecessori che hanno tenuto in pugno le sorti del governo. 
   So che molti non vedono di buon occhio il Renzi, so quanti siano scettici in riguardo alle sue proposte che ritengono non realizzabili. So che tanti pensino che sia stato messo da qualcuno che ha il potere forte e che ancora conduce il gioco, mentre dovrebbe scontare i suoi peccati al di fuori dai palazzi del potere, per usare un'affermazione del giovane capo del governo. 
   So che molti giudicano le idee del nuovo presidente non credibili, come ha affermato Grillo che nel faccia a faccia non gli ha dato la possibilità di replicare: il leader del Movimento, purtroppo, ha sempre un comportamento aggressivo e non concede repliche, eppure io l'ho votato ma ho constatato che non ama il contraddittorio e secondo me per giungere a un accordo, occorre un confronto reciproco. E' pur vero che la rabbia è tanta: la situazione attuale non induce alla calma e se non avessimo più il pane anziché le brioches, per usare un vocabolo della famosa regina di Francia che suggerì di distribuire brioches al popolo affamato, penso che saremmo insorti come al tempo della Rivoluzione Francese. 
   Ora veniamo a Matteo Renzi, la sua faccia pulita mi porta a sperare che almeno attui una delle sue proposte, ad esempio la riforma elettorale e non mi dite che ha preso accordi con chi sappiamo, in un governo esiste anche l'altra faccia della medaglia e se non si viene a una intesa anche con l'altra faccia tutto crolla, allora non è meglio stabilire un accordo e far approvare una legge che precedenti governi non hanno mai messo in atto anche quando tentavano di farlo? 
   Come si può bocciare a priori un giovane dotato di buone speranze, un giovane che parla di snellimento della burocrazia cavillosa che scoraggia gli investitori stranieri e i possibili imprenditori italiani. 
   Come si può bocciare chi ha parole di cambiamento sia processuale che legislativo nei confronti della giustizia che deve concludere in breve tempo i processi e punire con legge più severe coloro che invece sono giudicati al pari di un rapinatore, ad esempio i pirati della strada che falciano le vite umane. 
   Come si può bocciare chi parla di abbattimento di costi della politica che non deve essere una fonte di guadagno, di raggiungimento della pensione, ma un mestiere da esercitare con passione per il beneficio del cittadino, come accadeva un tempo quando nacque la repubblica italiana. 
   Come si può bocciare chi dice che le regioni hanno costi alti e diversi fra regione e regione, gli stipendi invece devono essere nella giusta misura e uguali per tutto il territorio nazionale. 
   E poi abolizione delle provincie, accorpare i comuni piccoli, i partiti devono organizzare la democrazia e azzerare i loro contributi; meno costi di rappresentanza, lotta alla corruzione ed eliminazione dei politici corrotti. 
   E poi creare posti di lavoro abbassando le tasse: un datore di lavoro con meno spese di gestione potrà incentivare le nuove assunzioni. 
   Riportare la cultura al suo valore d'importanza gratificando gli studenti meritevoli con borse di studio e agevolazioni per gli studenti meno abbienti, ma non solo creare interesse alla cultura sin dalle scuole dell'obbligo e valorizzare i beni artistici che possediamo per favorire il turismo fonte di benessere. 
   Potrei ancora continuare: le proposte di Renzi abbracciano tutti gli argomenti e sono esattamente le richieste degli italiani stanchi. 
   Ora so che sarà difficile attuare proprio tutto, so che un radicale cambiamento ha bisogno dei suoi tempi, del resto Renzi non ha promesso soluzioni rapide, ma se l'opposizione e il suo partito non lo ostacoleranno, comincerebbe a scendere la prima goccia nel nuovo vaso e dopo un'altra, un'altra ancora, quel vaso potrebbe riempirsi di acqua limpida, buona che disseterebbe finalmente gli italiani assetati dagli anni di carenza d'acqua sorgiva che dona un'esistenza degna di essere vissuta.
   E voi cosa ne pensate? Per me un grosso in bocca al lupo!

sabato 28 dicembre 2013

Buon Anno

                        

   Dovrei parlare della pericolosità dei botti di fine anno, dovrei... invece mi sono accorta che quest'anno la campagna di prevenzione non si è ancora attivata: siamo troppo impegnati col governo e i relativi problemi, non da ultimo quello dei migranti e dell'illegalità italiana che li blocca in centri d'accoglienza anche per due anni, non pensavo che da noi vi fossero ancora i lager.
   Abbiamo problemi con le carceri troppo affollate e allora si mettono in semi-libertà soggetti pericolosi che una volta fuori tornano a delinquere.
   Abbiamo problemi con la vecchia IMU che pare ora sia stata canalizzata nella TARES, ogni giorno nasce una voce nuova con lo scopo di spillarci quattrini sotto un'altra veste.
  Abbiamo problemi con la legge elettorale che dovrebbe essere cambiata per consentirci di sceglierci il candidato; avevamo anche il problema di un rappresentante politico ventennale che pare sia stato messo fuori gioco, dico pare perché la persona in questione è dotata di risorse che forniscono nuova vita.
   E, poi, la burocrazia cavillosa, il lavoro che non c'è, le tasse, la mancanza di denaro, gli scioperi dovuti al malcontento, le alluvioni disastrose, le morti ingiustificate, la sanità, ed ora anche il blocco degli immigrati che se li lasciassimo andare per la destinazione che vorrebbero ci costerebbero meno e invece siamo ora considerati un popolo oppressivo.
   Ma che sta succedendo alla nostra Italia? Eppure siamo considerati di buon cuore, anzi eccessivamente buonisti, è vero con la truffa facile, ma eravamo e siamo un popolo generoso.
   E' nato, ho sentito dire, un nuovo mondo politico, un mondo costituito da quarantenni; ce la faranno a cambiare le sorti di questo nostro paese e a non lasciarsi contaminare dagli uomini di potere? Si scrolleranno di dosso gli opportunismi precedenti e penseranno alla trasparenza che fa crescere e dona benessere a tutti?
   Lo spero, lo speriamo. E con questo pensiero guardo al 2014, auguriamoci che sia l'anno chiave della rinascita in tutti i sensi: sono stanca, siamo stanchi di subire e di patire, ma non solo di dover dare risposte che forse non conosciamo a chi ce le chiede insistentemente, a quei giovani stanchi più di noi di vivere in un mondo senza prospettive. 
   E i botti? Ogni giorno li udiamo, la deflagrazione giunge dal video e la cogliamo intorno a noi. Ma nonostante tutto, sta per nascere un nuovo anno e i nuovi nati hanno bisogno di parole beneauguranti e di gente prudente che non aggiunga ulteriori problemi a quelli già esistenti, per cui sarà meglio non affollare i pronto soccorsi ospedalieri: meglio divertirsi senza rimetterci la pelle o qualche parte del corpo. 
   Con questi presupposti,
                                         BUON ANNO E FELICE 2014 A TUTTI!

lunedì 18 novembre 2013

Insaziabile avidità

           

   Rimpiango i periodi in cui non vivevo le attuali preoccupazioni, rimpiango i periodi in cui credevo di averne; beata giovinezza ora beata, ma quando c'era non credevo fosse tale: mi arrovellavo in varie ansie tipiche del periodo giovanile.
   La prima che mi salta in mente era l'ansia dell'interrogazione, che patema, che batticuore! Gli sguardi della classe, il professore insidioso, il timore di fare una figuraccia.
   L'ansia del giudizio altrui, il doversi conquistare un posto fra gli amici, tenendo testa alle canzonature e riderne insieme, un po' fingendo e un po' soffrendo tacitamente.
   L'ansia della conquista dei diritti che sarebbero seguiti ai doveri: conquistare un plausibile diritto non era semplicissimo, i genitori non demordevano e tenevano ferme le loro idee.
   L'ansia del fidanzato, del ragazzo attraente e simpatico; il sottovalutarsi e non credere nelle proprie potenzialità, guardarsi allo specchio e ritenersi di aspetto mediocre; osservarsi sempre con occhi critici e soffrire, soffrire anche senza motivo.
   L'ansia dell'ottenimento del denaro da parte dei genitori, qualche spicciolo per le piccole necessità.
   Beata giovinezza offuscata anche dai motivi creati da una mente in crescita, farsi tanti complessi e desiderare di essere già grande per avere voce e dare una lezione a tutti i persecutori dei giovani indifesi. Un quadro patetico ora, un paradosso con l'attuale vita in cui i giovani hanno dalla loro genitori consenzienti e tolleranti, genitori che si schierano con i figli  e non insegnano ad affrontare le difficoltà: i rifiuti degli adulti fanno crescere.
   Le stagioni della vita, molto spesso viene usata questa metafora come analogia al trascorrere del tempo nelle varie fasi che ci caratterizzano. La gemma quando spunta e s'affaccia è timida, preoccupata: deve affrontare le avversità; non lo comprende subito, ma durante la crescita. Poi quella gemma diviene più sicura, più pronta, più capace e lotta per divenire frutto con le sue caratteristiche, peculiarità diverse ma altrettanto degne di considerazione. Il frutto raggiunge il massimo fulgore, esiste, è pronto per soddisfare se stesso e il probabile estimatore; quel frutto vive momenti di protagonismo, di vita, ma quel frutto comprende anche cosa implichi essere nel turbinio dell'esistenza. Una stagione della vita che lo vede impegnato e vittima del mutamento del cielo, dell'improvvisa folata di vento, del cataclisma paventato che non ha potuto arginare: gli è piombato addosso per il disinteresse di chi avrebbe dovuto vigilare e costruire un mondo degno d'essere abitato. Il frutto è allo stremo: difficile è la sopravvivenza. Allora ripensa al periodo in cui era un germoglio, ripensa alle sue insicurezze e ripensa anche alla fatica dello sviluppo, vorrebbe riappropriarsi di quel periodo, c'era l'albero maestro a sostenerlo, a incoraggiarlo, a donargli linfa. Ora invece deve cavarsela da solo e lottare contro i parassiti che si nutrono del suo corpo, sono parassiti avidi, insaziabili: non gliene basta  mai. ECCO, sentirsi simile a quel frutto e subire il potere dei parassiti in guanti gialli, parassiti desiderosi solo di soddisfare la loro insaziabile avidità!   


 

venerdì 6 settembre 2013

Un rito




   Le emozioni mutano: solo ciò che si sperimenta per la prima volta ha il sapore dell'attesa. Il discorso è vago e non sempre le attese si rivelano emozionanti: vi sono situazioni, infatti, che procurano delusioni. Eppure anche ciò che ci ha entusiasmato, alla lunga non sortisce l'effetto iniziale. Una determinata emozione potrebbe anche appassionarci per molto tempo, ma finisce comunque che mutando noi stessi cambi la sensazione. 
   Un rito... quanti ne conosciamo, molti; ecco prendo in considerazione quello dei fuochi pirotecnici, bellissimi, fantasmagorici, abbaglianti, artistici, creativi, hanno il potere di calamitare sguardi in attesa rivolti all'insù, eppure anche quei variopinti fuochi in molte persone finiscono per non suscitare più interesse. 
   Una serata di ferragosto, un classico: i fuochi che nascono dal mare e s'innalzano fino al cielo, l'effetto è emozionante; tutti che s'apprestano a raggiungere la postazione migliore. La calca della gente, lo sciabordio delle acque, la luna che si riflette sullo specchio d'acqua, il vociare in attesa. I giovani che alla mezzanotte si spogliano ed entrano in acqua felici, euforici e i bimbi con il nasino rivolto al cielo. L'aggregazione con chi non si conosce e che condivide con noi il rito di ferragosto, quand'anche fosse ripetitivo è comunque un momento che si rinnova anche per quel calore umano che vorremmo avere forse più spesso. 
   E loro non si fanno attendere: prorompenti, roboanti, caleidoscopici, salgono alti in cielo illuminandolo. Una cascata, girandole in festa che ebbero il loro esordio nell'ottavo secolo in Cina; è tutto come allora: gli effetti sono simili, solo che gli spettatori del passato erano forse più estatici e meno esigenti. 
   Il rito termina e ci si appresta al ritorno, si condividono emozioni del dopo rito, si è felici. Comunque sia andata, è stato un motivo di festa essere ancora insieme su questa terra che ne ha viste tante e ne continua a vedere a malincuore: vi sono luoghi dove quei botti hanno qualcosa di diverso e i cieli illuminano a morte gente innocente vittima del potere. Nei luoghi di pace vi sono purtroppo gli insoddisfatti che non apprezzano la sana ripetitività dei riti gioiosi e assistono solo per accompagnare chi invece continua ad emozionarsi. Allora ci si sente dire: "Ma son sempre uguali, cosa c'è di diverso?" 
   Anche l'amore è sempre uguale, eppure è sempre bellissimo. Anche il mare, i fiumi, i boschi, lo sguardo di un bimbo, l'affetto delle persone care, eppure ogni volta procurano emozioni nuove. 
   I riti ripetitivi fanno parte del nostro vissuto e come tali non vanno disprezzati: regalano attimi di gioia condivisa. Poi ci sarebbe il discorso nello specifico della pericolosità dell'operatore e della fabbrica dei fuochi, ma questa è un'altra storia.

martedì 3 settembre 2013

Tenera sorpresa

                                  


   Funzione religiosa all'aperto, un'atmosfera conciliante: il verde dei pini, la tranquillità del momento, sembra di essere lontani dal mondo con i suoi problemi. Non vi è distrazione, ma un ascolto piacevole e mistico che dona pace al cuore. 
   Ci si osserva e ci si ritrova, bello ritrovarsi come fosse un appuntamento. 
   Quest'anno una nuova presenza, un bimbo dal volto angelico: aspetto da cherubino, stessi capelli ricci e biondi, bellissimi gli occhi celesti limpidi e dolcissimi. Un bimbo piccino, forse ha solo tre anni, un bimbo che ascolta con serietà l'intera funzione: composto, assorto, immobile e con gli occhi rivolti all'altare. Giunge il momento della comunione e lui si pone a mani giunte, attende la sua ostia. 
   Il sacerdote lo guarda con infinita tenerezza, tutti i presenti lo osservano e ne gioiscono: pare un angelo mandato dal cielo. Al termine della distribuzione dell'ostia, il misterioso bimbo riceve il suo premio: un'ostia non consacrata, è felice la mangia e torna al suo posto sempre compito e a mani giunte.          
   Domenica successiva stessa scena: quel bambino è tornato e si è comportato allo stesso modo. 
   Una signora dice: "Mi piacerebbe sapere quale sarà il suo percorso di crescita." E un'altra: "Auguriamoci che il mondo non lo cambi." 
   La purezza dei bimbi e dopo? Una buona e amorevole famiglia è determinante, credo che il cherubino misterioso ce l'abbia: ho scorto i genitori dall'aspetto perbene senza fronzoli, quell'aspetto educato di sani valori.      
   Ciao bimbo misterioso, chissà forse i tuoi genitori passeranno da questi parti, a loro dico di continuare a coltivarti ancora con tanta dedizione: i fiori per crescere in bellezza richiedono cura e tanta attenzione. 



   p.s. (un breve scritto di rientro, a Voi tutti auguro una serena e bella giornata, con calma passerò a leggervi.)

martedì 21 maggio 2013

Solo vanità

              


   Essere sicuri di se stessi, guardarsi allo specchio e trovarsi gradevoli, ma non solo: ritenersi davvero affascinanti, particolarmente belli e godere di questo privilegio. 
   L'immagine di noi ci piace e ne siamo fieri, a volte ci capita di trovare qualche particolare poco piacevole, magari quel giorno avevamo un capello fuori posto, o una macchiolina sul viso, era spuntato persino un brufolo lì sul naso, caspita che guaio! Ma il giorno successivo, la piccola macchia è notevolmente affievolita, quasi scomparsa, il brufolo è avvizzito assieme alla sua escrescenza tanto fastidiosa e ci osserviamo fieri: siamo ancora noi, incantevoli come non mai, belli come il sole. Ah che goduria, poter guardare il mondo dall'alto delle nostre convinzioni che ci fanno sentire un gradino più su dei comuni mortali! 
   Siamo dei narcisi, e allora? Che male c'è ci diciamo, noi siamo noi e basta: gli altri sono da meno, molto da meno. Guarda quel tipo che rozzezza, che bruttezza, che poca classe, mentre noi siamo perfetti e ci pavoneggiamo. Lo specchio è il nostro unico amico, egli sì che se ne intende. Allora ci spiamo ad ogni passaggio e se non ci fosse lo cercheremmo: facciamo in modo che si crei il momento sperato e se non c'è nessuno all'orizzonte schiocchiamo baci alla nostra bella visione.   L'apparire conta molto e cerchiamo di valorizzarlo al massimo secondo i nostri canoni, facciamo a meno anche di quelle cose che sarebbero più importanti, poco importa. E la bellezza interiore? O quella ce l'abbiamo, crediamo di possederla, perché secondo noi ciò che è bello fuori è bello anche dentro e la nostra anima ha la stessa veste del suo corpo, questo crediamo. 
   Infatti, un corpo che si esalta ha un'anima solo egocentrica: la modestia è una virtù sconosciuta e la generosità altrettanto; il raziocinio, poi, è un lume che non sa accendere!

lunedì 13 maggio 2013

Adorato maialino

              

   Si apre una nuova settimana, bello esserci! Bello poter essere qui a pigiare tasti nella speranza che nascano idee. Bello leggere i vostri pensieri. Bello organizzarsi la giornata che, se anche fosse sempre uguale, è comunque la nostra giornata. 
   I problemi sono sempre gli stessi: spiragli di cambiamento sembrano confusi, ingarbugliati. Ma il sole è sorto ancora una volta per noi, abbiamo guardato il cielo, sereno o velato o completamente coperto, è pur sempre il nostro cielo: quello non ce lo toglie nessuno, che meraviglia! 
   E allora? C'è che, nonostante tutto, sinché ci siamo e la vita continua tutto potrebbe accadere, tutto potrebbe risolversi.
    Il ministro dell'economia ex direttore della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni, più aperto al sociale e con un orientamento più morbido, in un'intervista ci ha rassicurati sulla crisi attuale. Lui ha vissuto varie crisi e sostiene che anche questa passerà, perché quando c'è un problema anche se importante, il dopo nel rinnovamento è senz'altro migliore. 
   Devo crederci, dobbiamo crederci? Ma certamente: non abbiamo altra scelta e la positività conforta ed aiuta a trovare nuove strategie per il benessere pubblico. 
   Rivedremo un maialino più in carne, meno ossuto e con un aspetto più florido? Torneremo a dare nutrimento al nostalgico salvadanaio, tintinnante di monete festanti che tornavano utili nei momenti più disparati? Quante situazioni divenivano risolvibili con quei risparmi, non solo la fascia d'età giovanile, ma anche quella più matura si affidava ai risparmi per una spesa extra. Ricordo che una signora di mia conoscenza, accantonando volutamente solo i due euro, riuscì a fare un acquisto importante e l'anno successivo andò in ferie. Ora quelle monete sono utili nel quotidiano e i maialini denutriti hanno smesso di suonarci il suono melodioso. Ma la ripresa è alle porte, speriamo!

giovedì 25 aprile 2013

Cambiamento

                    


   Si cambia per migliorare una determinata condizione, si cambia quando ci sono i presupposti che portano a desiderare il cambiamento. Un tempo i nostri predecessori con saggezza dicevano: "Chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova." Frase che trova un riscontro anche ora: sono tante le situazioni in cui ci si pente di aver intrapreso un nuovo cammino. Ma attualmente, chi si ferma convinto che diversamente l'orizzonte è incerto e poco affidabile, finisce per non essere al passo con i tempi e resta tagliato fuori da tutto un programma che accomuna nella comprensione di molte situazioni. Ho fatto tutto un giro di parole per dirvi che io ho semplicemente cambiato gestore telefonico: ho aderito ad una proposta che consente più velocità di navigazione e al giorno d'oggi non possiamo restare indietro e farci sorpassare, anche perché, mal che vada, possiamo tranquillamente cambiare nave quando lo vogliamo, siamo liberi da vincoli di sorta. L'unico intoppo è l'attesa che si effettui lo spostamento e devo dire che in questi giorni, per quanto mi sia dedicata a ciò che avevo lasciato in sospeso, il web mi mancava, come se la vita oramai fosse impostata su ritmi precisi che ci rendono dipendenti, come lo siamo per molte consuetudini. 
   Ebbene dopo questo preambolo, vi auguro un buon 25 aprile, "Festa della liberazione nazi-fascista", festa che ci ricorda il sacrificio di tanti e festa che ci liberò dall'oppressione. Festa che mai come in questo momento sentiamo nostra: anche oggi abbiamo bisogno di essere liberati dall'oppressione ingiusta che sta tarpando le ali della nostra vita!"

sabato 23 febbraio 2013

Comunicazione

   

   E' più facile comunicare a voce o per iscritto? Parrebbe facile la risposta: ognuno si affiderebbe alle proprie inclinazioni. 
   Chi ama il dialogo vis-a vis preferisce comunicare guardando in faccia il suo interlocutore, per sentirne la voce e coglierne l'espressione. Il contatto visivo e tattile, capita di avere uno scambio d'idee fatto anche di pacche sulla spalla, di strette di mano, di abbracci, rende la conversazione fisica più appagante. Ma questo genere di dialogo, nonostante sia più vibrante, ha i suoi risvolti negativi: non tutti riescono ad esternare completamente il proprio pensiero, pensate alle molte parole non dette o dimenticate. Capita infatti, quando si è soli con se stessi, di soffermarsi a pensare e torna in mente quella tal frase, quella tal parola inespressa. Allora ci si ripromette di riprendere il discorso, di tornare sull'argomento alla prossima occasione; ma il ferro va battuto quando è caldo: dopo è difficile dargli la giusta forma. La conversazione orale implica anche una certa forma di linguaggio e di comportamento e se il tutto non degenera in un litigio, il dialogo è un piacevole scambio di confidenze, di consigli, di affettività. Il dialogo riempie l'esistenza così grama  dal punto di vista comunicativo: un tempo il miglior divertimento era fare salotto con amici, parenti, conoscenti, ora il nostro salotto è uno schermo di un televisore o di un pc dove siamo spettatori muti, fruitori che forse meditano con se stessi; pensate alle volte che ci interrompono e li scacciamo via seccati. I momenti di conversazione sono divenuti rari all'interno delle nostre famiglie, abbiamo perso il modo e fatichiamo non poco ad approcciarci persino con i nostri cari. Ancora più difficile è la comunicazione scritta, l'arte della scrittura che un tempo veniva esercitata a scuola anche lì viene abbandonata e vi sono tantissimi studenti che giungono all'università e non sanno come formulare uno scritto, sono impacciati persino nelle semplici frasi di uso comune. Mettere insieme un concetto di senso compiuto richiede esercizio e conoscenza della lingua, amore per le parole espresse in forma corretta. Tutto si è velocizzato e lo scritto ha assunto forme telegrafiche, impazzano sui social network parole siglate, frasi dimezzate e scorrette, la comunicazione è contenuta in scheletriche battute. 
   Allora come comunichiamo? M'immagino un popolo che per risparmiare voce mima i propri pensieri, molto meglio che accomodarsi e chiacchierare, e per lo scritto, due tre siglette telegrafiche che non impegnano la mente. Ma la comunicazione è importante, giunge il momento in cui bisogna interloquire, vivere in comunità comporta determinate esigenze e per quanto ci si voglia relegare in un mondo tutto proprio le situazioni di scambio verbale sono necessarie, come sono indispensabili le esternazioni scritte fatte in un certo modo che non offendano la nostra lingua d'appartenenza. 
   Allora riappropriamoci della bella comunicazione, scritta o orale: il dialogo in qualunque forma è emozione, è contatto, è unione. Impariamo a saper comunicare!

mercoledì 30 gennaio 2013

Crollano certezze

                     

   (Per ovviare al post precedente che non mi pare abbia suscitato un particolare interesse, il personaggio in questione non meritava un mio post, sono d'accordo, ma in un momento in cui cercavo un'idea ho pensato a quella notizia, chiedo venia. Bene, ora vi propongo una mia modesta riflessione su un argomento molto più interessante. L'ho presa pari-pari dall'altro mio blog.)    

   I nostri momenti sono divenuti sempre più difficili, pare che le buone notizie non facciano parte del nostro quotidiano. Gente disperata che non ce la fa a condurre l'esistenza, che comunque sia deve essere portata avanti. Crollano sempre di più le certezze, grosse istituzioni ci deludono, un tempo un colosso bancario era una certezza. Ma ci si sveglia e si ode una comunicazione che mai avremmo pensato, mai avremmo supposto. Le fabbriche chiudono ad un ritmo vertiginoso, le piccole aziende altrettanto, lavoratori disperati che non sanno come sopravvivere. 
   Diamo la colpa alla politica e non abbiamo tutti i torti: chi governa è quasi sempre responsabile del disastro economico. Ma è tutta colpa del governo? Le leggi sono cavillose, la burocrazia è ricca di inghippi tortuosi che rallentano i processi in ogni campo, però la bilancia delle colpe non è solo da una parte. 
   In questi anni di "tiriamo a campare" gli stessi lavoratori non sempre si sono adoperati per il bene pubblico, tanti hanno fatto il loro comodo e si sono approfittati della situazione. In che modo? Ma nei modi che conosciamo: disinteresse, frode e assenteismo; se ognuno avesse svolto il lavoro nell'interesse della comunità, forse forse non ci troveremmo in questa situazione. 
   L'arricchimento è stato il motto di molti e non il bene comune; la crescita, il buon operato non sono stati in cima ai pensieri, ovviamente non solo dei piccoli dipendenti; pensiamo soprattutto ai grossi manager super pagati e poco produttivi. Se in una famiglia non ci si adopera per l'armonia e il buon funzionamento del bilancio, quella famiglia è destinata a soccombere; lo stesso dicasi per uno Stato che è simile ad una grande famiglia.  Ora siamo qui a piangere sugli errori e i disastri vengono alla luce, per fortuna!  Riusciremo a porre un freno, a dare una svolta a questo marasma a questa marea nera che vuole risucchiarci? E' possibile: a tutto c'è rimedio e dalle ceneri si risorge. 
   Occorre determinazione, voglia di fare e tanta trasparenza e... un "BASTA ALL'EGOISMO DI MASSA"! 

lunedì 3 dicembre 2012

Non è cambiato nulla


               
 

   Speravo, m'illudevo, ma evidentemente, viste le false promesse che ci sono state propinate per un ventennio, siamo divenuti diffidenti e ne abbiamo tutte le ragioni. Ma mi chiedo, chi ci garantisce che il flemmatico e accomodante vincitore che ha scelto la strada anch'egli, così dice, del cambiamento forse generazionale, sarà all'altezza delle aspettative? Chi ci dice che farà il possibile e ci darà nuovo ossigeno, per gradi è ovvio: lui, infatti, ha ribadito che non potrà fare miracoli e che è inutile prendersi in giro. Ecco dove ha fallito lo speranzoso giovane: con il fatto di promettere un cambiamento su tutti i fronti in tempi rapidi è stato visto come il predecessore che ci influenzò a tal punto d'aver scambiato lui per l'Onnipotente in terra. Ma la vita reale è fatta di certezze: le illusioni non migliorano le condizioni di un popolo; è inutile convincersi che basta schioccare le dita per compiere il sortilegio.
   Chi ci dice che... nessuno, tanto sono tutti uguali: è questa la nostra convinzione e a giusta ragione direi. Ma allora, come faremo a cambiare questo nostro paese, come faremo a farci governare da persone probe che gioiscono per la crescita economica, intellettuale, ambientale, industriale, aziendale, lavorativa, in due parole "UMANA", come faremo? Come faremo a farci governare da persone che gioiscono anche per i costi della politica dimezzati: stipendi, numero di parlamentari, auto blu e agevolazioni zero.
   Come faremo, se la legge elettorale è sempre la stessa?
   Poveri noi! Pensiamoci e cerchiamo di trovare una soluzione anche infinitesimale. Io non mi occupavo di politica, ma ora occorre prendere coscienza e far udire la propria voce.

mercoledì 17 ottobre 2012

Figli contesi

   Un argomento che in questi giorni è sulla bocca di molti, il caso del bambino conteso.
   "Salviamo almeno i bambini dalle piccolezze umane devastatrici, salviamoli perché essi rappresentano il nostro futuro. Bisogna farsi guidare dall'amore e non dall'odio!"
   Questo è il mio sintetico pensiero al riguardo, "qui" una mia riflessione di più ampio respiro.

martedì 10 luglio 2012

Vacanze

             

   Il caldo è sfibrante, eppure l'avevamo tanto atteso durante il lungo inverno. La crisi non ci lascia, per sentito dire potremo respirare forse fra un decennio per alcuni, mentre per altri occorreranno vent'anni. La situazione in Siria non migliora, come anche in Africa dove si combatte cruentemente. Il terremoto in Emilia pare abbia smesso di scaricare energia e la gente che vive nelle tendopoli sopporta i disagi del caldo soffocante e non solo. La gente che andrà in vacanza si è dimezzata, spremuti fino all'osso con redditi esigui trovar denaro per degli extra è un'utopia con la U maiuscola.    Ma la vita che continua, anche mettendo a dura prova, è come una linfa propulsiva. Allora chi non va in vacanza cerca altre alternative, del resto il mare fatto in pendolarismo è pur sempre iodio salutare, mentre chi non beneficia del mare sfrutta la campagna o la collina vicino casa. I terremotati, nonostante il caldo e l'inserimento in realtà diverse dalle loro abitazioni, hanno scoperto l'aggregazione stimolante, il calore del volontariato. Gli stessi terremotati emiliani, da subito, si sono rimboccati le maniche e anche fra le macerie, hanno ripreso a lavorare: LODEVOLE, molto lodevole.
   Le prevaricazioni, le lotte, le calamità, i soprusi non spegneranno mai quella linfa vitale: la storia c'insegna che, poi, tutto con fatica riprende, ma con quei cambiamenti che forse non avremmo ottenuto, occorre uno sconvolgimento per la rinascita.
   In qualunque modo, BUONE VACANZE a tutti, dopo il periodo di pausa sarà ancora più entusiasmante ritrovarci! 

giovedì 10 maggio 2012

Approccio

       


   Come ho scritto in alcuni commenti, prima non provavo un interesse particolare per la politica e mi rifiutavo di approcciarmi, ora lo sto facendo o perlomeno tento di farlo. 
   La politica è sempre stata per me un argomento tedioso,   un motivo di litigio riservato ai soli uomini: i miei ricordi collegano la politica alle accese discussioni tra i miei parenti maschi. Quando c'erano amene riunioni familiari e il discorso scivolava sulla politica, per le differenti ideologie, udivo urla e scontri verbali piuttosto coloriti, sembrava quasi che fossero sul punto di azzannarsi. Crescendo la mia opinione non è cambiata: quando frequentavo le superiori i miei compagni maschi, che militavano nelle camicie nere, assumevano un atteggiamento torvo e incline al litigio che mi riportava ai discorsi amareggiati e risentiti dei miei parenti nei confronti del Duce.  
   La storia politica è stata attraversata da varie correnti, non so quale sia stata quella giusta, se mai ce ne sia stata una; quello che so è che la nostra Italia che rammendò gli squarci della rovinosa seconda guerra mondiale con impegno e laboriosa voglia di fare, al tempo del recupero e dell'inizio del benessere non conosceva il debito pubblico. I politici del passato non erano tutti degli stinchi di santo, eppure l'Italia crebbe e prosperò. Poi qualcuno invogliò gli italiani a investire il denaro promettendo lauti interessi. In seguito la storia politica è divenuta un teatro con varie rappresentazioni e gli ideali precedenti sono scomparsi, se la vecchia politica mi annoiava perché era per me sinonimo di alterco anche fra consanguinei, dopo mi ha annoiato per le vicende rappresentative che ben conoscete ed ora in maggior parte anch'io. 
   Ebbene,  è da un po' che non faccio a meno di seguire la politica più che altro per capire "loro", gli attori governanti  che con gli accadimenti attuali, dei quali sono i diretti registi, hanno trasformato la scena della nostra amata terra, ormai  vilipesa e oltraggiata, in un campo  incolto che fa fatica a germogliare. 
   La politica un tempo non suscitava in me interesse per i motivi sopra citati, ora cerco di barcamenarmi e tento di dare voce al mio rincrescimento per questo sfacelo. Se noterete delle imprecisioni, sarò ben lieta di leggere i vostri approfondimenti: all'inizio di un percorso non si ha la completa conoscenza e devo dire che molti di voi ne hanno ben donde! E voi che ricordi avete? Com'era il clima politico che respiravate?